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Facebook e TikTok: per gli italiani sono i social meno affidabili

Quanto si preoccupano gli utenti della loro privacy quando cercano informazioni online? Sono disposti a cedere i loro dati per ottenere risultati di ricerca personalizzati? Quanto si fidano delle diverse informazioni che leggono su social network e motori di ricerca? Capterra, piattaforma per la comparazione di software B2B, nel suo più recente studio ha analizzato l’evoluzione dei metodi di ricerca online, verificando quanto gli utenti ritengono affidabili i risultati che si ottengono, l’utilità della personalizzazione delle ricerche e cosa ne deriva per la privacy dei dati degli utenti. A questo scopo sono state intervistate 1015 persone dai 18 anni in su che cercano informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese. Ecco alcune considerazioni tratte dalla ricerca:

  • il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico;
  • il 51% dei rispondenti ritiene i social network Youtube e LinkedIn affidabili per la maggior parte delle volte,
  • l’85% degli intervistati ritiene utili i risultati di ricerca personalizzati;
  • solo il 31% dei rispondenti intraprende sempre azioni per proteggere la propria privacy quando ricerca online;
  • secondo il 45% delle persone che si preoccupa per la propria privacy una delle azioni più intraprese è utilizzare una password forte e unica.

Con l’infinita quantità di informazioni che circolano online, può risultare difficile verificare che un’informazione sia vera nel momento in cui si effettua una ricerca online. Secondo lo studio di Capterra, infatti, il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico; il 42% quando proviene da un creatore di contenuti riconosciuto.

Come è emerso nella prima parte della ricerca, quasi una persona su due fa uso sia dei social media che dei motori di ricerca per trovare informazioni online. Analizzando i social media più utilizzati dagli intervistati, è emerso che il 51% ritiene YouTube e LinkedIn affidabili la maggior parte delle volte; per Instagram e Twitter le percentuali su questa considerazione scendono rispettivamente al 47% e al 42%. I social considerati meno affidabili sono in generale Facebook e TikTok, considerati dal 58% “Qualche volta affidabili” e “Per niente affidabili”. 

Un’altra questione importante quando si ricercano informazioni online è quella della personalizzazione. Da anni ormai si parla dell’era della personalizzazione, quella in cui prodotti e servizi sono sempre più realizzati su misura per adattarsi al meglio ai gusti e le esigenze del singolo utente o consumatore. Le ricerche online non sono da meno e possono fornire risultati personalizzati sulla base di informazioni come il luogo specifico da cui si sta effettuando una ricerca, le preferenze in base alla cronologia di ricerca, o la lingua che viene utilizzata. Quando vengono effettuate ricerche online, l’85% degli intervistati ritiene utili i risultati personalizzati. Tra di loro, il 52% ritiene che il maggior beneficio sia la facilità nel trovare quello che si sta cercando, il 26% ritiene di trovare risultati che li sorprendono e il 22% dichiara di poter risparmiare tempo in questo modo. Tra chi invece non ritiene utili le ricerche personalizzate, emerge che, per il 44%, lo svantaggio principale è la preoccupazione per la propria privacy; il 29% non vuole che il motore di ricerca decida in anticipo che cosa potrebbe trovare interessante ed il 22% dichiara che i risultati personalizzati di solito non corrispondono a ciò che sta cercando.

Parlando della privacy dei propri dati personali, dalla ricerca emerge che solo il 31% intraprende sempre azioni per proteggerla nel momento in cui effettua ricerche online; il 51% lo fa qualche volta mentre il 15 raramente. Il 45% dei rispondenti che si preoccupa per la propria privacy, dichiara che una delle azioni più intraprese per proteggerla nel momento in cui cerca online è l’utilizzo di una forte password unica e personale. Il 40% cerca di condividere il minor numero di informazioni personali possibili, il 34% tende a rifiutare i cookies ed il 32% mantiene i propri account privati.

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