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Energie rinnovabili e veicoli elettrici: il Green Deal Europeo e lo “strabismo” della Bce

Energie rinnovabili: investimenti al palo. La causa? Semplice, gli elevati tassi di interesse. Che stanno impattando e in modo rilevante sulla raccolta dei capitali, al punto che il costo di produzione dell’energia pulita dai nuovi impianti ha visto un’impennata fino a un terzo. 

Il Green Deal Europeo

Il tema delle energie rinnovabili s’inserisce appieno nel cosiddetto Green Deal Europeo, che però deve fare i conti con lo “strabismo” (diciamo così) della Bce, la Banca Centrale di Francoforte guidata da madame Cristine Lagarde. Eppure, non passa giorno senza che qualcuno salga sul pulpito a tenere il solito sermone utilizzando due parole chiave: futuro sostenibile. Del resto, come recita uno degli incipit proprio del Green Deal Ue evidenzia che cambiamenti climatici e il degrado ambientale costituiscono una minaccia enorme per l’Europa e per il mondo. Per affrontare e superare queste sfide lo strumento attivato punta a rendere l’Unione un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo che nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra, che la crescita economica venga dissociata dall’uso delle risorse e che nessuna persona e nessun luogo siano trascurati. 

Obiettivi giusti e ambiziosi

Di più. Un terzo dei 1.800 miliardi di euro di investimenti del piano per la ripresa NextGenerationEU e il bilancio settennale dell’UE finanzieranno il Green Deal Europeo. La Commissione bi Bruxelles ha adottato una serie di proposte per trasformare le politiche in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità in modo da ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ma per fare questo serve un forte impulso alle cosiddette energie rinnovabili, che richiedono impianti e reti infrastrutturali. Attività per le quali servono capitali e soprattutto una visione d’insieme su larga scala con il coinvolgimento di player privati. Proprio quelli che stanno faticando a reperire le risorse e soprattutto a rendere sostenibile il business.

Energie rinnovabili e trasporti: il brusco risveglio

Fin qui ci mancherebbe, nulla da eccepire. Anzi. Dopo di che c’è la realtà, quella dei fatti e della quotidianità. E in campo subentra la classica dicotomia, travestita da “strabismo” (o inadeguatezza?), che caratterizza la cara e vecchia Europa. Un passo avanti, due indietro, per poi provare ad andare di lato. Le analisi degli ultimi giorni sono a dir poco impietose anche sul versante dei trasporti e della mobilità elettrica nella sua accezione più ampia. Su quest’ultimo tema, che costituisce, uno snodo fondamentale i produttori di automobili elettriche, da GM a Tesla, passando per Mercedes Benz, vedono nero, non grigio. I conti non tornano. Le attività di produzione devono essere riviste al ribasso, al pari di ricavi e margini. Le auto elettriche sono parcheggiate presso i concessionari in grande quantità. Come mai? Costano e, dal momento che consumatori e cittadini si ritrovano con meno soldi in tasca (aumenti dei tassi di interesse, inflazione e salari che non crescono in modo proporzionale, perché a sua volta l’economia non cresce, e via dicendo) l’ultimo pensiero che manifestano è pensare di cambiare auto. Ancor più se c’è da sostenere un investimento affatto banale. Insomma: sembra di stare in una commedia degli equivoci. Verrebbe anche da sorridere. Invece no, visto che in ballo ci sono questioni economiche (con tutto quel che ne deriva) tutt’altro che trascurabili.

P.S. Proprio ieri sono stati pubblicati un paio di dati rilevanti. Il primo: a ottobre, secondo le stime dell’Istat, l’inflazione in Italia evidenzia un netto calo, scendendo a +1,8%, dato che non si registrava da luglio 2021 (+1,9%) e che si confronta con il +5,3% di settembre. La drastica discesa si deve in gran parte all’andamento dei prezzi dei beni energetici, in decisa decelerazione tendenziale a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con ottobre 2022, quando si registrarono forti aumenti dei prezzi. Un contributo è anche legato dinamica dei prezzi dei beni alimentari (da +7,7% a +5%). Il secondo: l’inflazione scende anche nell’Eurozona (fonte Eurostat). A ottobre il tasso annuo nei venti Paesi dell’area euro è sceso al 2,9%, rispetto al 4,3% di settembre e al 5,2% di agosto. Preparatevi perché a breve giro arriverà la dichiarazione della Bce che si autocelebrerà per aver contribuito a questo risultato con la sua politica monetaria “stringente” (l’Unione si prepara a entrare in recessione), dopo aver battezzato la prima impennata del 2022 come un “fenomeno transitorio”.

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