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iMeets Aif: “Il futuro dell’imaging è nella coesione”, Paolo Giusti

Quando abbiamo ricevuto la notizia in e-mail, ci siamo resi conto in modo plastico che la fotografia in Italia ha bisogno di un momento di riflessione: “Photofestival 2024, la rassegna milanese di fotografia d’autore promossa da Aif (Associazione Italiana Foto & Digital Imaging), non avrà luogo”. Eppure la diciottesima edizione, nel 2023, ha ottenuto un importante risconto di pubblico e una soddisfazione complessiva per chiunque vi abbia partecipato. In numeri: 142 mostre in 100 luoghi espositivi dell’area metropolitana di Milano e di alcune province lombarde. Il tutto in un periodo dal 15 settembre al 31 ottobre 2023. Tuttavia il “Consiglio Direttivo dell’Associazione ha deciso di voler dedicare il tempo necessario per sviluppare ulteriormente la manifestazione. L’obiettivo è di affiancare alle proposte espositive, che continueranno a costituire il cuore dell’offerta culturale del festival, una più corposa programmazione di iniziative dedicate all’approfondimento sugli strumenti tecnologici, alle attività formative, agli incontri, per attrarre l’interesse e la curiosità degli appassionati e del più vasto pubblico”. I riflettori sulla fotografia e sul medium fotografico si riaccenderanno nell’autunno 2025 con la diciannovesima edizione di Photofestival, nel frattempo il “Comitato Organizzatore manterrà vivo il rapporto con gallerie, operatori, partner e Istituzioni per continuare a perseguire il progetto di diffondere la cultura fotografica e sviluppare la conoscenza della fotografia in tutte le sue forme”. Dopo avere meditato sulla notizia, abbiamo deciso di intervistare Paolo Giusti, presidente di Aif, per comprendere in che modo il mondo della fotografia e del video sta cambiando pelle e quali sono le sfide di breve, medio e lungo termine che gli addetti ai lavori dell’imaging devono e dovranno affrontare.

Paolo-Giusti-aif

Paolo Giusti è un uomo schietto, diretto e attento. L’intervista non può che essere intonata a questo atteggiamento sempre apprezzabile quando si incontra qualcuno con cui interagire. E così, bando alle ciance, andiamo subito al punto: cosa significa rivedere il Photofestival in modo diverso e più moderno? Risponde il presidente di Aif: “Stiamo studiano una nuova formula più adeguata a quello che è il mercato attuale della fotografia in Italia. Abbiamo compreso che era necessario meditare e ragionare su come agire, non abbiamo mai nascosto le problematiche che stiamo attraversando e che si sono sperimentate con una certa accelerazione nel post Covid. A iniziare dal fatto che il Photofestival è un’iniziativa lodevole e di grande impatto ma anche molto impegnativa e che richiede investimenti di varia natura per essere sviluppata nel migliore dei modi. Basti pensare al numero di location coinvolte a cui sono indirizzare le stampe, il personale e le risorse per allestire e manutenere le mostre. Siamo grati ai nostri partner e sponsor perché ci hanno sempre assicurato il supporto pregevole e fattivo per realizzare eventi di grande impatto: a loro, a tutti, va il nostro più sentito ringraziamento. Per questo dobbiamo pensare a formule nuove, non replicare meramente ciò che è già stato fatto, allo scopo di valorizzare sempre di più e meglio la cultura fotografica. Anche perché nel 2023 abbiamo vissuto un momento di grande entusiasmo e di risultati relativamente all’evento, nonostante tutto, ma ora ci sono stati un po’ di cambiamenti. Alcune aziende si sono allontanate dall’Associazione e stiamo parlando con loro per capire se ci sono i presupposti per farle rientrare in Aif: noi auspichiamo che ciò accada per il bene della fotografia nel suo complesso. Poi bisogna fare i conti con il mercato, con i numeri e con il fatto che ogni azienda guarda al proprio bene però quello che dovrebbe prevalere è una forte adesione verso la fotografia e la cultura fotografica, che ha mosso l’Aif negli ultimi 50 anni di storia”.

