DIFUZED

Dalla Huawei Developer Conference 2020 ci si aspettavano annunci di grande rilievo. Richard Yu, a capo della divisione consumer del brand, non ha tradito le attese e ha confermato che HarmonyOS arriverà sui primi smartphone nel corso del 2021.

Dal campus di Huawei a Shongshan Lake, nella città di Dongguan, il Ceo del Consumer Business Group ha puntato l’accento sull’ecosistema, fedele alla filosofia 1+8+N, e ha svelato i piani futuri per sostituire progressivamente Android con il sistema operativo proprietario HarmonyOS. L’annuncio, più che fare scalpore e prendere in contropiede, conferma la volontà di Huawei di rendersi sempre più indipendente da fornitori esterni e dà un senso preciso ai tasselli del puzzle mostrati e alle mosse compiute nell’ultimo anno dall’azienda. L’approccio sovrano e autonomo si è reso necessario per il continuo restringimento del perimetro d’azione imposto dal bando di Trump negli Stati Uniti. E finché ci sarà questo Presidente a impugnare la bandiera a stelle e strisce, difficilmente il brand cinese potrà sperare in un allentamento delle sanzioni e del regime stringente. Le fiches sono tutte puntate sul candidato Joe Biden, attualmente in vantaggio su Trump (ricordiamo, la cui vocazione conflittuale con Huawei deriva anche da fattori personali).

L’annuncio di Richard Yu concretizza un percorso iniziato diversi anni fa, che nel 2019 ha acquisito maggior spessore e focus per via della situazione contingente di mercato e ora diventa un progetto con un orizzonte preciso e una roadmap definita. HarmonyOS 2.0 è già stato messo a disposizione in versione beta agli sviluppatori, insieme con l’apposito kit destinato alla creazione di applicazioni. È già disponibile quello per l’IoT; l’edizione per smartphone è prevista entro dicembre.

L’aspetto interessante di HarmonyOS non è tanto quello che andrà a sostituire Android. Non si può dire che sia premiante per gli smartphone di Huawei poter contare “solo” sulla versione open source di Android. L’hardware e le feature che la serie P40, per esempio, mettono a disposizione sono tali che meritano un sistema operativo capace di sfruttare al massimo le doti prestazionali. A fronte di questa situazione obbligata, il brand ha investito in una piattaforma proprietaria, ossia la Huawei Mobile Services (Hms), per adattare le app per Android e costruirne di nuove. E la porta d’ingresso della piattaforma è AppGallery, in costante espansione e miglioramento. Su un limite, Huawei ci ha costruito un’opportunità: “Se la vita ti dà limoni, fatti una limonata”, è uso dire negli Stati Uniti.

HarmonyOS poggia su solide fondamenta

Hms e AppGallery sono le prime pietre fondanti di HarmonyOS 2.0, che arriverà già ricco di una buona dote di applicazioni e strumenti. Anche grazie all’attuale sforzo profuso da Huawei. A ulteriore suggello delle potenzialità di questo sistema operativo, si tenga presente che è stato studiato per operare in modo omogeneo su dispositivi mobili, automobili, wearable e Tv.

Richard Yu è stato più che possibilista: “A partire dal 10 settembre, HarmonyOS sarà open per i dispositivi IoT con memoria da 128 KB a 128 MB, come smart TV, smartwatch, automobili, tablet e altro ancora. Ad aprile 2021, sarà open per i dispositivi con memoria da 128 MB a 4 GB. A partire da ottobre 2021, HarmonyOS sarà aperto per i device superiori a 4 GB”.

Yu sta parlando della piattaforma OpenHarmony, destinata a chiunque voglia adottarla nei propri dispositivi (un po’ come Android open source). Da questa frase si evince che il nuovo sistema operativo potrebbe arrivare sui primi smartphone (persino di altri brand, magari cinesi), evidentemente quelli di fascia più bassa, già dalla seconda metà del prossimo anno. Va da sè che HarmonyOS 2.0 sarà anche proposta in una edizione specifica per i dispositivi di Huawei. E l’azienda potrebbe iniziare a testarla sul campo sui primi smartphone e tablet nel corso del 2021, verosimilmente a iniziare dalla Cina (che nel Q2 2020 ha pesato per circa il 70% degli oltre 56 milioni di smartphone distribuiti). Non foss’altro per creare la scia e trainare i partner.

Richard Yu ha precisato anche che HarmonyOS non sarà un mero rimpiazzo di Android. Tutt’altro: il Ceo ha spiegato che il sistema operativo è stato progettato per offrire servizi e funzioni a valore aggiunto ai consumatori. A iniziare dalla privacy, ha tenuto a precisare il manager.

