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Intelligenza Artificiale: scontro sull’IA Act Ue per la trasparenza dei dati utilizzati per addestrare i vari modelli 

A fronte delle nuove regole sull’Intelligenza Artificiale varate dall’Ue (con l’IA Act) nemmeno sotto traccia si sta accendendo lo scontro fra i regolatori del mercato e le aziende che stanno cavalcando la nuova tecnologia. Sul tavolo oltre alle questioni legate alla tutela delle persone e alla “pericolosità di alcune applicazioni” – tema sul quale domani al G7 interverrà anche Papa Francesco – c’è l’aspetto più spinoso e pesante: quello della trasparenza sui dati utilizzati per addestrare i vari sistemi generativi da parte delle aziende. Per capirci, si tratta in qualche misura di “aprire” le proprie ricette segrete.

Tra tutela delle persone e del diritto d’autore

Il boom dell’Intelligenza Artificiale che nel giro dei prossimi mesi divamperà senza soluzione di continuità in svariati campi (e non solo nei prodotti consumer) ha sollevato più di una problematica circa la modalità attraverso la quale le aziende di ottengono i dati utilizzati per addestrare i loro modelli. Il recente caso che ha coinvolto ChatGPT e l’attrice Scarlett Johansson ha giustamente destato scalpore. In ballo ci sono non pochi dollari che attengono la tutela dei diritti d’autore e del copyright. I recenti fatti raccontano che progressivamente, i top player (a cominciare da OpenAI con il suo chatbot ChatGPT) si stanno impegnando per siglare accordi con grandi gruppi dei media. Ma la materia scotta e parecchio come è stato dimostrato dalle proteste inscenate a Hollywood da autori e attori, tanto per non andare troppo in là con il tempo. Gli ultimi dodici mesi sono stati squassati dall’Intelligenza Artificiale, con i legislatori di tutto il mondo costretti a una corsa affannosa e affannata per delimitare il perimetro operativo. Ora che sono stati raggiunti i primi traguardi, molti addetti ai lavori sono pronti a scommettere che al di là del quadro normativo, come sempre la vera partita da giocare è legata al funzionamento concreto delle regole.

Intelligenza Artificiale: le regole europee e i “riepiloghi dettagliati”

La legge sull’Intelligenza Artificiale recentemente approvata dall’Ue verrà implementata in fasi nel corso dei prossimi due anni, dando alle autorità di regolamentazione il tempo di attuare le nuove leggi.

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La bandiera dell’Unione Europea che ha varato le regole legate all’IA

Una delle sezioni più controverse della legge afferma che le organizzazioni che implementano modelli di intelligenza artificiale generici, come ChatGPT, dovranno fornire “riepiloghi dettagliati” dei contenuti utilizzati per formarli. Il nuovo Ufficio AI ha dichiarato che prevede di rilasciare un modello che le organizzazioni dovranno seguire all’inizio del 2025, a seguito di una consultazione con le parti interessate. Anche se i dettagli devono ancora essere definiti, le aziende di Intelligenza Artificiale confermano di essere a dir poco restie a rivelare su cosa sono stati addestrati i loro modelli, poiché considerano tali informazioni come un segreto commerciale che darebbe ai concorrenti un vantaggio ingiusto se reso pubblico. Anche il fronte della politica presente svariate sfaccettature. I legislatori di tutto il continente rimangono divisi. Dragos Tudorache, uno dei legislatori che ha supervisionato la stesura della legge sull’intelligenza artificiale al Parlamento Europeo, ha affermato che le aziende che si occupano di intelligenza artificiale dovrebbero essere obbligate a rendere pubblici i propri set di dati. Non di meno importante è la voce di chi sostiene la necessità di trovare un giusto equilibrio tra la legittima necessità di proteggere i segreti commerciali e quella di facilitare la capacità delle parti con interessi legittimi, compresi i titolari dei diritti d’autore, di esercitare loro diritti ai sensi del diritto dell’Ue. Decisamente più marcata la posizione francese. Intervenendo a Viva Tech di Parigi, il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha affermato di volere che l’Europa diventi leader mondiale nell’Intelligenza Artificiale e non solo consumatore di prodotti americani e cinesi. Ma ha anche precisato: “Per una volta, l’Europa, che ha creato controlli e standard, deve capire che bisogna innovare prima di regolamentare. Altrimenti si corre il rischio di regolamentare tecnologie che non si padroneggiano o di regolamentarle male perché non le abbiamo padroneggiate”. Una considerazione che si è prestata a varie interpretazioni e sufficientemente in linea con l’opposizione del suo presidente Emmanuel Macron all’introduzione di norme che potrebbero ostacolare la competitività delle start up europee (e di quelle francesi in prima fila) di Intelligenza Artificiale. Ma forse, in queste settimane, la testa del titolare dell’Eliseo sarà occupata da ben

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