apple microsoft gatekeeper ue igizmo
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PANASONIC

Secondo l’Unione europea i sei gatekeeper, cioè le aziende che con le loro tecnologie creano una disparità, un disequilibrio o una élite, sono le sequenti: Alphabet (Google), Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft. A queste fanno capo 22 piattaforme che hanno a disposizione sei mesi per rispettare gli obbligi del DMA, il Digital Market Act volto a ripristinare corretti equilibri e condizioni di mercato. In caso di violazione delle misure imposte, la multa arriva fino al 10% del fatturato globale dell’azienda e al 20% in caso di comportamento recidivo.

La normativa sui mercati digitali stabilisce una serie di criteri oggettivi e molto precisi per definire le piattaforme online di grandi dimensioni che esercitano una funzione di controllo dell’accesso, vale a dire di “gatekeeper”. Ciò le consente di focalizzarsi sui problemi posti dalle grandi piattaforme sistemiche. Sono prese in considerazione le imprese che:

– detengono una posizione economica forte, hanno un impatto significativo sul mercato interno e operano in più paesi dell’UE;
– occupano una forte posizione di intermediazione, nel senso che collegano un’ampia base di utenti a un gran numero di imprese;
– detengono (o stanno per detenere) una posizione solida e duratura sul mercato, vale a dire stabile nel tempo.

L’impresa deve cioè aver risposto ai due criteri di cui sopra in ciascuno degli ultimi tre esercizi finanziari. Tutti i dettagli in questa pagina.

Nello schema qui di seguito riportiamo le sei Big Tech identificate come gatekeeper e le piattaforme coinvolte. Nei giorni scorsi vi abbiamo dato riscontro della volontà di Apple e Microsoft di interagire con le autorità per evitare che iMessage e Bing fossero inseriti come servizi gatekeeper. Ebbene, questi non ci sono ma osservando lo schema si individuano piattaforme ben più cruciali di quelle segnalate dalle due aziende.

Tanto per iniziare la Ue identifica come gatekeeper i principali social: TikTok, Facebook, Instagram e LinkedIn. Già questo fa scalpore. Ma anche Chrome e Safari sono considerati elemento di disparità, così come YouTube, WhatsApp e Facebook Messenger. Prevedibile che ci fosse Google Search, ma è tra i istemi operativi che si trovano le sorprese: Android, iOS e Windows.

I tre più diffusi Os per device sono stati ufficialmente identificati come gateway tra aziende e consumatori per la fornitura di servizi sfruttando posizioni dominanti o che permettono di creare situazioni per favorire servizi interni all’azienda che li produce. Per esempio, iOS favorisce l’uso di Safari; Android semplifica la vita a Google Play e rende meno intuitivo adottare app store di terze parti.

Ora la questione è rispettare gli obblighi del DMA, che comprendono impegni per i gatekeeper quali migliorare sensibilmente l’interoperabilità delle piattaforme individuate con quelle di terze parti, consentire l’accesso ai dati generati dall’uso dei servizi, fornire tutte le informazioni necessarie alle aziende per verifiche indipendenti sulle metriche generate dai messaggi pubblicitari e aprire le architetture affinché si possano perfezionare accordi anche esterni alla piattaforma di riferimento. Per molti dei servizi individuati dalla Ue, si tratta di ripensare completamente il funzionamento della piattaforma. Ed entro sei mesi, accompagnando le modifiche da una relazione approfondita sugli interventi. In più, la Commissione europea ha il cosiddetto “golden power” per imporre rimedi aggiuntivi qualora quanto fatto dai gatekeeper non fosse giudicato sufficiente o inadatto a garantire la piena competitività delle terze parti.

I gatekeeper, dal canto loro, potrebbero chiedere una misura provvisoria per sospendere l’applicazione delle norme, ma per farlo dovrebbero avviare una causa legale presso la Corte di giustizia dell’UE a Lussemburgo, ha affermato un alto funzionario della Commissione. “Finora non abbiamo visto nulla del genere”.

“È il D-Day per #DMA!”, ha detto il capo dell’industria europea Thierry Breton su X, precedentemente noto come Twitter. “Le aziende online di maggior impatto dovranno ora rispettare le nostre norme UE”. Un portavoce di Microsoft ha affermato che accetta la designazione di gatekeeper, mentre i portavoce di Meta, Google e Amazon hanno affermato che stanno rivedendo le designazioni.

Spotify ha tenuto a farci sapere che “per troppo tempo, Apple ha utilizzato il suo monopolio sul mercato delle app per aumentare ingiustamente i prezzi, danneggiare i concorrenti e limitare la scelta dei consumatori europei. Come previsto, la Commissione Europea ha riconosciuto Apple come gatekeeper. Apple dovrà ora porre fine alle sue pratiche palesemente anticoncorrenziali nell’UE, smettere di obbligare gli sviluppatori a pagare tariffe ingiuste e discriminatorie nell’App Store e consentire agli sviluppatori di comunicare direttamente con i consumatori in merito a nuove offerte e promozioni. Come ha già fatto in passato, Apple probabilmente cercherà di eludere i propri obblighi di conformità, ma i consumatori e gli sviluppatori dell’UE contano sulla Commissione per applicare efficacemente la DMA, proteggere i consumatori europei e rinvigorire l’innovazione tecnologica per le imprese europee”. Sono le parole di Olivia Regnier, Head of European Government Affairs di Spotify, ma ci sentiamo che di dire che Spotify che, a volte, sarebbe preferibile non esporsi più di tanto. Anche perché nel novero delle piattaforme non sono inclusi né Apple Music ma solo App Store a cui Spotify è sempre stato “allergico” per quanto riguarda il pagamento degli abbonamenti. Un portavoce di Apple ha affermato che la società è rimasta “molto preoccupata per i rischi per la privacy e la sicurezza dei dati che il DMA comporta per i nostri utenti”.

Anche TikTok ha affermato di essere “fondamentalmente in disaccordo con questa decisione” e “deluso dal fatto che non sia stata condotta alcuna indagine di mercato prima di questa decisione e stiamo valutando i nostri prossimi passi”. Anche in questo caso, con tutto ciò che TikTok ha accumulato in passato, l’intervento dell’Ue è forse e finalmente un toccasana.

“La Commissione dovrebbe bilanciare la necessità di proteggere la sicurezza e la privacy degli utenti con il rischio molto reale che gli app store dei gatekeeper utilizzino la sicurezza e la privacy come scusa per indebolire il rispetto dei loro obblighi DMA”, ha affermato Stavroula Vryna, partner dello studio legale Clifford Chance.

Gmail di Alphabet, Outlook di Microsoft e il browser di Samsung sono stati esentati dopo che le società hanno fornito argomentazioni sufficientemente giustificate dimostrando che questi servizi non si qualificano come gatekeeper, ha affermato la Commissione. La Commissione ha inoltre avviato quattro indagini di mercato per valutare ulteriormente le argomentazioni di Microsoft e Apple secondo cui alcune delle loro piattaforme principali come Bing, Edge e Microsoft Advertising, e i servizi iMessage di Apple, non si qualificano come gateway. “iMessage è progettato e commercializzato per le comunicazioni personali dei consumatori e non vediamo l’ora di spiegare alla commissione perché iMessage non rientra nell’ambito del DMA”, ha affermato un portavoce di Apple.