Il fatto è che in dieci lustri il mondo è cambiato, prima più lentamente e poi ha subito un’accelerazione totale. Il Covid, in più, ha fatto emergere prepotentemente una serie di attitudini e abitudini nei consumatori che sono rimaste sopite e ora sono protagoniste. Dice Paolo Giusti: “La dinamica sociale degli individui è cambiata radicalmente. Il digitale, ma non solo, ha mutato una serie di prassi e atteggiamenti in modo irreversibile. Lo vediamo nella fotografia come metafora: le immagini sono rimaste una parte importante della vita di ogni persona, tuttavia è totalmente diverso l’uso che se ne fa rispetto al passato. Soprattutto tra i giovani e le nuove generazioni, che hanno un modo di acquisire e usare foto e video rivoluzionario rispetto al passato. Usano smartphone, le usano per la condivisione e hanno una concezione sofisticata dell’imaging anche attraverso app e strumenti avveniristici (dai droni ai social network). Però questi ragazzi stanno riscoprendo il gusto della fotografia stampata grazie alle instant camera: i numeri sono in crescita perché i più giovani hanno capito che una foto è ancora più emozionante quando è tangibile, quando è su carta. Questo ritorno alla fisicità si rileva anche nel fenomeno del ritorno al vinile. Si consideri che la domanda in Italia di pellicole negli ultimi tre anni è decuplicata, tanto che i produttori di apparecchi stanno facendo fatica a stare dietro a questa esplosione del mercato. Ed è una bellissima notizia, perché la passione per la foto su carta parte dai giovani ma è trasversale su tutte le fasce d’età. Non è un caso, perché questo semplice esempio dimostra che la foto è anche fatta di fisicità, di imperfezione e di una specifica e unica componente intima e sentimentale. Nell’epoca delle immagini digitali e delle video chiamate per azzerare gli spazi e le distanze, uno scatto stampato emoziona e diventa ancora più reale. Questa è sempre stata la ‘magia’ della fotografia, quando si viveva una liturgia fatta di aspettativa e curiosità che iniziava con lo scatto su pellicola e terminava con lo sfoglio delle foto sviluppate, scoprendo i risultati e riscoprendo con la memoria i momenti immortalati. Come nel caso di quando si andava in vacanza, a fare un viaggio o si faceva anche solo una gita e poi si rivivevano gli istanti e i ricordi guardando le foto. Ecco, c’è ancora molto questa componente di ricordo nelle foto solo che è diventata principalmente digitale e di racconto in tempo reale delle esperienze che si vivono, con una logica di condivisione che giustifica la foto stessa”.

Però questo nuovo modo di agire nei confronto della fotografia non è necessariamente negativo. Anzi, di fatto rappresenta una sorta di prima alfabetizzazione sull’imaging che apre spunti e considerazioni interessanti. Dice il presidente di Aif: “La fotografia è diventata una materia per chiunque possieda uno smartphone. Ed è un bene. Il fatto è che le immagini o i video sono ottenuti per ribadire se stessi e ciò che si è fatto o dove si è stati, per comunicare tutto questo ad amici, parenti e conoscenti. E, forse, c’è persino un eccesso di esposizione di qualsiasi cosa si faccia. Però è un fenomeno sociale impossibile da incanalare e che apre spunti di ragionamento e di analisi. Per esempio, in uno studio è stato chiesto di mimare l’atto di fotografare: gli over 50 usavano l’indice; i più giovani hanno alzato una mano e mosso il pollice. Per dire della spaccatura sociale tra chi ha vissuto la pellicola e chi conosce solo il touchscreen. E, aggiungo, quelli che usavano l’indice sono stati davvero pochissimi. Questo dimostra empiricamente quanto è cambiata la fotografia e nel giro di davvero pochi anni. Però ci vedo un’opportunità. Anche per le nostre aziende associate che vendono apparecchio fotografici, che possono costruire una narrazione basata sulla qualità e l’emozione che una foto genera nelle persone. D’altro canto è l’obiettivo che perseguiamo nelle nostre mostre: vogliamo dimostrare quanto è potente la fotografia, non le foto scattate dagli smartphone ma l’espressione e la ricerca che rende queste immagini uniche. Anche per merito dello strumento utilizzato. A qualcuno basterà il device mobile, ed è giusto così, ma chi vuole cimentarsi in corsi, in apprendimento e in un percorso di alta qualità può valutare le macchine fotografiche e comprendere il salto d’espressività raggiungibile. Aif è impegnata su questo fronte e continuerà a farlo in futuro”.

Ecco l’Associazione, come dimostrano le parole del suo presidente, ha sempre mostrato un approccio sia pragmatico sia versatile ai cambiamenti in atto nel mondo dell’imaging. In una parola, si è saputa reinventare nel corso del tempo. “La compagine di aziende che sostengono Aif è cambiata nel tempo proprio per rappresentare in modo fedele lo stato dell’arte della fotografia in Italia” – spiega Giusti – “Vogliamo essere sempre più inclusivi: sia riguardo ai dispositivi usati per scattare, sia perché l’arte visiva comprende foto e video. Ecco perché è bene parlare di imaging, la fotografia e il filmato si stanno sovrapponendo come ruoli con quest’ultimo che sta diventando il formato più diffuso. Non importa come si evolve l’imaging, la cosa fondamentale per noi di Aif è che il maggior numero di persone (di qualsiasi età e professionalità) siano parte del movimento. Questo porta valore, attenzione e opportunità di mercato. Ci piacerebbe che il modo della fotografia fosse vasto e variegato, perché possa raggiungere lo scopo ultimo: emozionare e coinvolgere chi guarda uno scatto o un video. L’imaging è espressione diretta del talento e della sensibilità delle persone, rientra nella parte emotiva e personale, diventa arte quando raggiunge gli apici di questo percorso interno nelle emozioni. Per questo è importante che sia ampiamente diffusa e appassioni tutti: perché è una grammatica di comunicazione immediata. Non a caso si sono affermati varie tipologie di nuovi strumenti per scattare e girare video: penso ai droni, ai supporti, agli accessori, alle action cam, alle ottiche e al vasto mondo di device per l’acquisizione e la manipolazione. Chiunque può trovare il modo di produrre ed esprimersi. I giovani prediligono i video, altri le foto. Ma i video sono, poco ma sicuro, il formato del momento perché popolano i social e permettono di sviluppare un percorso emotivo e interattivo più sofisticato. Non è un caso che i brand storici della fotografia si stiano concentrando sempre di più nel mondo del girato, soprattutto con apparecchi fotografici dotati del supporto completo per qualsiasi formato ed esigenza filmica. Il video è importante, molto importante per fare evolvere l’imaging nel complesso”.

