don't look up
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Don’t Look Up sta facendo molto discutere per la feroce allegoria, sviluppata attraverso la sagace e aspra satira di cui è intrisa la scrittura originale e la regia di Adam McKay. Era attesissimo, per il cast e per la trama (scritta direttamente dal regista e non derivata da alcun libro), ed è diventato il film di punta di Netflix a livello globale nonostante abbia diviso critica e spettatori. Per capire meglio questo disturbate film, non solo vi proponiamo alcuni spunti su cui ragionare ma anche, alla fine dell’articolo, il video con la chiave di lettura proposta da Leonardo Di Caprio.

Don’t Look Up: oltre la satira, un’allegoria amplificata

Il film rientra di rigore nella categoria di satira politica e sociale. Si impernia sulle vicende di due scienziati, interpretati da Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, che tentano di mettere in guardia un mondo indifferente su una cometa che minaccia di distruggere il pianeta. La cometa è il simbolo intenzionale della crisi climatica, ma per alcuni è stato anche assimilato alla pandemia da Covid-19. Entrambe le letture sono valide, in questa opera che sfiora il neo realismo.

Il cast è stellare: comprende anche Meryl Streep, Cate Blanchett, Mark Rylance, Jonah Hill e Timothée Chalamet, oltre a un geniale Chris Evans (il suo cameo è un gioiellino). Ma il film ha ricevuto un’accoglienza gelida da molti critici cinematografici e i voti medi delle principali testate e delle voci così autorevoli non sono così alti come ci si potrebbe attendere da un film così ben congegnato.

Certo, la tiepida accoglienza della critica contrasta nettamente con la risposta degli eroi allegorici del film: scienziati e attivisti del clima. Il racconto di questa apocalisse farsesca non è sempre così ingaggiante e lascia ampi momenti di respiro, ma il ritmo è ben cadenzato come in un’opera a più atti nella quale si porta lo spettatore a essere incalzato da colpi di scena sempre diversi. Il film continua a cambiare direzione, come se si stesse percorrendo in bicicletta una strada di montagna in salita e piena di tornanti.

Chiaramente è tutto esasperato, iperbolico, ma è la cifra stilistica scelta da Adam McKay per questo film che disturba, che graffia, che mette a nudo anche le nostre più piccole convinzioni e debolezze. E che non convince fino in fondo proprio in questa diluizione e banalizzazione, spesso e volentieri, di argomenti che avrebbero potuto rendere ancora più incisivo Don’t Look Up.

Gli attivisti per il clima si sentono “ascoltati” dopo l’uscita del film

David Ritter, amministratore delegato di Greenpeace Asia Pacific, afferma di essere rimasto colpito dal senso di disperazione rappresentato dagli scienziati del film, trovando il parallelo con la crisi climatica “molto, molto potente. Ci sono decine o centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che sono scienziati, attivisti, attivisti… che danno la vita per questo lavoro. Il gran numero di persone che mi hanno chiesto… cosa c’è di sbagliato nei nostri leader politici che non capiscono?”

Ritter non è d’accordo con le critiche secondo cui il film manca di sfumature: “Quando qualcuno dice che era davvero pesante, di cosa stavano parlando?” Stavano parlando della sottile rappresentazione del modo in cui gli interessi acquisiti possono corrompere istituzionalmente il bene pubblico? Stavano parlando della minaccia di un capitalismo tecno-ottimista sfrenato?”.

Continua Ritter: “L’uso delle scene di caos e dramma intervallate dall’interazione dei personaggi in una modalità più tranquilla e riflessiva… Ho pensato che fosse particolarmente suggestivo ed evocativo di come si vive un mondo alle prese con la crisi climatica. Non ascoltate le recensioni. Guardate il film, prendete una decisione”.

Il professor Matthew England, co-fondatore del Centro di ricerca sui cambiamenti climatici presso l’Università del New South Wales, ha affermato che Don’t Look Up è stato un “film brillante. Fa una parodia della nostra inazione nell’affrontare magnificamente i cambiamenti climatici, specialmente in relazione al governo conservatore e ai media mainstream. L’ho adorato e capisco che molti scienziati del clima hanno la stessa reazione, mentre i media mainstream forse si sentono sulla difensiva perché fa parte di ciò che viene attaccato nel film”.

Daniel Bleakley, un attivista per il clima con sede a Melbourne, è d’accordo, dicendo che spera che il “film fantastico” attiri l’attenzione sui resoconti dei media sulla crisi climatica: “Se vogliamo davvero che il vasto pubblico inizi a comprendere la gravità e l’urgenza della crisi climatica, abbiamo bisogno che i nostri media la comunichino in modo efficace”.

Bleakley ha affermato che il film ha articolato la sensazione tra gli attivisti del clima di far cadere i loro messaggi nel vuoto per molti anni: “Ho sentito da un certo numero di attivisti che dopo aver visto il film… si sono sentiti ascoltati, si sono sentiti riconosciuti”.

Continua Bleakley: “Come attivisti e come scienziati del clima che comprendono veramente la gravità, la gravità e l’urgenza della crisi climatica – e il fatto che ogni giorno conta – è quasi surreale quando cammini per il mondo e vedi persone che fanno la loro vita quotidiana come tutto è completamente normale”.

Però alla resa dei conti i critici hanno definito Don’t Look Up in vari modi: satira laboriosa, spocchiosa voglia di drammatizzare gli eventi, film impacciato e non rilassato, posizione partigiana e sciovinista, eccesso di libertà recitativa, eccessiva leggerezza e superficialità.

Il film è piaciuto e ha scioccato al punto giusto chi vi scrive, tanto che la redazione di iGizmo.it vi consiglia di vederlo. Magari seguendo le linee guida offerte direttamente qui di seguito da Leonardo Di Caprio.