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Huawei P20 Pro: descrizione approfondita del reparto fotografico e analisi di 30 scatti

Abbiamo provato il P20 Pro in lungo e in largo in questi giorni. Soprattutto per la parte fotografica, che è la vera protagonista del nuovo flagship di Huawei e merita un focus approfondito.

Sì, perché le tre fotocamere posteriori rendono unico lo smartphone e quindi abbiamo preferito concentrarci su un uso ripetuto e costante per capire realmente i vantaggi dati dalla somma dello schema ottico Leica e del software con intelligenza artificiale (machine learning) supportato dal processore Kirin 970.

Fin dai primi scatti ci si rende conto che il P20 Pro ha un passo ben diverso rispetto sia ai precedenti Huawei, sia ai modelli in commercio. Il punteggio di Dxomark, che lo decreta il migliore smartphone fotografico oggi in commercio, non può che essere lo stimolo per usare lungamente il telefono e vederlo all’opera nel medio periodo superando la fretta delle impressioni a caldo.

Superati i primi giorni d’uso, quando l’entusiasmo spesso sovrasta un approccio razionale e concreto, ci siamo fatti trasportare dall’ondata razionale successiva per analizzare nel corso del tempo come il flagship si comporta. Ecco dunque che abbiamo fatto quasi 200 scatti: prima constatazione, il P20 Pro mantiene la promessa e si rivela sempre esaltante nel risultato finale dell’immagine che si ottiene.

A conferma del fatto che alla base delle scelte tecnologiche di Huawei c’è sostanza fotografica. O, per meglio dire, c’è una piattaforma capace di garantire senza fallo scatti di altissimo livello in qualsiasi situazione ci si trovi, con risultati professionali senza alcun tipo di sforzo.

In questo focus vi proponiamo una scelta degli scatti che abbiamo raccolto, molti dei quali sono corredati anche dall’istogramma e dalla misurazione della luminosità ambientale. Ma siamo aperti a qualsiasi vostra richiesta: se siete curiosi di sapere come il P20 Pro si comporta in una specifica situazione, chiedetecela. Pubblicheremo lo scatto in base alle vostre richieste.

Tre ottiche di Leica Summilux

Huawei ha portato a un nuovo livello di complessità e qualità il comparto telefonico integrato negli smartphone. Le tre ottiche del P20 Pro hanno tutte le carte in regola per decretare un momento di discontinuità nell’imaging mobile. Non solo per il numero di sensori ma per l’utilizzo simbiotico che Huawei ha ideato.

  • La camera principale ha una dimensione di 1/1,78″ e ha una dimensione circa doppia a quella della fotocamera del Galaxy S9/S9+ che è di 1/2,55″. Tuttavia è meno “veloce” perché Samsung ha scelto un’ottica con apertura f/1.5 mentre quella del P20 Pro è f/1.8. Il sensore da 40 Mpixel di tipo Rgb è capace di catturare circa il 20% in più di luce rispetto ai sensori integrati sugli altri smartphone top di gamma in virtù della sua dimensione e struttura.
  • Il sensore principale da 40 Mpixel sfrutta una struttura con schema Bayer a quatto segmenti che organizza il sensore fotografico raggruppando i pixel in blocchi di quattro (unità 2×2) per aumentare la quantità di informazioni complessive raccolte nello scatto, tra cui luminosità, dettaglio, rumore e così via, al fine di restituire una superiore qualità fotografica per singolo punto dell’immagine. Questo significa che il sensore da 40 Mpixel in realtà produce immagini da 10 Mpixel ma con una texture e una precisione superiore rispetto agli altri smartphone.
  • Il sensore monocromatico (bianco/nero) che opera in tandem e assiste da sempre quello Rgb nello schema Leica di Huawei è da 20 Mpixel e vanta un’apertura f/1.6 che gli permette di avere una sensibilità superiore in ogni situazione, in modo particolare in condizioni di scarsa luminosità. Lo scatto Rgb è sommato a quello b/n e quest’ultimo integra le informazioni relative alle condizioni di luce.
  • Il terzo sensore è la vera novità. È da 8 Mpixel (f/2.4) e a differenza degli altri due che hanno una lunghezza focale equivalente di 27 mm, in questo caso è da 80 mm (sempre equivalente). È quindi di tipo telephoto e consente di arrivare allo zoom ottico di circa 3x e digitale fino a 5x. Il sistema di stabilizzazione è impiegato su questo sensore e sul principale.
  • Il tutto è dato in pasto al nuovo Isp dedicato all’imaging che opera in sinergia con le doti del Kirin 970: in questo approfondimento abbiamo risposto alle più comuni domande su come e perché il Kirin 970 e l’intelligenza artificiale cambiano la fotografia sullo smartphone.

Attraverso questo impianto, il P20 Pro si trova perfettamente a suo agio sia nella produzione di effetti bokeh, sia soprattutto in condizioni di bassa luminosità dove il rumore fotografico è ridotto ai minimi termini se comparato con gli altri modelli top di gamma.

Non solo, anche la fedeltà complessiva dei colori e l’equilibrio cromatico sono preservati nelle immagini del Huawei, a differenza di altri smartphone dove si tende, in modo particolare al buio o con scarsa luce, a sovraesporre l’immagine andando così quasi a “bruciare” i punti più chiari della foto.

