playit

Al di là dei prezzi schizzati alle stelle, l’aumento dei consumi di energia legato alla produzione di criptovalute sta impattando pesantemente. Infatti, il cosiddetto “mining di criptovalute”, vale a dire il processo che permette di creare i Bitcoin e le altre monete virtuali eseguendo al computer calcoli molto complessi, richiede notevoli quantità di elettricità. In alcuni territori questa attività sta determinando non pochi problemi. Un esempio arriva dal Kosovo.

L’intervento del Kosovo

La Repubblica balcanica prossima a festeggiare i quattordici anni di indipendenza dalla Serbia è tra questi. Non a caso, il governo di Pristina – sotto scacco a seguito della carenza di energia e frequenti blackout, al punto da spegnere la più grande delle sue centrali a carbone per problemi tecnici e dovendo dichiarare 60 giorni di stato di emergenza – ha deciso di intervenire. E lo ha fatto vietando il “mining”. L’estrazione di Bitcoin risulta essere una pratica diffusa nelle aree settentrionali del Paese. Qui risiede una maggioranza serba di cittadini che – non riconoscendo l’indipendenza del Kosovo – si rifiuta di pagare le bollette. Per la produzione delle criptovalute, i computer “mangiano” una quantità elevata di energia dovendo elaborare equazioni crittografiche indispensabili al conio delle valute virtuali. In passato, una problematica simile si era verificata anche in Islanda.

Criptovalute e la questione delle transazioni illegali

Sul tema delle criptovalute, il 2021 ha fatto registrare un aumento delle transazioni illegali. Secondo lo studio della società di analisi Chainalysis.  oltre 14 miliardi di dollari sarebbero transati tramite account legati ad attività criminali, il doppio rispetti ai 7,8 miliardi di dollari del 2020. Nel report si stima che le transazioni illegali rappresentano ora solo lo 0,15% dell’uso totale delle criptovalute. In aumento anche le truffe: un esempio è stata l’emissione della criptovaluta chiamata “Squidcoin”, che ha visto il suo prezzo aumentare di dieci volte sulla scia della serie di successo di Netflix “Squid Game”: richiesta e molto comprata, è scomparsa portandosi con se tutti i soldi investiti. Un dato recente risale allo scorso mese di giugno, quando le autorità statunitensi hanno recuperato direttamente l’equivalente di 2,3 milioni di dollari in bitcoin dai 4,4 milioni di dollari che la compagnia petrolifera Colonial Pipeline ha pagato agli hacker.