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Wikimedia cambia i testi della campagna per liberalizzare le foto dei monumenti italiani dopo l’articolo di iGizmo.it

Ieri vi abbiamo descritto minuziosamente la legge vigente in Italia sulle fotografie ai monumenti sulla scia di una campagna di liberalizzazione degli scatti attuata da Wikimedia ma con testi, soprattutto nella raccolta fondi, che erano palesemente fuorvianti. Siamo stati contattati dai portavoce dell’associazione per chiarimenti: una lunga telefonata che ha dato i suoi frutti, anche perché ha confermato la stima nell’associazione per l’apertura al dialogo e al confronto (non comune). Perché i testi sono cambiati. Dalla frase non completamente corretta “Per la legge italiana fotografare opere e monumenti ha un prezzo, per noi no. Vogliamo che le persone possano partecipare alla valorizzazione del patrimonio culturale e che questo sia accessibile liberamente a tutti. Aiutaci anche tu!”, Wikimedia ha scelto una spiegazione più coerente (posto che le piattaforme internazionali – come si legge qui di seguito – possono avere libero accesso alle foto quando si tratta di promuovere la cultura italiana):

“I contenuti che i volontari producono su Wikipedia e sui progetti Wikimedia sono riutilizzabili da chiunque, per qualunque scopo, anche commerciale. Oltre vent’anni di storia di Wikipedia dimostrano che questa è la sola condizione per cui la conoscenza possa essere veramente libera e accessibile senza restrizioni.
Le leggi e i regolamenti in vigore a oggi in Italia impongono invece che per l’uso commerciale delle fotografie dei beni culturali si debba riconoscere un compenso alle istituzioni che li conservano, anche se le opere appartengono al pubblico dominio. Questo non considera il valore delle piattaforme collaborative più utilizzate al mondo, che hanno proprio lo scopo di rendere accessibile gratuitamente e per tutti gli usi il patrimonio mondiale.
Vogliamo che le persone possano partecipare alla valorizzazione del patrimonio culturale e che questo sia accessibile liberamente a tutti. Aiutaci anche tu!

Prima

Dopo

È un po’ un vizio. Quando si ricevono comunicati che analizzano le leggi italiane e i loro riscontri, poi alla fine viene la voglia di approfondire la materia. Dal 2015, quando è entrata in vigore la discussa estensione di legge denominata “libertà di panorama” e relativa ai vincoli per uso commerciale delle foto di monumenti e opere italiani, ci sono stati chiarimenti e documenti che hanno in qualche modo creato un corpus che norma la libertà di utilizzo di queste immagini. Eppure Wikipedia continua a tornare a comunicare sull’argomento sulla scia di una frase non propriamente corretta: “Per la legge italiana fotografare opere e monumenti ha un prezzo, per noi no. Vogliamo che le persone possano partecipare alla valorizzazione del patrimonio culturale e che questo sia accessibile liberamente a tutti. Aiutaci anche tu!”. Una dichiarazione che sembra corretta ma è viziata da un controsenso, così come l’attività sostenuta da donazioni di utenti e dal claim: “Non in Vendita. Per la legge italiana fotografare opere e monumenti ha un prezzo. Per noi no: sostieni Wikimedia Italia”. Ancora una volta una informazione data per metà: il canone da pagare, da cui deriva la dicitura “prezzo”, è relativo solo all’uso commerciale delle foto. L’operazione è di Wikimedia Italia, associazione che chi vi scrive stima per la diffusione della conoscenza libera che in Italia sostiene Wikipedia, i progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Proprio per la stima nei confronti di Wikiemdia, siamo rimasti un po’ sbalorditi, sia dalla scelta di attivare una comunicazione, sia per i contenuti di quest’ultima. E quindi vogliamo aggiungere il dettaglio delle leggi vigenti in Italia.

Scrive Wikimedia nel comunicato stampa: “La campagna, realizzata in collaborazione con Latte Creative, sottolinea il paradosso per cui in Italia non esiste la libertà di panorama, ovvero il diritto di fotografare i monumenti visibili dalla pubblica via senza restrizioni, bloccando di fatto la digitalizzazione e condivisione in open access del patrimonio culturale italiano”. Si legge ancora: “In Italia inoltre, per poter utilizzare la foto di un monumento o di un’opera d’arte tutelati dallo Stato, anche se questi appartengono al pubblico dominio, bisogna chiedere l’autorizzazione alle istituzioni che li conservano e pagare una somma di denaro stabilita rendendo estremamente limitata di fatto l’accessibilità al patrimonio culturale italiano attraverso le immagini”. Tutto vero, ma solo per uso commerciale.