Aggiungiamo la messa a fuoco, ottenuta dal sistema ibrido a rilevamento di fase e con puntatore al laser. Il Kirin 970 sceglie il metodo migliore in base alle condizioni di scatto. Questo si traduce in un autofocus rapidissimo. Chiudiamo la descrizione citando l’illuminatore a doppio led con calibrazione automatica dell’intensità evita in modo efficace gli aloni.

Modalità di scatto

L’app di gestione della fotocamera può magari non risultare particolarmente sofisticata a livello grafico, tuttavia offre un’elevata semplicità e duttilità di utilizzo e si rivela potente, affidabile e veloce. Caratteristiche che la rendono perfettamente riuscita. L’impostazione ricalca quanto già visto su altri modelli di Huawei: nella parte inferiore un menu a carosello permette di scegliere il tipo di scatto; poco sotto c’è il pulsante per scattare in mezzo tra il collegamento alla galleria fotografica e al pulsante per attivare il sensore per i selfie; sopra i pulsanti per flash, temperatura della foto, effetti di profondità e le impostazioni.

Un cerchietto mostra i valori dello zoom. La configurazione ideale per il P20 Pro è tenendo il dispositivo in senso orizzontale con la mano destra che impugna la parte inferiore dello scatto, ossia la zona della porta Usb-C. Anche per questo le scritte posteriori sono girate rispetto allo sviluppo della scocca del P20 e lo schema ottico è strutturato in senso verticale.

Tornando all’app. La modalità Master AI, che determina in automatico la migliore configurazione della fotocamera sulla base di 19 scenari, è attiva solo in modalità Foto. Cambiando si perde questa funzione ma rimane attiva l’intelligenza artificiale del Kirin 970, solo virata alla specifica modalità.

Per esempio, nel caso di Ritratto il processore interviene a supporto della modalità illuminazione. Toccando l’icona a forma di sfera, si può scegliere come virare gli effetti che danno tono al viso della persona inquadrata. Invece nella modalità Pro il Kirin permette di visualizzare in modo fedele sul display come sarà l’immagine finale sulla base di come si configurano manualmente le varie opzioni di scatto.

Alla voce Altro si trovano altri effetti aggiuntivi per conferire sempre maggiore creatività alle immagini. Peccato che la modalità Hdr sia prevista solo come opzioni in questo pannello e non sia configurabile in modalità Foto, che è invece affidata alle scelte del Kirin 970.

Prove di scatto

Qui di seguito abbiamo creato una serie di gallerie che mostrano le doti fotografiche del P20 Pro. Chiudiamo la pagina con il punteggio dato da Dxomark che riassume bene le doti fotografiche di questo smartphone. In questa sede però vogliamo dare testimonianza della nostra esperienza diretta e lasciare a voi piena libertà di movimento tra le foto per giudicare i risultati.

Conclusioni

La sensazione, anche dopo due settimane d’utilizzo, è di avere tra le mani uno smartphone con una potenza incredibile ma ancora non del tutto espressa al suo 100%. O, meglio, le potenzialità offerte dalla release software presente sembrano ancora da affinare rispetto a quanto il P20 Pro può davvero offrire. E qui subentra il compito di Huawei di sviluppare nel tempo update di Android+Emui capaci di trarre il massimo beneficio da un pacchetto hardware che, allo stato attuale, è quanto di meglio si possa trovare sul mercato.

Detto questo, la fotocamera si descrive con una parola: esaltante. Le doti fotografiche del Pro incitano a sfruttare al massimo i tre sensori posteriori capaci di restituire scatti che spesso e volentieri lasciano a bocca aperta. Sia per la semplicità e l’immediatezza con cui si ottengono (in fondo è un punta e clicca), sia per la qualità pazzesca delle foto. Il livello di dettaglio, la precisione dei colori, il rispetto della scena sono tutti elementi che generano e ri-generano la voglia di scattare con il P20 Pro.

I risultati più eclatanti si ottengono con piena luce: anche in situazioni complicate, le foto sono precise, le linee risultano ben definite e i dettagli sono eclatanti. Non si notano nemmeno artefatti nelle zone più scure o più chiare, come per esempio nel caso di quanto si fotografa il cielo. Se in questa situazione le immagini perfette per saturazione e contrasto, in caso di scarsa luminosità i tre sensori del Pro fanno la differenza. A prima vista le immagini posso apparire meno “accese” rispetto ad altri smartphone. Ma è meglio non farsi trarre in inganno, perché per prima cosa il P20 Pro mantiene invariata la scena e il suo contesto, evitando di amplificare eccessivamente lo scatto con la risultante che si perdono dettagli, si esasperano le zone più chiare e si introduce rumore di fondo.

In sostanza, si ottengono foto più veritiere e dettagliate e meno sovraesposte. Arriviamo poi allo zoom, dove ci siamo concentrati maggiormente perché è la vera novità. Ne proponiamo parecchie proprio perché è l’aspetto che più ci ha colpiti per la qualità di dettaglio soprattutto con l’ingrandimento 3x. C’è anche il bokeh che è stato migliorato. Non lo dimentichiamo ma si tratta “solo” di un miglioramento del già eccellente supporto offerto dal Mate 10 Pro. Nel caso del P20 Pro raggiunge un livello di precisione e di qualità, soprattuto per rispetto dell’incarnato, da essere il migliore oggi ottenibile con uno smartphone.

Per chi volesse infine approfondire i dettagli di alcune delle foto più significative scattate in questa sede, vi proponiamo gli istogrammi e i dettagli di ciascuno scatto.

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