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Nell’inserto Economia de Il Corriere della Sera è stata pubblicata un’intervista Pietro Labriola, ceo di Tim, che deve avere una scrivania ingombra di dossier: dalla rete unica, alla separazione dell’infrastruttura, passando per la partnership con OpenFiber e la diffusione veloce del broadband (fibra ottica e 5G). L’importanza del Gruppo Tim per l’Italia è presto rappresentata: occupa oltre 42mila persone. Labriola si attribuisce un ruolo non semplice: “Il nostro settore abbia bisogno di una profonda trasformazione: qualsiasi problema è risolvibile, serve però un’analisi attenta di tutti gli aspetti. Il mio compito è contribuire a identificare le soluzioni”.

E Labriola si cimenta in questo compito in un momento tutt’altro che semplice per Tim. Come spiega lo stesso ceo: “”Negli ultimi dieci anni Tim ha presentato sempre obiettivi che quasi mai sono stati raggiunti. Il mercato ora vuole vedere se riusciremo a rispettare le promesse trimestre dopo trimestre”. L’intento è “recuperare credibilità di fronte al mercato finanziario: negli ultimi dieci anni Tim ha centrato gli obiettivi solo 3 volte. Vogliamo essere i primi, in 10 anni a centrare anche i target del secondo esercizio. Abbiamo iniziato migliorando le guidance per il 2022 grazie ai risultati ottenuti esclusivamente sul mercato domestico”.

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In questo senso diventa urgente capire che ruolo hanno o avranno Kkr, così come Cdp e Macquarie per la partita sulla rete unica. Labriola non ha dubbi: “Dal punto di vista industriale la maggiore opportunità è un’operazione di integrazione con Open Fiber perché genera molte più sinergie e un valore più alto nell’interesse di tutti gli stakeholders”. La rete unica è quasi un dogma per Pietro Labriola perché è “opinione diffusa” che “evita duplicazioni. Possono esserci sfumature sul come concretizzarla ma l’obiettivo è condiviso”.

L’alternativa, o il “piano B” come lo chiama il manager, è costituito da “una rete separata con un partner finanziario”. Indipendentemente dall’investimento necessario, per Labriola è importante “continuare a lavorare sul piano. Ci sarà tempo e modo per discutere i valori corretti per un’integrazione nell’interesse di tutti gli azionisti”.

Tim e la nuova partnership con Dazn: il ruolo dei contenuti

Nell’elenco dei partner non manca Dazn. Che viene citato quando il Corriere chiede a Labriola si è soddisfatto di quanto fatto finora. Il ceo è certo che i segni del suo operato sono “numerosi” e con gli “ultimi innesti” si cambierà l’azienda: “In otto mesi abbiamo fatto un lavoro enorme che in condizioni normali avrebbe chiesto due o tre anni”.

Tra le altre cose, cita il fatto che è stato “rinegoziato l’accordo con Dazn“. Quest’ultimo è frutto di un ragionamento articolato: “Oggi l’approccio ai contenuti deve essere sempre più una logica di vendita e non di produzione o di esclusiva, che non è sostenibile. Abbiamo raggiunto il miglior compromesso possibile per continuare a offrire il campionato di Serie A ai clienti di TimVision”.

La Tim del futuro secondo Labriola

A conti fatti, “il nuovo piano, con cui abbiamo reso evidenti i valori nascosti della nostra società, segna un taglio netto col passato attraverso la creazione di entità focalizzate su target di clienti diversi: wholesale, consumer e grandi aziende”.

Questo è il primo passo verso la Tim del futuro che, secondo Labriola, non sarà “più verticalmente integrata e con il debito alle spalle. Svilupperemo il 5G e le nuove tecnologie e punteremo sul rapporto con i clienti. Tim deve recuperare competitività sul mercato consumer, oggi uno dei più complessi in Europa per via della guerra dei prezzi”.

Ottimi propositi ma “resta il fatto che dobbiamo aumentare la qualità dei servizi per famiglie e imprese. Il 60% dei ricavi Enterprise è contrattualizzato al 2025”.

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Se queste sono le basi, per Pietro Labriola la Tim di prossima generazione “sarà un’azienda più centrata su modelli di business specifici. Avrà come punti di forza Tim Enterprise, che è un gioiello grazie alla propria leadership nel Cloud, nell’Internet of Things e nella cybersecurity”.

La sezione Tim Consumer “migliorerà la propria offerta con servizi all’avanguardia e un posizionamento premium. Sarà anche più snella, oggi il gruppo conta circa 140 aziende fra controllate, collegate e partecipazioni di minor importanza”.

Conclude Labriola: “La parola d’ordine è semplificare, da cui deriva efficienza. Sul fronte dell’organizzazione aziendale abbiamo preso l’impegno di avere nei nostri Cda almeno il 40% di donne: è importante perché possono arricchire lo stile di leadership dell’azienda”.