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A seguito del calo degli abbonati il colosso dello streaming Netflix ha deciso di intervenire sui costi. Il primo provvedimento attuato prevede il taglio di 150 posti di lavoro con una particolare rilevanza negli Stati Uniti. Ad annunciarlo è stato un portavoce del gruppo di Los Gatos: “Come abbiamo spiegato in occasione dei guadagni, il rallentamento della crescita dei ricavi ci costringe a rallentare anche la crescita dei costi”.

Netflix, il crollo del valore delle azioni

Nella recente trimestrale al 31 marzo Netflix ha manifestato (per la prima volta dopo dieci anni) una perdita di 200.000 abbonati. E le previsioni per il periodo aprile-giugno indicano un’ulteriore flessione di altri 2 milioni di sottoscrittori. Il titolo al Nasdaq è crollato vertiginosamente. Nell’ultimo mese, cioè dal 12 aprile, il valore dell’azione è passato da circa 340 dollari ai 190 dollari di ieri, 17 maggio. Il gruppo guidato da Reed Hastings (che ha inaugurato la nuova sede in Italia, dove vanta circa 5 milioni di abbonati) sta riconsiderando anche il proprio format. Per far quadrare i conti ci sono in campo diverse azioni. Tra queste il rincaro dell’abbonamento, all’inserimento di contenuti con inserti pubblicitari, per arrivare alla realizzazione di produzioni live. Un mosaico non facile da comporre, anche a fronte delle attività messe in campo dai competitor – da Disney + a Warner Bros. Discovery e senza dimenticare Amazon Prime Video – che si fanno sempre più agguerriti.