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Non è un periodo facile per Netflix. Non tanto per avere perso circa 200mila abbonati, una percentuale così piccola rispetto ai circa 200 milioni di abbonati che può essere solo considerata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso che si è riempito nel tempo di tante, forse troppe problematiche. Dalla condivisione degli account, sui quali Netflix vuole prendere seri provvedimenti ma senza convincere e rassicurare Wall Street. Non foss’altro perché è stato un mezzo per ampliare la platea della piattaforma di streaming e stimolare la crescita. Ora però il “re è nudo” ed è necessario rassicurare i mercati.

Che reagiscono molto male alle ammissioni che è necessario bloccare lo sharing dell’account, ossia fare pagare la categoria di utenti che sfrutta l’accesso pagato da un altro utente. I mercati si diceva: le azioni della società sono scese del 36% subito dopo i risultati e di oltre il 34% a livello consolidato. Questa la reazione il giorno successivo in cui Netflix ha dichiarato che avrebbe chiesto agli abbonati, che condividono i propri account con persone al di fuori delle loro famiglie, di pagare un sovrapprezzo. La piattaforma ha mosso chiare accuse alla condivisione delle password, attività che, almeno in parte, è la causa del mancato raggiungimento degli obiettivi di crescita degli abbonati.

L’entità degli account condivisi, stimati in 100 milioni in tutto il mondo, di cui 30 milioni negli Stati Uniti e in Canada, è stata di per sé un segnale di avvertimento.

L’analista Michael Nathanson ha scritto che la repressione della condivisione delle password segnala che Netflix sta combattendo contro i mulini a vento, ossia si sta mettendo contro i 221,6 milioni di abbonati. “Qualsiasi azienda che non c’entra gli obiettivi in termini di abbonati ed entrate dovrebbe essere un po’ più nervosa”, ha scritto l’analista.

Il Chief Operating Officer di Netflix, Gregory Peters, ha spiegato agli investitori che la società non interromperà la condivisione di un abbonato con i familiari. “Ma ti chiederemo di pagare un po’ di più per poter condividere con loro e in modo che ottenga il vantaggio e il valore del servizio, ma otteniamo anche le entrate associate a quella visione”.

Netflix sta lavorando sulla questione da due anni e conducendo dei test. A marzo, Netflix ha iniziato ad addebitare agli utenti in Cile, Costa Rica e Perù un costo aggiuntivo per condividere i propri account con un massimo di due persone. La società ha dichiarato che prevede di introdurre la nuova tariffa per la condivisione delle password a livello globale, entro un anno. Quindi il grande cambiamento avverrà nel 2023.

“Non crediamo che questa strategia sarà la panacea che alcuni investitori hanno delineato negli ultimi anni”, ha affermato l’analista di Morningstar Neil Macker. “Netflix potrebbe essere in grado di spremere qualche dollaro in più da alcune delle famiglie primarie, ma pensiamo che altre considereranno la nuova quota di condivisione come un altro aumento e cancellazione dei prezzi”.

Altri hanno semplicemente deriso l’idea che la condivisione della password rappresentasse la perdita di 200.000 abbonati di Netflix nel primo trimestre e prevede che è solo l’inizio, con previsioni di perdita di ancora più membri in primavera.

“Sembra più una scusa per le scarse prestazioni che altro”, ha affermato Manuel Muhl, analista di DZ Bank AG. “La condivisione delle password è un problema da anni, questo non può essere citato come un motivo valido per deludere la crescita degli utenti”.

Nel frattempo da Bloomberg emerge un altro allarme, questa volta dagli inserzionisti. I quali chiedono una maggiore chiarezza sui dettagli dei risultati in advertising con metriche e sistemi di misurazione semplice, certi e accessibili. Netflix sta dunque pensando a nuove soluzioni per ridurre l’opacità dei dati effettivi che sono messi a disposizione del pubblico. L’audience è sempre stato una questione spinosa per qualsiasi servizio di streaming video. Ma considerando tutto, forse per Netflix è giunta l’ora di fare chiarezza anche su questo aspetto.