Nella realtà dei fatti, le cose sono un po’ più complesse e articolate in tema di libertà di panorama rispetto a come detto nel comunicato stampa di Wikimedia. Come si legge su “Legal for Creativity”, specializzato nell’analisi di normative legate alla creatività (quindi anche la fotografia), la normativa vigente in Italia fa quattro distinguo paralleli: uso privato o commerciale; oltre o non oltre 70 anni dal decesso dell’autore dell’opera. Spiega il sito scritto da Valentina Trevisan: “In Italia, oggi, non esiste una legge che disciplina, che vieti o legittimi la libertà di panorama. Tuttavia, nell’unico intervento del Parlamento che ho reperito in materia è stato stabilito che la libertà di panorama sarebbe riconosciuta per il noto principio secondo il quale il comportamento che non è vietato da una norma deve considerarsi lecito. (…) È utile andare per gradi per evitare di incorrere in qualche sanzione. Per questo motivo ho analizzato le disposizioni della legge sul diritto d’autore in combinato con quelle della legge sulla tutela dei beni culturali”.

Dunque, spiega il sito sulla libertà di panorama:

“Secondo la legge sul diritto d’autore:

1- Se sono trascorsi 70 anni dal decesso dell’autore dell’opera architettonica, il fotografo potrà eseguire lo scatto, riprodurlo, utilizzarlo e diffonderlo. Infatti, i diritti di natura patrimoniale (come il diritto di sfruttamento economico dell’opera) si estinguono a tale scadenza; rimangono tuttavia quelli di natura morale (come il diritto di paternità dell’opera) che sono invece imprescrittibili.

2- Se non sono trascorsi 70 anni dal decesso dell’autore dell’opera architettonica, l’autore dello scatto:
– non dovrà ottenere il consenso laddove lo scatto abbia una finalità di critica e di discussione e non concorra con l’utilizzo economico che ne fa l’autore della creazione architettonica;
– dovrà, di norma, ottenere il consenso in tutti gli altri casi.

Secondo la legge sui beni culturali, modificata dal Decreto Cultura del 2014 e dal Decreto Art Bonus del 2017, rientrano nella locuzione ‘beni culturali’, tra gli altri, le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante sia che appartengano allo Stato, ad altri Enti o a soggetti diversi”.

Ciò che discrimina è quindi la finalità dello scatto: amatoriale o professionale (attenzione perché uno scatto amatoriale con il cavalletto potrebbe essere scambiato per professionale). La legge dice che: “Se le riprese e gli scatti sono professionali è necessaria l’autorizzazione e, di norma, il pagamento di un canone”. Ma anche che “se le riprese e gli scatti sono amatoriali l’attività è generalmente libera”. L’Articolo 108 Comma 3 della legge sul diritto d’autore sostiene che nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste da privati per uso personale, per motivi di studio e da soggetti pubblici o privati per finalità di valorizzazione “purché attuate senza scopo di lucro”. Wikiemdia dovrebbe rientrare in quest’ultima categoria, così come tutti gli utenti che scattano foto a monumenti e opere per i social, per uso proprio purché non ne vogliano trarre profitto (per esempio emulando influencer o simili oppure inserendo le foto in specifici progetti e attività commerciali). Tant’è che le foto (Articolo 108 Comma 3 Bis) possono essere impiegate in vari tipi di attività senza scopo di lucro come studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale, divulgazione e riproduzione di beni culturali. Per assurdo, la campagna di Wikimedia che sostiene la conoscenza libera a fronte di una donazione usando monumenti italiani (Duomo, Colosseo e Valle dei Templi) è sulla sottile linea di confine tra i due tipi di attività. In ogni caso, sono monumenti il cui autore è morto da 70 anni e quindi potenzialmente esenti dal canone.

