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L’articolo pubblicato su Internazionale.it, firmato Sam Wolfson e sul quotidiano The Guardian – Regno Unito – etradotto da Federico Ferrone, identifica bene la situazione nella quale i giganti del tech versano: “Zuckerberg e Bezos fuggono dalla Terra dopo averla rovinata”. In modo diversi, ma se uno punta sul metaverso, l’altro mira all’universo. Dopo aver cambiato in modo radicale il tessuto sociale, commerciale, economico e politico. Ecco cosa scrive il The Guardian.

Il 28 ottobre Facebook ha annunciato un modo nuovo e innovativo per distrarre l’opinione pubblica dal disastro di pubbliche di relazioni in cui si trova l’azienda. Mentre i giornalisti continuano a esaminare migliaia di documenti di cui sono entrati in possesso, e che mostrano come l’azienda sia perfettamente consapevole di fare danni alle società democratiche, Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook avrà un nuovo nome, Meta, un nuovo logo che ricorda un na’vi, l’umanoide di Avatar, e passerà dalla diffusione di disinformazione sui vaccini alla creazione di una versione di basso livello di Second Life.

Zuckerberg ha promesso che in futuro tutti noi lavoreremo, giocheremo e “organizzeremo feste di compleanno a sorpresa” come avatar nel metaverso di realtà virtuale di Facebook. I suoi esempi di come potrebbe funzionare contengono tutta la consapevolezza culturale di una strategia per l’uso dei social media alla Kendall Roy.

In una sequenza Zuckerberg arriva su una nave spaziale – “questo posto è incredibile! L’ha realizzato un creator che ho incontrato a Los Angeles!” – prima di aprire la sua lista di contatti, rievocare il rapper più in voga nel 2007, T-Pain, fino ad arrivare a un amico che realizza una sorta di opera d’arte di strada in 3D che dalle vie di New York arriva alla piattaforma dell’astronave. “È stupefacente! Adoro il movimento”, dicono i sodali virtuali di Zuckerberg, mentre fissano un qualcosa che somiglia a un pezzo di clip art adatto alla carta intestata di uno studio legale di quart’ordine. Poi, proprio mentre si sta allontanando, Zuckerberg compra il qualcosa, apparentemente come non-fungible token (nft), in modo da lasciarlo nello spazio virtuale per sempre.

Baroni briganti

Il mondo ludico virtuale di Zuckerberg gli serve per sfuggire alla distruzione che ha diffuso in quello reale. Facebook ha giocato un ruolo importante nel fomentare la pulizia etnica in Birmania, nell’incitare linciaggi in India e in Sri Lanka, nell’amplificare il nazionalismo bianco negli Stati Uniti, e nel fornire al movimento antivaccino un enorme megafono durante una pandemia globale.

Piuttosto che affrontare questa devastazione, Zuckerberg vuole attirare la nostra attenzione su un pianeta di finzione dove lui è amico dei rapper e noi possiamo guardare le stories di Instagram su un vascello pirata.

Zuckerberg rientra in quel gruppo di baroni briganti del ventunesimo secolo che, dopo aver colonizzato con successo enormi porzioni della Terra 1.0, stanno cercando di fuggire in altre sfere della realtà.

La realtà virtuale è intrinsecamente ottusa

Jeff Bezos ed Elon Musk sono ossessionati dall’idea di lasciare fisicamente il pianeta, e investono le loro ricchezze in una corsa allo spazio, combattuta ferocemente, nonostante nessuno potrà andare davvero su Marte nel breve termine. Jack Dorsey, l’amministratore delegato di Twitter, ha tentato una fuga più metafisica, trascorrendo varie settimane alla volta in ritiri di meditazione alla moda, praticando il silenzio totale nel tentativo di sfuggire al mondo fatto di discorsi d’odio, rumoroso e non regolamentato, che lui stesso ha messo in rete.

Zuckerberg ora ha fatto un passo avanti, creando una realtà così virtuale che Facebook non l’ha ancora distrutta. Ma la sua visione fatta di avatar che giocano a poker è anche una finzione. Da Habbo Hotel a SecondLife, passando per Sansar e High Fidelity, esistono già centinaia di piattaforme simili di realtà virtuale social, di cui probabilmente non avete sentito parlare, perché quel che ci accade davvero sono persone in piedi, in appartamenti virtuali mal fatti, che dicono: “La tua cosa funziona? La mia ha qualche problema”. Questo genere di universi sociali rimane una questione di nicchia (anche perché poche interazioni sociali sono effettivamente migliorate da un’aggiunta nauseante di realtà virtuale).

Sollievo psicologico

Un esempio: il mondo ha vissuto lavorando da casa per diciotto mesi, e in questo periodo sono usciti migliaia di prodotti d’alta tecnologia che tentano di ricreare la vita d’ufficio, eppure tutte le aziende più importanti continuano a preferire le banali chiamate via Zoom. Questo perché la realtà virtuale è intrinsecamente ottusa, mentre la maggior parte del lavoro non lo è.

Queste attività secondarie da miliardari sono al contempo realtà – nel senso che in esse saranno investiti miliardi di dollari – e assoluta fantasia. È impressionante che SpaceX e Blue Origin abbiano raggiunto l’orbita terrestre bassa, ma non per questo sposteremo interi settori inquinanti nello spazio né colonizzeremo Marte. Questi progetti hanno più a che vedere con il sollievo psicologico dei loro proprietari (e con la vendita di azioni di Tesla e Amazon) che con il futuro della tecnologia.

Quella che Facebook ha diffuso il 28 ottobre è una sequenza da sogno, in stile Pixar, di come Zuckerberg vorrebbe che la gente lo vedesse. Ha sfruttato una delle più grandi operazioni tecnologiche mai immaginate per creare un universo completamente nuovo, nel quale lui non è una cattiva persona. Per il resto di noi che viviamo sulla Terra, nulla è cambiato.