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Euronics Nova e Kus: 600 lavoratori a rischio nel Lazio. Cosa sta succedendo

Quando si parla di licenziamenti, riorganizzazioni e interventi che riguardano persone e negozi, è bene essere precisi e andarci con i piedi di piombo. Non è mai un’occasione né di ripicca (o comportamento superficiale e ridicolo equivalente), né di gioia. Perché le difficoltà di società consolidate che operano federate in uno storico gruppo d’acquisto persino internazionale non giovano a nessuno e, anzi, vanno innestate in un percorso complicato del retail italiano nel suo complesso. Senza contare che si parla di persone, di famiglie e di realtà fortemente impegnate nel tessuto sociale. Quindi, a volte, nel raccontare le cose bisogna essere parchi e meno scioccamente aggressivi.

I fatti sono presto detti: tre società afferenti all’insegna Euronics hanno paventato il licenziamento di 600 persone complessivamente e i sindacati hanno annunciato una giornata di astensione dal lavoro, come protesta, per il prossimo 11 luglio al fine di tutelare gli impiegati soggetti all’intervento. Le aziende associate sotto l’insegna Euronics al centro della questione sono: Nova Casale Srl, Nova Spa e Kus Srl di Roma e del Lazio. Lo sciopero è indetto da Filcams Cgil Roma Lazio e Frosinone Latina, Fisascat Cisl di Roma Capitale, Rieti e Frosinone.

Le organizzazione sindacali hanno precisato che “nella stessa giornata, a partire dalle 14.00, saremo in presidio di fronte alla Regione Lazio, per denunciare l’assenza di risposte e chiarimenti rispetto agli annunci di crisi e ai licenziamenti operati nei giorni scorsi”. Inoltre denunciano l’utilizzo di contratti definiti “pirata” e che pongono incertezze sulle prospettive per il personale, tali da “arrivare a licenziamenti individuali tramite WhatsApp, come avvenuto nel punto vendita di Casal del Marmo in gestione alla società Nova Casale”.

Fin qui tutto vero. Ma non è Euronics a intervenire sul personale bensì le tre società indicate, che recano l’insegna. È bene precisare che Euronics, come altri in Italia, è un cosiddetto “gruppo d’acquisto” che quindi ha una centrale nella quale sono definite le strategie e si definiscono le linee guida comportamentali e commerciali degli affiliati (le società come quelle in oggetto) al fine di conferire coerenza di visione e di posizionamento d’insegna sul territorio nazionale. Ma le società specifiche che compongono la galassia Euronics non sono Euronics stessa.

Tant’è che l’insegna precisa in modo accurato la questione in una nota: “Tali licenziamenti nulla hanno a che fare con Euronics Italia Spa, ma sono bensì riconducibili a Nova Spa, Kus Srl e Binova Srl, aziende licenziatarie del marchio Euronics e gestori indipendenti dei punti vendita in questione. Le aziende che in Italia utilizzano il marchio Euronics in forza di un contratto di franchising operano pertanto in totale autonomia”.

Questo per dire che, ancora una volta, non bisogna puntare il dito e non si fa di una difficoltà di aziende un vessillo per togliersi sassolini dalle scarpe. Ci sono persone in ballo e i sindacati stanno facendo una azione molto forte. Tanto che arrivano a dire come non sia stato positivo il confronto tra “il gruppo Euronics e le società che gestiscono i punti vendita nella regione, per avere chiarezza sulle voci sempre più insistenti in merito a licenziamenti collettivi o procedure fallimentari che potrebbero interessare circa 600 lavoratrici e lavoratori”. Bisognerebbe capire cosa intendano per positivo.

Però c’è i sindacati danno un dettaglio. Secondo Fabrizio Pilotti di Filcams Cgil, sarebbero “circa 600 solo nel Lazio le lavoratrici ed i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. 400 sono occupati direttamente nei punti vendita, altri 200 sono nelle società del gruppo”. Pilotti auspica “che l’azienda si presenti al tavolo in Regione, il prossimo passo sarà viceversa chiedere un tavolo di crisi, l’ennesimo, al Mimit”. I sindacati sono molto agguerriti come si legge anche dalle singole dichiarazioni ma, pur rispettando la posizione e condividendo la necessità di proteggere le persone, non ci sentiamo di sposare l’atteggiamento provocatorio e aggressivo contro l’insegna.

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