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Intelligenza Artificiale: accordo sulle norme per la regolamentazione nell’Unione Europea

Proprio sul filo di lana, sullo strategico tema dell’Intelligenza Artificiale l’Unione Europea ha trovato un accordo provvisorio sulle norme che ne devono regolamentare l’uso e l’applicazione, anche quella dei vari governi in materia di sorveglianza biometrica. Con l’accordo politico che è stato siglato ieri 6 dicembre tra gli Stati Membri e gli esponenti del Parlamento di Strasburgo – alla fine di quasi 15 ore di negoziati – l’Unione Europea si avvia a diventare la prima grande potenza mondiale ad emanare leggi che regolano l’IA. “L’Europa si è posizionata come pioniera, comprendendo l’importanza del suo ruolo di normatore globale su un tema così importante come quello dell’Intelligenza Artificiale. Credo che questa sia sì una giornata storica”, ha dichiarato il Commissario al Mercato Interno e Servizi, Thierry Breton.

Intelligenza Artificiale: prima di tutto la trasparenza

L’accordo richiede che modelli di base come ChatGPT e sistemi di Intelligenza Artificiale per scopi generali (denominati GPAI) rispettino gli obblighi di trasparenza prima di essere immessi sul mercato. Questi includono la stesura di documentazione tecnica, il rispetto della normativa Ue sul diritto d’autore e la diffusione di riepiloghi dettagliati sui contenuti utilizzati per la formazione. I modelli di fondazione ad alto impatto con rischio sistemico dovranno condurre valutazioni dei modelli, valutare e mitigare i rischi sistemici, condurre test contraddittori, riferire alla Commissione Europea su incidenti gravi, garantire la sicurezza informatica e riferire sulla loro efficienza energetica. I GPAI con rischio sistemico possono fare affidamento su codici di condotta per conformarsi al nuovo regolamento. 

Sorveglianza biometrica, utenti e sanzioni

I governi possono utilizzare solo la sorveglianza biometrica in tempo reale negli spazi pubblici in caso di vittime di determinati crimini, la prevenzione di minacce reali, presenti o prevedibili, come gli attacchi terroristici, e la ricerca di persone sospettate dei crimini più gravi. L’accordo vieta la manipolazione cognitivo comportamentale, l’eliminazione non mirata di immagini facciali da Internet o da filmati CCTV, i sistemi di punteggio sociale e di categorizzazione biometrica per dedurre convinzioni politiche, religiose, filosofiche, orientamento sessuale e razza. I consumatori avrebbero il diritto di presentare reclami e ricevere spiegazioni significative, mentre le multe per le violazioni andrebbero da 7,5 milioni di euro o l’1,5% del fatturato a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale. Non sono mancate le reazioni contrarie a quanto profilato nell’accordo di ieri. Il gruppo imprenditoriale DigitalEurope ha criticato le regole definendole un ulteriore onere per le aziende, in aggiunta ad altre recenti normative. Altrettanto critico è stato il gruppo per i diritti sulla privacy European Digital Rights. Si prevede che la legislazione entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno una volta che entrambe le parti la ratificheranno formalmente e dovrebbe applicarsi due anni dopo.

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