All’inizio della chiacchierata con Paolo Giusti si è parlato di una fase meditativa relativamente a Photofestival, potrebbero questi ragionamenti includere in modo più pervasivo gli smartphone senza entrare in conflitto con le fotocamere? Il presidente non ha dubbi: “Certo che sì. Lo smartphone è sia un punto di partenza verso una fotografia più alta e professionale, sia un punto di arrivo perché possono essere affiancati in modo sinergico ai nuovi apparecchi fotografici per espandere le funzioni esistenti e aggiungerne di nuove date dalla connettività. L’intelligenza artificiale ha cambiato già tutto l’imaging e continuerà a mutarlo dal profondo nei prossimi mesi e anni. Ciò che rimane invariata è la bravura del fotografo e la sua arte creativa capace di valorizzare tutti questi strumenti per ottenere foto e video sempre di maggiore qualità. La capacità di ‘leggere l’immagine’, di vedere ciò che ha senso fotografare o riprendere è un talento che rimarrà inalterato e troverà nuovi spunti e sbocchi dalla IA e dai nuovi device. Come associazione e come fotografo ci siamo già resi conto che gli smartphone sono capaci di scatti di altissima qualità. Ora ci poniamo la domanda: dove è il limite tra l’uno e l’altro apparecchio? Non lo sappiamo o, forse, non c’è. Il sogno di ogni fotografo o videomaker è poter contare su dispositivi che si integrano e si completano a vicenda: questa è probabilmente la direzione per avere connettività, immediatezza e versatilità. Sono domande aperte, c’è però una questione che va affrontata: la macchina fotografica è ancora lo strumento perfetto per immagini e video di qualità, quindi va valorizzata. E questa è la filosofia di Aif e di tutti i suoi membri, compreso Ascofoto e le aziende che ne fanno parte. Stiamo cercando una nuova forma, un nuovo modo di porci e un modo di agire che rilanci la sostenibilità della nostra associazione e del mercato. Siamo aperti a qualsiasi idea e spunto provenga da qualsiasi parte: vogliamo coinvolgere quante più persone possibili in questo momento di transizione dell’imaging, dai negozianti ai professionisti arrivando alle aziende fino agli utenti di ogni età. Ci rendiamo conto che le aziende hanno problematiche complesse ma il coinvolgimento in Aif e nell’imaging è vitale per tutti. Dobbiamo aprire le porte ai giovani, organizzare venti, rendere la fotografia e il video un bene comune, sul quel costruire la sostenibilità dei brand”.

Il messaggio è forte e chiaro: superare le divisioni per il bene superiore dell’imaging, così che la ricaduta di questo sforzo sia un vantaggio delle aziende. Ma come? Parla Paolo Giusti: “Ci rendiamo conto che gli utenti che acquistano apparecchi fotografici, fatta eccezione per i professionisti, hanno un’età media piuttosto alta. Dunque, bisogna ripartire dai giovani: dalle scuole, da un potenziale bonus per la fotografia che punti sulla cultura dell’arte visiva. Dobbiamo essere più coesi tra noi dell’Aif e con le aziende che operano nell’imaging. L’interesse generale porta vantaggi a quello specifico di ogni azienda. Non dobbiamo avere paura di fare lobbing per salvaguardare un’arte, un mercato, una risorsa importante per tutti. L’imaging riguarda tutti: è arte, emozione, testimonianza, intimismo, creazione, inventiva, informazione, colore, video e umanità. Forse non si vive di cultura ma è pur vero che la cultura aiuta a vivere meglio. Federando tutte le parti coinvolte nell’imaging in un obiettivo comune, credo che possiamo trovare e inventare strade nuove per coinvolgere utenti, professionisti e consumatori. Possiamo fare la differenza ma tutti insieme. Se ognuno va per la sua strada, i risultati sono inferiori. Se, invece, riusciamo a ingrandire il mercato potenziale, chiunque ne trarrà vantaggio. Senza compromettere la competitività e i modelli di business, ma solo per il bene e il futuro dell’imaging. E su queste basi, contiamo di rilanciare il Photofestival come evento multi-forme e omnicomprensivo, capace sia di unire sia di esprimere le peculiarità di ogni brand, ogni professionista, ogni videomaker, ogni forma d’arte visiva”.

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