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Facebook permette di zittire un amico per un mese: è davvero una buona idea?

Sembra che la preoccupazione principale di Facebook sia quella di mitigare una serie di comportamenti diventati un po’ fastidiosi, prima che sia troppo tardi. Il rumore di fondo del news feed è diventato spesso eccessivo, quasi fastidioso; fatto che si somma alla crescente volontà delle persone di limitare le notizie dalle fonti e dagli amici concordi con la propria visione del mondo. Un contesto che non fa bene a Facebook, perché si crea una nevrosi sull’effettiva libertà di espressione e si genera l’habitat su cui fioriscono le echo chamber. Eppure Facebook deve evolvere e cambiare a ritmi vertiginosi per adeguarsi alle necessità degli utenti e alle modalità di interazione.

Così ecco che, secondo quanto scrive Techcrunch, è stata eliminata la colonna con le attività in diretta degli amici. Scelta addirittura certificata in una discussione ufficiale sul forum del social network. I motivi, spiega il redattore di Techcrunch, spaziano da una superiore esigenza di privacy fino alla volontà sottesa di spingere gli utenti a sfruttare un più alto numero di funzioni di condivisione. A guadagnarci è il feed, che si conferma essere lo strumento principale di interazione.

Facebook può fare male

Tuttavia anche su questo fronte sono in arrivo delle novità. Secondo quanto anticipato da Facebook, si potranno “ammutolire” gli amici per un periodo di trenta giorni. Una via di mezzo tra il blocco e il nascondi. Si tratta di un modo per togliere il flusso di notizie pubblicate da amici che però non va nella giusta direzione. Non è l’isolamento dalle opinioni altrui che va bloccato, bensì l’educazione a un confronto civile. Boicottare non è mai una soluzione, anche se come difesa da eventuali atteggiamenti noiosi o fastidiosi.

Proprio sulla tolleranza e la libertà di dialogo, nel rispetto altrui, dovrebbe concentrarsi Facebook, non già sul fornire ulteriori soluzioni di isolamento da chi la pensa diversamente. Perché, come ammette lo stesso social network, un uso sbagliato di queste piattaforme può fare male. Nella fattispecie, l’uso passivo rende tristi le persone, la mancanza di contribuzione attiva porta all’apatia e, in ultima analisi, si impoverisce la capacità di confronto e di atteggiamenti sani nella società. Quindi se il problema non è Facebook ma l’uso che se ne fa, bisogna acculturare le persone a questa responsabilità e non fornire loro sempre più strumenti che isolano.

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