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Experience Garmin Venu 3: sensori e algoritmi fanno la differenza nel fitness

Garmin ha portato sensori, algoritmi e tecnologia dagli strumenti per outdoor più sofisticati (come Epix Pro, Tactix 7 e Fenix 7 Pro) su un wearable leggero, semplice, compatto ma fortemente specializzato per l’ambito fitness. Non è un esercizio banale: con Venu 3 il brand ha sintetizzato tutto il know-how per quanto riguarda la salute, il benessere, l’attività sportiva, il monitoraggio dei parametri fisici e il wellness. Come? Dotando uno smartwatch apparentemente dal design minimal di una tecnologia altamente sofisticata, ereditata dai flagship. A iniziare dal sensore biometrico Elevate di quinta generazione che, per ora, è solo disponibile su Epix Pro, Fenix 7 Pro e Tactix 7 Amoled. E ora sul Venu 3, ovviamente.

Non ci si faccia dunque ingannare dall’aspetto tipicamente da smartwatch, perché la differenza è tutta dentro e sotto la cassa: dagli algoritmi ai sensori, fino all’app che elabora i dati raccolti. Per prima cosa, elenchiamo le caratteristiche tecniche del Garmin Venu 3 perché questa nostra “experience” si è basata sul capire come il wearable faccia la differenza a livello di salute personale.

Garmin Venu 3: specifiche tecniche e prezzo

Display: Amoled da 1,4″
Protezione: Corning Gorilla Glass 3
Passo cinturini: 22 mm
Resistenza all’immersione: 5 Atm
Autonomia della batteria: fino a 14 giorni in modalità smartwatch; 26 ore in modalità Gps
Dimensione: 45x45x12 mm
Peso: 46 grammi
Temperature: -50°/+60°
Prezzo: 499,99 euro
Abbiamo già pubblicato una descrizione approfondita del Venu 3 all’interno di questo articolo: https://www.igizmo.it/garmin-venu-3-e-3s-la-massima-espressione-dello-smartwatch-per-il-fitness/

Usandolo ci siamo posti il problema di approfondire la domanda che ci è sorta fin dal primo momento quando abbiamo assistito alla presentazione a porte chiude dello smartwatch da parte di Garmin: perché uno strumento così fortemente dedicato al fitness? Questo ci ha portati a scandagliare le risorse del Venu 3 per cambiare il punto di vista, non più vedendolo come smartwatch ma come strumento dotato di soluzioni eccellenti per un uso specifico: il wellness attraverso l’attività fisica e la cura della salute di ogni giorno.

Ciò non toglie che il Venu 3 ha un insieme completo di funzioni tipicamente da smartwatch ma con il pregio di essere estremamente versatile, perché si indossa e non pesa sul polso ma, anzi, nella nostra esperienza d’uso abbiamo apprezzato il fatto che praticamente non ci si accorge di averlo. Però questa sua presenza silenziosa si rivela quando si apre l’app Connect, la stessa unificata per tutti i modelli di Garmin, la cui affidabilità e completezza informativa sono un punto di riferimento del settore. Le misurazioni corporee e di salute, che di solito siamo abituati a raccogliere con l’Epix Pro che abbiamo costantemente al polso, si ottengono anche con il Venu 3. Con la medesima accuratezza in virtù dell’identico sensore di quinta generazione, quindi allo stato dell’arte.

Durante l’utilizzo abbiamo apprezzato le watch faces, le interfacce sono più eleganti e minimal rispetto agli orologi della serie outdoor in quanto perfettamente intonate a un ambito fitness e fashion nel quale si innesta il Venu 3. Anche i comandi sono semplificati, perché il touchscreen è un “must” per interagire velocemente in modalità smartwatch, ma durante l’attività sportiva è consigliabile usare i tre tasti (sono cinque nei modelli flagship, quindi Garmin ha ridotto la complessità) per muoversi in un’interfaccia in linea con la classica impostazione del brand ma ri-configurata per essere più semplice e per mettere in risalto le funzioni di fitness.

In numeri, il Venu 3 supporta oltre 30 modalità di fitness e sportive predefinite, con tanto di Coach, attivabile dall’app Connect, che permette di seguire training e allenamenti personalizzati assistiti da animazioni sul display Amoled ben definito e leggibile. Ci sono poi due caratteristiche utili: da una parte sono integrati microfono e speaker, per rispondere alle chiamate in modalità smartwatch; dall’altra per la prima volta è supportato l’utilizzo per chi usa la sedia a rotelle.

Venu 3: perfetto per i portatori di disabilità

In questo caso, abbiamo approfondito, cambia totalmente la misurazione delle metriche. Per esempio, il moto rotatorio del polso per spingere la sedia a rotelle viene percepito come specifico movimento che genera uno sforzo, un lavoro muscolare. La selezione della modalità sulla sedia a rotelle avviene durante la fase di configurazione e abbinamento del Venu 3 allo smartphone: attivandola cambiano tutti gli algoritmi e le misurazioni, perché si modulano per tenere doverosamente in conto le specificità. E questo impatta anche sulla qualità e sulla accuratezza dei dati raccolti durante l’attività fisica, perché gli algoritmi sono normalizzati sul lavoro muscolare tarato sulla persona seduta sulla sedia a rotelle. Ma questa configurazione non è solo un modo eccellente per permettere ai portatori di disabilità di monitorare l’attività fisica in modo più preciso e fedele. La taratura dei sensori aiuta anche nella quotidianità, perché il giroscopio e l’accelerometro possono attivare gli allarmi Sos, integrati nel software del Venu 3, qualora si rilevino una caduta o eventi simili.

