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Microsoft-Activision Blizzard: i tanti dubbi dell’antitrust dell’Unione Europea 

L’acquisizione da parte di Microsoft del publisher Activision Blizzard sbarca sulle sponde del Vecchio Continente. Stando a più di una fonte, dell’antitrust dell’Unione Europea è pronta a sollevare non poche obiezioni in merito all’operazione, da quasi 69 miliardi di dollari, inscenata dal colosso di Redmond. La Commissione Europea ha tempo fino all’11 aprile per annunciare la sua decisione riguardo all’acquisizione, ma tutto lascia presagire che anche a Bruxelles si propenda pe runa sorta di allineamento con quanto al momento deciso dall’FTC (Federal Trade Commission), ossia l’Antitrust degli Stati Uniti.

Microsoft-Activision: gli ostacoli fra Usa, Regno Unito ed Europa

Il caso Microsoft-Activision negli Usa è al centro di uno scontro molto forte. Per quanto il colosso di Redmond auspicasse di poter chiudere il “deal” entro il prossimo mese di giugno 2023 (l’annuncio della volontà di acquisire il publisher di Call of Duty risale al gennaio 2022) la FTC si è messa pesantemente di traverso. E nel prossimo mese di agosto si terrà negli Usa la prima udienza per la causa intentata dallo stesso Antitrust per bloccare l’operazione. L’Unione Europea sembra intenzionata a esporre non pochi dubbi, dopo aver raccolto pareri a tutto campo, coinvolgendo anche i vari studi di sviluppo nell’ambito gaming. Pertanto, appare difficile che arrivi un semaforo verde all’operazione. Dal canto suo Microsoft ha dichiarato che prosegue il dialogo con le autorità di Bruxelles: “Stiamo continuando a lavorare con la Commissione Europea per affrontare eventuali problemi di mercato. Il nostro obiettivo è portare più giochi a più persone e questo accordo promuoverà tale obiettivo”. Microsoft – che nel frattempo ha raggiunto un accordo di 10 anni con Nintendo per rendere disponibile Call of Duty sulle console Nintendo, affermando di essere aperta a un accordo simile con Sony – ha già ricevuto il via libera senza condizioni in altri mercati quali, ad esempio, Brasile, Arabia Saudita e Serbia. Ma la vera partita si sta giovando sui territori dove il gaming pesa in modo più rilevante: Usa, Regno Unito ed Europa.

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