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FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico) 2.0: il Garante Privacy interviene contro 18 Regioni e 2 Province autonome

FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico) 2.0: duro intervento da parte del Garante Privacy che ha varato procedimenti contro 18 Regioni e 2 Province autonome, intervenendo per tutelare i diritti di tutti gli assistiti italiani coinvolti nel trattamento dei dati sulla salute. Ma andiamo con ordine.

FSE: obiettivi, a cosa serve e date

Il Fascicolo Sanitario Elettronico è stato messo in piedi con l’obiettivo di ridurre la burocrazia in ambito sanitario, pur assicurando che le informazioni caricate siano protette da privacy e non erogate a soggetti terzi. Ogni cittadino può decidere di oscurare ciò che vuole mantenere riservato. E fino al prossimo 30 giugno è possibile anche negare il proprio consenso all’inserimento del proprio FSE dei documenti sanitari risalenti a eventi clinici antecedenti al 19 maggio 2020. Lo strumento – che permetterà di prenotare visite, consultare referti, pagare ticket sanitari attraverso la piattaforma Pago PA o App IO e cambiare medico di base – dovrebbe essere operativo in tutta Italia entro la fine del corrente anno per quattro prestazioni principali: la prenotazione di esami e visite, il pagamento di ticket sanitari, la consultazione dei referti medici e anche la scelta o il cambiamento del medico di base. Non solo. La road map prevede che entro il 2026 tutte le Regioni dovranno usarlo ed entro il 2030 tutti i cittadini dovranno poter accedere ai propri dati. 

Garante privacy: l’istruttoria a tutela degli assistiti

Ciò premesso, praticamente a ridosso della suddetta data del 30 giugno, il Garante Privacy ha notificato a 18 Regioni e alle Province autonome di Bolzano e Trento l’avvio di procedimenti correttivi e sanzionatori per le numerose violazioni riscontrate nell’attuazione della nuova disciplina sul Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, introdotta con il decreto del Ministero della salute del 7 settembre 2023.

Nei giorni precedenti la grave situazione e l’urgenza di interventi correttivi era stata segnalata al presidente del xonsiglio e al ministro della Salute.  Gli esiti dell’attività istruttoria sul Fascicolo Sanitario Elettronico, avviata alla fine di gennaio, hanno mostrato che 18 Regioni e le due Province autonome della Regione Trentino Alto Adige – non essendo in linea con quanto contenuto nel decreto del 7 settembre 2023 – hanno modificato, anche significativamente, il modello di informativa predisposto dal Ministero, previo parere del Garante, che avrebbe dovuto essere adottato su tutto il territorio nazionale. Le difformità riscontrate hanno reso evidente che alcuni diritti (come ad esempio oscuramento, delega, consenso specifico) e misure (di sicurezza, livelli di accesso differenziati, qualità dei dati) introdotte dal decreto, proprio a tutela dei pazienti, non sono garantite in modo uniforme in tutto il Paese. Oppure sono esercitabili ed esigibili solo dagli assistiti di talune Regioni e Province autonome, con un potenziale e significativo effetto discriminatorio sugli assistiti. Tale disomogeneità contraddice inoltre lo spirito della riforma del FSE 2.0 volta a introdurre misure, garanzie e responsabilità omogenee sul tutto il territorio nazionale, rischiando così di compromettere anche la funzionalità, l’interoperabilità e l’efficienza del sistema. Le violazioni nelle quali sono incorse Regioni e Province autonome, con diversi livelli di gravità e responsabilità, possono comportare l’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento Europeo.

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