Spiega sempre “Legal for Creativity“:

“Per stabilire effettivamente se e in quale modalità si possono scattare fotografie a monumenti ed edifici storici bisogna considerare anche i rapporti tra dette normative:

il Codice dei beni culturali (e le ultime modifiche del 2014 e 2017) è successivo rispetto alla Legge sul diritto d’autore;

la legge sul diritto d’autore ha come focus sulla tutela dell’autore dell’opera creativa mentre nella legge sui beni culturali l’oggetto di tutela è il bene avente carattere culturale e interesse collettivo;

in molti casi il Codice dei beni culturali fa espressamente salve le disposizioni a protezione del diritto d’autore (art 107) oppure prevede la non applicazione di talune disposizioni della normativa (art 10).

Pubblicare su Instagram una fotografia di un monumento. Si può fare? La risposta discende dall’analisi del singolo caso concreto:

Laddove siano trascorsi oltre 70 anni dalla morte dell’autore del monumento o in generale dell’opera architettonica, non vi sarà alcuna lesione nei confronti dell’autore dell’opera in quanto i diritti di utilizzazione economica si sono estinti.

Tuttavia, se lo scatto è professionale, il fotografo dovrà ottenere l’autorizzazione da parte dell’ente che ha in consegna il bene ed eventualmente corrispondere un canone.

Laddove invece non siano trascorsi 70 anni dalle morte, sarà doveroso analizzare la ragione per la quale tale fotografia viene scattata e immessa in rete.

Se lo scopo dello scatto ha finalità di studio, di critica, di espressione creativa, di libera manifestazione del pensiero e non concorre all’utilizzo economico dello stesso allora, di norma, non vi sarà alcuna violazione al diritto d’autore nè del codice a tutela dei beni culturali.

Se tuttavia si tratta di una finalità lucrativa (se il profilo social è di un influencer o se il fotografo è intenzionato a vendere lo scatto) allora sarà doveroso ottenere il consenso dell’autore dell’opera e il permesso dell’ente che ha in consegna il bene avente carattere culturale e interesse collettivo eventualmente corrispondendo un canone”.

Dunque torniamo all’attività di Wikimedia la cui finalità, a fronte della legge, è spiegata da Alessio Melandri, presidente dell’associazione italiana: “La condivisone è alla base della memoria collettiva e dell’accessibilità al patrimonio artistico e culturale italiano. Rendere fotografabili i monumenti e le immagini condivisibili con licenze libere significa concorrere allo sviluppo della cultura e del turismo, ma soprattutto alla diffusione della bellezza italiana nel mondo. La legislazione attualmente in vigore limita la possibilità di produrre contenuti utilizzabili da tutti restringendo di fatto la libertà di accesso e fruizione del patrimonio culturale. Un patrimonio che è per definizione comune e dovrebbe essere protetto e valorizzato non solo dagli addetti ai lavori, ma dai cittadini stessi”. Ci viene da dire che forse non è così assoluta la legge in vigore, come abbiamo visto sopra.

Anche perché sul sito di Wikimedia esiste un articolo datato marzo 2024 nel quale si parla della cosiddetta “libertà di panorama” (raggiungibile qui) nel quale si fa solo menzione dell’uso commerciale delle foto e non di tutto il resto. Anzi c’è un passaggio che non è in linea con gli articoli di legge peraltro citati:

“La libertà di panorama sarebbe quindi una risposta a questa complicazione che rischia di scoraggiare la diffusione di certe immagini e di appesantire eccessivamente la disciplina di attività per lo più innocue, di divulgazione culturale, di svago o di promozione turistica. In sostanza essa consisterebbe in un principio giuridico secondo cui, se l’immagine in questione è appunto una fotografia di panorama, cioè un’immagine che non indugia specificamente su un’opera, l’autore dello scatto e i suoi aventi causa (es. i committenti, gli editori) non devono preoccuparsi di chiedere licenze e autorizzazioni ai titolari delle opere ritratte”.