Non è un caso che Garmin abbia acquisito Firstbeat Analytics, una delle aziende pioneristiche e specializzate nel monitoraggio dal corpo umano, perché ha permesso di perfezionare ulteriormente gli algoritmi che trasformano i dati raccolti dal sensore di quinta generazione del Venu 3 in informazioni leggibili sull’app Connect. Continuiamo a usare il concetto di affidabilità, perché le letture restituiti dall’app di gestione dello smartwatch fanno la differenza: devono essere precise e corrette, altrimenti non danno una visione coerente dell’attività e del benessere della persona. E se la visione non è coerente, si arriva a una perdita di fiducia nei confronti dei numeri che si leggono come riassunto del workout.

Le informazioni, affinché siano affidabili, devono provenire da dati raccolti in modo preciso e devono essere trattati da algoritmi che sappiano aggregare il data stream dei sensori e analizzarli, quindi processarli in modo corretto. Controllando tutta la filiera, dal sensore all’app, Garmin promette un’affidabilità superiore e in costante miglioramento. Perché un’altra cosa che abbiamo appreso usando il Venu 3, e che ci hanno confermato gli ingegneri del brand, è che più lo smartwatch, quindi il software e l’app, monitorano e analizzano i dati, più questi diventano precisi e riferiti proprio alla persona. Come dire che si parte con un algoritmo standard, per quanto affinato, che viene di volta in volta reso sempre più personalizzato in base all’apprendimento del software. Ed è per questo che l’azienda statunitense non concepisce smartwatch per il fitness che non abbiamo almeno due settimane di utilizzo continuato, se non di più. Perché proprio dall’uso continuo giorno e notte dello smartwatch, in questo caso il Venu 3, deriva una sempre migliore precisione delle informazioni mostrate e delle estrapolazioni eseguite dall’app. Come nel caso di dati sintetici quali la Body Battery, l’Energy Monitoring, il livello di stress, la Training Readiness e il Training Status e il Morning Report. Sono indicatori, numeri o pannelli di riassunto, che trasferiscono lo stato di carica e di forma del corpo e la predisposizione, quel giorno o quell’ora, all’attività di fitness.

Con il passare del tempo, queste informazioni sono sempre più tagliate sulla persona come un vestito su misura. Ma nella nostra experience con il Venu 3 abbiamo anche avuto la conferma che danno indicazioni veritiere. Per esempio, abbiamo voluto fare un giro in bici in un giorno in cui il Venu 3 ci ha consigliato di eseguire il detrainign e la Training Readiness era sul rosso e dopo un paio di chilometri abbiamo lasciato la bici e siamo tornati a piedi. Soprattutto quando si eseguono attività di fitness e sportive impegnative, il Venu 3 è importante per avere indicazioni precise sul tempo di recupero successivo al workout. Seguendo le indicazioni, un po’ come quando ci si fida ciecamente del navigatore Gps, si ottengono risultati sportivi migliori nel tempo.

Tutto questo è frutto di informazioni meno complesse che vengono aggregate, tra cui la misurazione della frequenza cardiaca al polso, il calcolo dell’HRV (la variazione del battito cardiaco a riposo, fondamentale per comprende lo stato di salute del cuore e quindi del fisico), l’ossigenazione del sangue e così via. Si prenda l’HRV, un dato molto importante e che influisce in modo determinante sulle fotografie che poi l’app Connect esegue grazie al Venu 3 dello stato di salute della persona. Questa informazione, presente di solito su modelli flagship, da sola migliora l’accuratezza complessiva.

Non è solo l’accuratezza scientifica del Venu 3 che fa dire a Garmin che è “il migliore smartwatch per il fitness”. Ma anche la presenza di alcune soluzioni uniche, che vanno provate. Come la meditazione, che imposta cicli di rilassamento e respirazione. E se all’inizio si sottovaluta forse un po’, poi nell’uso effettivo quotidiano ci si rende conto di quanto quei pochi minuti possano dare un po’ di sprint. Per accelerare, invece, ci sono i riposini pomeridiani, o “power nap” come si usa dire in linguaggio moderno. Il Venu 3 li misura, aggregati al monitoraggio del sonno, così da confezionare un dato complessivo della qualità di ripristino dell’energia quando si riposa.

Alla resa dei conti, in questo mese abbondante di utilizzo del Venu 3 abbiamo capito una cosa fondamentale: che non è l’apparenza ma la sostanza a fare la differenza. E la sostanza è data dall’abbinata tra l’hardware di misurazione e il software di analisi che accompagnano un wearable. Garmin nel Venu 3 ha integrato quanto di meglio ha a disposizione per l’utilizzo verticale sul fitness: la differenza è enorme e incolmabile nella precisione dei dati rispetto a wearable che sembrano simili, ma non vantano la cifra ingegneristica spiegata in questa pagina.

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