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Leggiamo la notizia e chiediamo subito ai nostri referenti in Sony se davvero l’azienda ha intenzione di dare forfait all’appuntamento berlinese di Ifa 2022. Riceviamo della sede italiana a stretto giro di mail la posizione ufficiale dell’azienda giapponese:

“Sony ha deciso di non esporre all’IFA 2022. In considerazione del fatto che il mondo si è fortemente spostato verso modalità e opportunità di comunicazione digitali e online, Sony comunicherà le notizie relative ai propri prodotti in modalità che possano raggiungere una audience più ampia”.

Poche righe, una manciata, ma che danno la dimensione del fenomeno. Le fiere devono riprendere in mano il loro ruolo di catalizzatore dell’attenzione degli addetti ai lavori e del pubblico. Devono tornare una piazza nella quale lo scambio, l’interazione, l’opportunità e il business si fondono tra gli stand. La scelta di Sony incita a ragionamento a tutto tondo.

Su Ifa non possiamo che spendere lodi. Coraggiosamente nell’anno peggiore, il 2020, ha realizzato una fiera ibrida decente. Il talento pugnace dell’ente Messe Berling che organizza Ifa si è reificato in un evento minimal ma comunque in presenza, seppure per poche centinaia di invitati.

Nel 2021 Ifa ha dolorosamente deciso di saltare al 2022. Nella recente presentazione degli appuntamenti che costituiranno l’appuntamento di quest’anno (e che abbiamo descritto in questo approfondimento) si legge la volontà di riportare la fiera ai ritmi pre-pandemia. Una chimera? No, un progetto ambizioso ma raggiungibile.

Le fiere come Ifa sono importanti, fondamentali, ma devono esserci con continuità, coerenza e focalizzazione. Non basta farle: dopo la pacca sulla spalla e il “bravi, siete stati coraggiosi”, le aziende iniziano a valutare parametri complessi come Kpi, Roi e così via. E quindi come scrive Sony si cerca di cogliere “opportunità di comunicazione digitali e online” che “possano raggiungere una audience più ampia”. Nel nostro piccolo, il format iGizmo Show è nato proprio sulla scia di questi ragionamenti. Ma è solo un prodotto editoriale, non una fiera.

Ifa è LA fiera dell’elettronica di consumo in Europa e nel mondo. Avviene nel periodo perfetto per la consumer electronics e deve essere supportata. Ciò che non dice Sony è che si tratta del primo forfait di un “big”, ossia di un brand che occupava un intero padiglione di Ifa.

Ifa 2022 si merita di ottenere il massimo del rendimento, in termini di presenza e di audience. L’ominicanalità, che iGizmo.it (e il suo editore Nelson) attuano con il combinato dato dalla testata cartacea Touch Journal, è lo strumento che potrebbe rinnovare le fiere. La simbiosi tra digitale e fisico è un esercizio impegnativo ma obbligatorio: bisogna sperimentare e trovare il giusto equilibrio.

Noi siamo dalla parte di Ifa 2022. Prendiamo atto della portata non quantificabile e del significato profondo della scelta di Sony, è doveroso rispettare ogni scelta. Le aziende sanno come e cosa vogliono fare per raggiungere gli obiettivi che si sono posti. Però una fiera come Ifa merita anche un atto di adesione, di sostegno e di responsabilità se non per ciò che ha dato all’industria dal 1938 (ricordiamo che è stata inaugurata da Albert Einstein), quantomeno per quello che potrà fare in futuro.

E per guardare avanti, le aziende devono essere pronte e aperte a supportare l’evento. A sua volta l’evento deve capire il momento storico ed essere il più coinvolgente possibile, a costo di investire nella discontinuità.

In questi giorni si vocifera di altri brand che potrebbero scegliere strade diverse, proprie, rispetto a Ifa per intercettare addetti ai lavori e buyer. La fiera è chiamata a ribadire quanto sia importante creare occasioni perché gli utenti possano davvero vedere dal vivo i prodotti, toccarli e sperimentarli. Cosa impossibile in digitale. E persino negli eventi ristretti, di solito riservati ai partner.

Dunque, cara Ifa 2022 in questi tempi così veloci e nel quale sembra che tutto sia surrogabile, ci viene alla mente Lucio Dalla come motivazione perché le fiere sono un “must” e il maggior numero di brand è bene sia presente:

“E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io”.