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Persone: “Il sogno americano a Forlì”, a tu per tu con Giancarlo Nicosanti

È l’amministratore delegato che ha seguito la trasformazione di SGM Distribuzione in Unieuro Spa, per poi traghettare la quotazione in Borsa e ora lo sta facendo diventare la prima insegna italiana nella consumer electronics. È il Giancarlo Nicosanti Monterastelli, che inizia la sua epica storia nell’azienda nel 1982. Spiega Giancarlo Nicosanti: “Mia mamma aveva un negozio di articoli di regalo e casalinghi, trattavamo piccoli e grandi domestici. All’epoca io andavo nel negozio di Forlì della famiglia Silvestrini che vendeva anche all’ingrosso per comprare alcuni prodotti per mia mamma. Stiamo parlando di 41 anni fa e le cose avevano un andamento diverso rispetto a oggi. Insomma, andando in questo negozio mi sono accorto che cercavano un commesso e mi sono proposto: questo è il punto di partenza nella mia storia in SGM Distribuzione. Ho fatto il colloquio e nel novembre del 1982 ho iniziato a lavorare nel negozio che si era appena trasferito in nuovi locali di più ampie dimensioni: era su tre piani per oltre 2mila mq. Ma il primo lavoro che ho fatto per loro era nel vecchio punto vendita, partendo dalla cosiddetta ‘ramassa’, cioè dal sistemare diciamo così. Poi sono passato a fare il commesso e la proprietà mi ha permesso di iniziare a crescere, spostandomi nella contabilità avendo conseguito il diploma in ragioneria ed essendosi liberato un posto. Quindi mi dividevo tra il negozio, la contabilità e poi negli anni a seguire ho scoperto la mia preferenza verso l’area commerciale e ho iniziato ad affiancare Giuseppe Silvestrini: ricordo che il mio primo ordine riguardava un lotto di frigoriferi presso l’azienda White Westinghouse. Sostanzialmente, dopo un paio di anni da ragioniere sono stato spostato nella divisione commerciale. Il primo grande passo è avvenuto con l’insegna Marco Polo: ricordo il primo bilancio che ho visto, l’equivalente di circa un milione di euro attuali relativamente al punto vendita. SGM Distribuzioni generava un fatturato equivalente di circa 5 milioni di euro. Siamo tutti partiti da qui: dalle basi, per poi crescere”. Così inizia la video intervista a Giancarlo Nicosanti Monterastelli, nel quale racconta la sua storia, i valori e le passioni tra Forlì, il basket e Unieuro.

Come era Giancarlo a 23 anni? Era questo il suo programma di vita?

Non credo di essermi posto questo obiettivo fin dall’ingresso in SGM Distribuzione. Il mio sogno era entrare in un negozio strutturato e cercare il mio percorso di vita. Arrivato dal servizio militare, ho fatto alcuni lavori sporadici e poi sono approdato nel negozio di mia mamma. A 23 anni avrei fatto qualsiasi lavoro avessi avuto l’opportunità di ottenere per accumulare esperienza. Per esempio, ho lavorato nel settore agricolo tenendo la contabilità di un’azienda: in realtà dovevo stare per tre mesi a fare il contadino, come mio papà. Stavo cercando una bussola e un percorso di vita, forse oggi i giovani hanno le idee più chiare di dove vogliono arrivare e di cosa vogliono fare. Io non ero così, il mio obiettivo consisteva nel garantirmi una minima solidità economica per fondare la mia vita e nel rispetto dei valori umani che la mia famiglia mi ha trasmesso. Sono vissuto in un contesto non certo florido economicamente ma sicuramente molto attenti alla dignità e al rispetto personale e altrui. E sono questi i valori che ho cercato di portare in azienda negli ultimi quaranta anni, sono questi gli insegnamenti di mamma e papà che mi hanno sostenuto.

Forlì è l’epicentro della storia, perché proprio questa città?

Unieuro oggi è un public company, di cui io sono orgoglioso di essere un azionista e di avere la responsabilità di amministratore delegato, ma le sue radici sono a Forlì: è nato tutto in questa città. Comprese molte delle perosne che lavorano in azienda e che mi seguono da oltre 30 anni. Perché Forli? Per diverse ragioni: è stato l’epicentro e il centro operativo di SGM fin dall’inizio, con l’acquisizione dell’insegna Unieuro da Dixon nel 2013 abbiamo stabilito la piattaforma logistica e oggi la città ospita la sede principale in un palazzo storico. Forlì è anche dove sono nato, dove c’è la mia famiglia, ma è anche dove si è creato quella voglia di diventare leader di mercato partendo da una realtà locale con l’ambizione di continuare a recepire e imparare cosa succedeva nel mondo per trasportarlo nella nostra attività aziendale. Anche quando abbiamo iniziato ad aprire punti vendita in altre città, confrontandoci con realtà storiche e imprenditoriali nel retail, il punto focale è rimasto a Forlì. E ora che il panorama è cambiato, rimane questa la nostra città, il territorio che ci ispira e che ci ha sostenuto nel momento in cui Unieuro ha sfidato corazzate internazionali e con un approccio serio e affidabile di una impresa italiana che ha ambizioni di crescita (sempre sostenibile) nella consumer electronics. E se oggi sono qui, se noi tutti siamo qui, se esiste tutto ciò è anche e soprattutto per merito della famiglia Silvestrini che ci ha insegnato come porci sul mercato e che ha sostenuto le persone, tra cui me anche a livello personale, permettendo a tutti di crescere e di coltivare talenti e passioni. Per questo, Unieuro e io non finiremo mai ringraziare la famiglia Silvestrini.