Questo va in contrasto con quanto si legge ufficialmente sul sito Docs Italia, che comprende tutte le norme in formato digitale con relativa analisi, nella quale si specifica che solo l’uso commerciale (per fini di lucro, per guadagno personale o aziendale per intenderci: insomma, usare le foto per fare soldi) è sottoposto al versamento di un canone e, in tutta sincerità, non ci sentiamo di dire che è sbagliata la legge. Se si vogliono usare le foto per guadagnare, come in ogni altra cosa, è giusto che lo stato o il detentore del diritto di copyright ne ricavi un canone: funziona così per la musica, per il giornalismo (gli articoli sono di proprietà della casa editrice), per i libri e per tutte le opere d’ingegno. Come si può leggere dal sito in tema di libertà di panorama:

“Il Codice dei beni culturali è stato oggetto, nel 2014 e nel 2017, di importanti modifiche al testo dell’art. 108 disciplinante le riproduzioni di beni culturali pubblici. Il decreto legge 31 maggio 2014, n. 83 convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, con l’innesto del comma 3- bis sull’art. 108, ha reso libera (cioè gratuita ed esente da autorizzazione) non solo l’esecuzione di riproduzioni di beni culturali, ma anche la divulgazione – e quindi il riuso – delle medesime riproduzioni per finalità diverse dal lucro 3. Tre anni più tardi la legge 4 agosto 2017, n. 124 è nuovamente intervenuta sul Codice dei beni culturali in un duplice senso: da un lato ha esteso il regime di liberalizzazione ai beni archivistici e librari, in precedenza esclusi, nel rispetto delle norme a tutela della riservatezza, del diritto d’autore e dell’integrità del bene stesso, dall’altro ha rimosso il limite del ‘lucro indiretto’ alla libera divulgazione di immagini di beni culturali pubblici nel dispositivo dell’art. 108, comma 3- bis 4.

La riforma del 2017 è stata recepita dalle circolari n. 33 e n. 39 della Direzione generale Archivi e dalla circolare n. 14 della Direzione generale Biblioteche e Istituti Culturali, le quali hanno introdotto la gratuità e la procedura di comunicazione in luogo della richiesta di autorizzazione per la pubblicazione di immagini in periodici e monografie scientifiche di tiratura inferiore alle 2000 copie e con un prezzo di copertina inferiore a 70 o 77 euro 5. Questa importante misura di semplificazione ha interessato, tuttavia, esclusivamente la realtà di archivi e biblioteche, in assenza di analoga regolamentazione in ambito museale; circostanza, quest’ultima, che ha determinato una situazione di forte disomogeneità nell’ambito degli istituti ministeriali”.

Tuttavia ecco il messaggio finale di Wikimedia: “La nuova campagna nasce dunque con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini nonché le istituzioni e sostenere Wikimedia Italia con una donazione nel rendere il patrimonio artistico e culturale italiano accessibile. In partenza il 19 giugno, la campagna vedrà la condivisione online e sui canali di Wikimedia Italia di tre creatività elaborate su immagini estremamente rappresentative della bellezza italiana: il Duomo di Milano, il Colosseo di Roma e la Valle dei Templi di Agrigento, a ribadire che sono ‘Non in vendita’. Una provocazione atta a sottolineare l’importanza della condivisione della bellezza e del patrimonio culturale, che merita di essere tramandato e tutelato in maniera gratuita, anche attraverso la condivisione libera delle immagini”. L’obiettivo di tramandare e tutelare il patrimonio culturale può essere tranquillamente fatto con la legge attuale, perfettibile e da attualizzare come qualsiasi cosa ma già sufficientemente chiara.

C’è anche un invito: “Chiunque voglia sostenere la conoscenza libera e i progetti gratuiti di Wikimedia tra cui l’enciclopedia online più grande al mondo, può farlo attraverso questo link“. Peccato che al link non si faccia riferimento alla legge in vigore ma solo alla campagna: rendere esplicita la legge quanto sopra avrebbe aiutato a capire meglio, considerando che non c’è alcun ostacolo alla “valorizzazione del patrimonio culturale” attraverso le foto. Tutt’altro, la legge in vigore è ben disposta in questo senso. Ancora una volta, gestisce l’uso commerciale. Ora ci si domanda: è coerente usare le foto stigmatizzate per raccogliere fondi? Quella di Wikimedia è una provocazione, come ha dichiarato la stessa associazione, ma forse manca un termine in tutte le frasdi: “per uso commerciale”. Tre parole che fanno la differenza. E questo non ci esime dal dire che le iniziative di Wikimedia sono lodevoli, solo che in questo caso è tutto un po’ fumoso.

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