Il valore aggiunto principale è rappresentato dall’interfaccia Emui 11, ufficializzata in occasione della Hdc e che sta arrivando come aggiornamento sugli smartphone. Il nuovo ambiente permette di semplificare il dialogo con i dispositivi IoT basati su HarmonyOS.

Su HarmonyOS la Emui 11 permetterà un utilizzo senza frizioni e in modo automatico con l’ecosistema di Huawei. Nel frattempo l’interfaccia sarà installata sugli smartphone con Android per proporre la nuova esperienza di utilizzo.

I miglioramenti della versione 11 spaziano dalla nuova grafica, con animazioni rinnovate e un’impostazione più intuitiva e appagante delle funzioni, alle nuove grafiche per l’Always On Display. Le applicazioni proprietarie di Huawei adottano già la nuova impostazione minimal ed elegante, mentre nell’ottica di elevare la produttività è stato rinnovato il multiwindow, che consente di tenere attive più app in contemporanea. Altri interventi riguardano il potenziamento dell’interazione tra gli smartphone e i portatili di Huawei attraverso il software PC Manager per Windows e l’aggiunta dell’applicazione Meetime per le videocall tra dispositivi Huawei. Non manca nemmeno l’assistente vocale Celia, con cui si possono controllare gli strumenti integrati nella Emui 11. Citiamo, infine, la nuova modalità di visualizzazione delle immagini, per raggrupparle in base al mese o al giorno, e l’indicazione sulla barra di stato delle app che usano funzioni afferenti al tema privacy.

HarmonyOS e la celebrazione di Huawei Hms

L’ultimo grande tassello su cui si poggia HarmonyOS è l’cosistema Huawei Mobile Services (Hms). Richard Yu ha ribadito che AppGallery è il terzo store di app al mondo. Anche in virtù del fatto che può vantare oltre 1,8 milioni di sviluppatori registrati in 170 Paesi.

I dati aggiornati di AppGallery recitano: oltre 96mila app integrate con Hms Core e oltre 490 milioni di utenti attivi a livello globale. Tra gennaio e agosto è stato raggiunto il record di 261 miliardi di download.

Richard Yu detta altri dati: “in questi momenti così sfidanti, abbiamo spedito oltre 105 milioni di smartphone nel primo semestre del 2020 per un fatturato di oltre 37 miliardi di dollari”. Nel 2019 sono state inviate 240 milioni di unità per oltre 67 miliardi di dollari. Dice il Ceo: “Il nostro business sta crescendo rapidamente: in alcuni segmenti stiamo ottenendo incrementi del 100%”.

Un esempio di crescita è ancora Hms. Le funzioni Core 5.0 sono passate da 14 kit di sviluppo a 56 kit in un solo anno e le Api da 885 a 12.981 coprendo sette aree principali e supportando gli sviluppatori nell’innovare maggiormente e semplificare il processo di sviluppo.

Huawei cita esempi dei kit che sono stati coinvolti in questo processo di epsansione: quello della grafica, per elevare la qualità dell’immagine, l’esperienza e l’efficienza del rendering; quello per la localizzazione, al fine di fornire un rilevamento della posizione con precisione al centimetro, a volte fino al millimetro, a seconda della situazione.

In vista di HarmonyOS, il brand cinese si è impegnato ad aprire completamente le risorse software e hardware. Il che significa permettere agli sviluppatori un pieno accesso ai servizi di base, come la navigazione, la ricerca, le mappe, i software per i pagamenti e i kit pubblicitari, per accelerare lo sviluppo di app. Allo stesso modo, ai developer è concesso di sfruttare le doti hardware delle fotocamere, per esempio, per le mappe AR, gli strumenti di comunicazione e trasmissione, nonché le principali funzionalità di protezione di privacy e sicurezza. L’obiettivo dichiarato è fornire agli sviluppatori quante più possibilità per creare una nuova generazione di applicazioni ancora più sofisticate e curate.

In ottica futura, Huawei ha confermato l’impegno ad ampliare i servizi per gli sviluppatori. Il brand sta costruendo tre laboratori globali per la cooperazione ecosistemica con i partner in Russia, Polonia e Germania. In questi laboratori saranno messe a disposizione le risorse per i developer e le piattaforme di abilitazione, test e certificazione. Altri cinque centri di servizi per sviluppatori saranno anche costruiti in Romania, Malesia, Egitto, Messico e Russia, anche nell’ottica di offrire servizi locali.