zuckerberg Facebook
IWS21

C’era una volta un’aura di magia che ammantava la Silicon Valley, un luogo in cui incanto e la potenza del mito riecheggiavano in ogni dove. Storie di società ora multimiliardarie costruiti nei garage, ragazzi fuggiti dai college a capo di grandi multinazionali. Le gesta e le imprese dei protagonisti di quel regno dorato, da Facebook a Google, passando per Amazon e decine di nomi noti, almeno fino ai primi anni del duemila, hanno assunto quasi i contorni di veri poemi epici e alimentato i sogni di chi, della Silicon Valley, ne avrebbe voluto un pezzetto, anche a chilometri di distanza.

Oggi le cose sono cambiate. Persa per strada pezzo dopo pezzo l’incanto e l’illusione, tra l’opinione pubblica serpeggia semmai un sentimento di sfiducia e sospetto nei confronti delle big tech della Silicon Valley, ormai lontane parenti delle aziende giovani e snelle che erano, semmai sempre più simili a bulldozer in grado di sconquassare il mercato, ricostruirlo a proprio piacimento finanche a conquistarlo a mani basse.

Google, Facebook e gli altri sono cresciuti a ritmi impressionanti e ormai incontrastati, seguendo percorsi che sembrano tracciati dal fato ma che in realtà hanno alternato luci accecanti a ombre oscure. Dalla privacy al pagamento dei contributi, dalla gestione dei dati alle interferenze politiche, i big della tecnologia sono al centro del dibattito pubblico ormai da anni.

Facebook di nuovo sotto i riflettori

Dopo l’affaire Cambridge Analytica e i vari scivoloni sulla privacy, Facebook è da anni sotto indagine da parte della Federal Trade Commission (Ftc), l’agenzia federale che sorveglia il commercio. Non è l’unico ente ad avere nel mirino il colosso di Zuckerberg, che negli anni è diventato ancora più imponente grazie all’acquisizione di Instagram e Whatsapp. Ci sono infatti diverse procure degli Stati dell’Unione che stanno conducendo indagini per portare Zuckerberg in tribunale.

Questa volta l’accusa dunque parte da più fronti, coordinati dall’Attoreny General di New York Letitia James e pone al centro della questione l’espansione di Facebook, ormai assimilabile a un vero e proprio monopolio. Se ne parla da un po’, a dire il vero, ma per la prima volta la questione potrebbe passare sotto la lente legislativa e quindi ordinare al colosso di lasciare qualche pezzo per strada – leggasi, Instagram e Whatsapp.

Era stata la stessa Ftc ad approvare l’acquisizione di Instagram meno di dieci anni fa, eppure molto è cambiato sia in termini di crescita degli utenti sia in merito alla percezione dei big player di Internet, come dicevamo in apertura. Tra l’altro, pochi mesi fa sono emersi documenti che svelano come Zuckerberg stesso vedesse in Instagram una minaccia alla presenza sul mercato di Facebook, da lì la necessità di acquisirla. Informazioni preziose che, all’epoca dell’acquisizione, non erano nelle mani degli addetti della Ftc.

I tempi burocratici sono biblici, dunque al momento non ci sono cambiamenti in vista. Anche perché, se la corte ordinasse davvero la scissione, essa non avverrebbe prima di aver tentato tutte le vie, dai ricorsi agli appelli.