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PALADONE

Filiera delle Telecomunicazioni in Italia: Asstel-Assotelecomunicazioni e le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno l’edizione 2022 del rapporto, elaborato dagli “Osservatori Digital Innovation” della School of Management del Politecnico di Milano. Un paper che delinea in maniera evidente, oltre allo stato dell’arte del settore, la necessità di una politica industriale ad ampio spettro in campo europeo.

La crescita di America e Asia

Il Rapporto sulla Filiera delle Telecomunicazioni in Italia evidenzia l’importanza delle Tlc a livello globale, le dinamiche di dettaglio del mercato italiano e le prospettive future in termini di servizi per i cittadini, le imprese e la Pubblica Amministrazione. “La filiera tlc è strategica sotto tre aspetti: il valore sociale in termini di connettività̀ e servizi per la popolazione, il valore industriale grazie alla possibilità̀ di abilitare molteplici servizi per le imprese e la pubblica amministrazione, il valore economico generato. Tuttavia, le dinamiche in atto nel mercato differiscono significativamente a seconda delle aree geografiche, a partire dalle abitudini diverse per l’acquisto di servizi digitali per i consumatori americani ed asiatici rispetto a quelli europei, e da una regolamentazione europea stringente che si riflette su una maggiore frammentazione del mercato”, ha esordito Massimo Sarmi, Presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni. “La differenza di crescita del mercato europeo rispetto ad America ed Asia è particolarmente avvertita in Italia. Infatti, i ricavi del settore delle telecomunicazioni hanno registrato le maggiori riduzioni in Europa, pari ad un terzo del loro valore: da 41,9 del 2010 a 27,9 miliardi di euro del 2021. La dinamica competitiva forte ha portato a un calo dei prezzi del 33,3% dal 2011, e agli interventi sui prezzi regolati. Da ultimo, l’aumento del costo dell’energia. Nel 2021 i consumi hanno superato i 4,3 TWh e collocano il settore tra quelli a maggiore consumo. Tuttavia, poiché le telecomunicazioni non rientrano nella categoria dei cosiddetti settori energivori, non possono accedere alle misure specifiche ad essi dedicati. Peraltro, la costante sensibilità ai consumi energetici ha visto gli operatori investire importi significativi in soluzioni di efficienza, pari a 230 milioni di euro”. Come a dire che per sostenere e favorire lo sviluppo di un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, serve una politica industriale dedicata, portando avanti alcune misure già avviate in ambito europeo e integrandone ulteriori, quali ad esempio: l’introduzione di misure strutturali di mitigazione del costo dell’energia, l’Iva ridotta per i servizi digitali, l’adeguamento dei limiti elettromagnetici, la semplificazione amministrativa, l’assegnazione della banda alta 6 GHz e prevedere una partecipazione delle Big Tech agli investimenti necessari, laddove si trattasse di dover effettuare investimenti aggiuntivi a fronte di specifici incrementi di traffico.

Filiera delle Telecomunicazioni, i dati principali

I dati del Rapporto 2022 sulla Filiera delle Telecomunicazioni hanno evidenziato che il 2021 è stato un anno in cui continuano a crescere i volumi di traffico dati (+15% per il traffico dati fisso, +28% per quello mobile), ma anche di ulteriore peggioramento dei ricavi del settore. Il contesto iper-competitivo ha comportato un ulteriore calo dei prezzi e di conseguenza dei ricavi degli Operatori di Telecomunicazioni: questi ultimi si sono ridotti di 0,6 miliardi di euro raggiungendo 27,9 miliardi, il valore più basso di sempre. Complessivamente, dal 2010 al 2021, i ricavi complessivi hanno fatto registrare un calo del 33%, il radio-mobile del 42%, le comunicazioni fisse del 24%. Tale calo è superiore a quello degli altri principali paesi europei. Gli altri segmenti della filiera mostrano dinamiche diverse anche tra di loro, che esemplificano le profonde trasformazioni in atto nell’ambito dell’offerta dei servizi di comunicazione elettronica e digitali in genere:

i ricavi complessivi degli attori che si occupano di realizzare e gestire le torri per le comunicazioni (per qualunque industry) arrivano a valere 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 7% rispetto al 2020;

il mercato complessivo dei fornitori di apparati di rete (comprensivo quindi sia dei ricavi generati in Italia sia di quelli all’estero, in qualsiasi settore) registra un valore di 3,9 miliardi di euro ed una crescita del 3%, con un’inversione di tendenza rispetto al forte calo subito nel 2020. La crescita si può ricondurre però all’aumento dei ricavi provenienti da settori diversi dalle Tlc;

la vendita dei terminali in Italia vede una ripresa con una crescita del 6%, guadagnando oltre 300 milioni di euro, sostenuta dall’incremento dei prezzi degli smartphone;

il mercato degli operatori di Customer Management vale circa 2,1 miliardi e registra una ripresa (+4%) in contrapposizione alla dinamica vista negli ultimi anni. Il 2021 ha visto una serie di accadimenti eccezionali (es. campagne vaccinali, crescita della gestione dei canali online, ripresa del settore finanziario) che hanno permesso una ripresa dei ricavi per il settore CRM/BPO. La componente legata al settore Telecomunicazioni vede il proprio valore in diminuzione rispetto a quello che accade per le componenti legate alle altre industry.

Gli investimenti e le reti 5G

Nonostante le dinamiche di mercato, proseguono gli investimenti degli operatori tlc in particolare per la costruzione delle reti a banda ultra-larga, radio e in fibra. Nel 2021, gli investimenti di 7,2 miliardi  di euro (oltre 600 milioni di oneri per frequenze) confermano l’incidenza del 26% sul fatturato totale degli Operatori. Rispetto agli investimenti in reti di distribuzione e trasporto delle altre utility il settore telco si conferma quello con il valore maggiore, seppur con ricavi e prezzi in calo da molteplici anni. Anche in prospettiva, gli investimenti sono destinati a essere rilevanti, per raggiungere gli obiettivi del Piano Italia a 1 Giga e realizzare la rete 5G. Secondo i dati 2022 Desi (indice dell’economia e della società digitale), la copertura VHCN (Very High Capacity Network – reti FTTH, FTTB, cable docsis 3.1) a metà 2021 è cresciuta di 10,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma rimane un gap da colmare con la media europea: 44% Ita vs 70% Eu (o 50% media Eu se si considera solo la copertura in fibra e non quella docsis, assente in Italia, che permette la trasmissione dati attraverso il cavo televisivo). Gli investimenti infrastrutturali degli operatori continuano anche nel 2022: dalle prime stime la copertura VHCN delle abitazioni è cresciuta di circa il 20%, e hanno raggiunto a giugno 2022 un valore tra il 50% e il 60%. Per quanto riguarda lo sviluppo delle reti mobili 5G l’Italia si è sempre  dimostrata particolarmente all’avanguardia: è uno dei paesi che per primi hanno completato l’asta per tutte le frequenze a disposizione, è tra i paesi ad aver realizzato il maggior numero di sperimentazioni ed è stata tra i primi a lanciare i servizi commerciali 5G. Sempre secondo quanto emerge dalle analisi Desi 2022, il 5G in Italia copre il 99,7% delle zone abitate, presentando il nostro paese come quello con la maggiore copertura 5G in Europa, superando nettamente il 65,8% della media nell’Unione Europea.