Mi permetto di passare al “tu”, perché come manager sei un esempio di trasparenza e chiarezza. Questo modo di porti nei confronti di tutti ha fatto la differenza nella tua vita?

Credo che non esista una formula magica nella vita o nel lavoro. Ma ho imparato dalla mia famiglia e dalla mia azienda che la sincerità è fondamentale. Ho sempre dato importanza al fatto che bisogna concretizzare le cose che si raccontano: dire e fare, possibilmente facendo meglio di altri. Sembra banale ma non è scontato. È uno sforzo quotidiano, che coinvolge tutte le persone che ti stanno attorno in ufficio o a casa perché devono credere nel progetto. Tutto sempre con i piedi per terra, con la massima schiettezza e concretezza. Indipendentemente dai numeri che l’azienda produce, io tengo molto al fatto a un concetto: il lavoro è una delle cose più nobili che le persone possono avere, per questo cerchiamo di tutelarlo al massimo. Dirò di più, nella nostra storia abbiamo salvato numerosi posti di lavoro in tutte le aziende che abbiamo acquisito e quasi tutte avevano delle difficoltà dal punto di vista economico. Eppure in oltre 40 anni sento ancora il peso delle poche decine di persone a cui ho dovuto togliere il lavoro: per me è un dolore, perché il lavoro è dignità. Questo per dire che le mie vittorie sono contrassegnate dal poter garantire il posto di lavoro a quante più persone possibili, anche se piccole le sconfitte mi fanno male. E a me oltretutto non piace perdere.

Una domanda sul Giancarlo privato: perché questa passione per il basket?

Io ho giocato a calcio (malissimo) fino a circa 20 anni. Ma Forlì è una piazza storica del basket fin dagli anni ’50 e ’60. La passione per questo sport nasce casualmente con mia moglie: all’epoca non eravamo ancora sposati, l’ho conosciuta sui banchi di ragioneria e abbiamo condiviso la passione per il calcio e per il basket. L’ho portata ovunque a seguire il Cesena, quando era in serie A e poi in serie B, e lei ha avuto la pazienza di seguirmi. Ma il basket è stata una passione condivisa fin da subito, da giovani e lei era più contenta di seguire questo sport, tanto che veniva volentieri alle partite. Pochi anni fa, a fronte del fallimento della società Forlivese di basket (che si era già ritirata dal campionato di A2), ho coinvolto altri soci e abbiamo rifondato la Unieuro Forlì ossia Pallacanestro Forlì. Questa passione coinvolge non solo mia moglie ma anche mio figlio e oltre 4mila persone ogni domenica presenti al palazzetto. Anche questo è un modo in cui Unieuro ha voluto restituire qualcosa alla città di Forlì per ringraziarla.

In tutti questi anni, non ti è mai venuta voglia di fare altro?

No. Magari ho anche avuto la possibilità di farlo. Ma mi guida la passione e la dedizione al lavoro, che mi hanno legato fin da subito all’azienda e che mi hanno portato a mettermi in gioco totalmente per per dare il mio contributo, giorno per giorno. Anche per rispetto di tutte le persone che lavorano, collaborano e hanno una partnership di qualsiasi tipo con Unieuro. Tutto ciò mi ha sempre stimolato e spinto nel percorso di crescita professionale, di cui forse si intravede la fine ma solo perché ho la fortuna di avere sposato una persona come me e ci accontentiamo di ciò che abbiamo costruito e avuto; non faccio il modesto, non ho problemi ad ammettere che ho avuto tanto dalla vita. Ma intravedo la fine perché non capisco il motivo per cui tanti imprenditori, manager o dirigenti vogliano rimanere attaccati alla poltrona. Per me è un errore: a un certo punto, qualcun altro deve prendere il posto perché le persone devono avere l’opportunità di dimostrare il loro valore. Bisogna dare spazio per fare crescere le persone e affrontare il cambiamento con professionalità e convinzione. Spero di avere la forza di fare questo passo. Da parte mia posso solo dire grazie a tutti perché non avrei raggiunti i miei sogni senza le persone con cui lavoro, tutte, la mia famiglia (mia moglie che ha fatto grandi sacrifici per 41 anni e mi ha accompagnato), mio figlio che da 28 anni mi è accanto e per me è stato importante e tutta la famiglia Silvestrini, per le opportunità. A questi aggiungo oltre 5.700 nomi: sono i dipendenti di Unieuro che quotidianamente danno il massimo.

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