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Dagli aumenti di Dazn all’interrogazione in Senato: “Ripristinare la concorrenza”

Dal 15 maggio scorso, data in cui con un post sul sito ufficiale sono stati annunciati gli aumenti dei prezzi (in alcuni casi considerevoli), per Dazn è iniziato un (altro) calvario. Non potrebbe essere altrimenti a fronte di un malcontento malcelato ma ribollente tra gli utenti. Basterebbe leggere i commenti sui principali forum e social on-line e anche quelli pubblicati in diretta durante le partite sull’apposita chat della piattaforma per rendersi conto che le braci sono calde e stanno per diventare fuoco. Dazn sta pericolosamente buttando benzina su queste sui tizzoni ardenti.

Come detto, il 15 maggio lo streamer che si occupa di fornire le partite del Campionato italiano di calcio ha pubblicato un lungo post sul sito nel quale annuncia i piani per il 2024, ossia quelli che permettono di vedere la prossima stagione insieme con le altre programmazioni sportive. Si legge che Dazn continuerà a “offre tre diverse tipologie di sottoscrizione per gli utenti, con costi e funzionalità differenziati a seconda dell’alternativa scelta: il piano Standard, il piano Plus e il piano Start”. Quello che non dice è che il Plus subisce un aumento di 60 euro se pagato in un’unica soluzione, passando da 539 euro all’anno ai 599 euro all’anno. Se si preferisce pagare mensilmente, l’aumento è anche superiore: 59,99 euro al mese per 12 rate (719,88 euro complessivi), 10 euro in più rispetto ai 49,99 euro attuali che lo scorso gennaio erano già stati aumentati rispetto al 2023 quando la tariffa era 45,99 euro. Invariati gli altri due piani, per il momento. Questo approccio progressivamente al rialzo con contratti blindati per tutta la durata del contratto (non si può pagare un mese sì e uno no, a seconda delle preferenze come avviene per Netflix, per esempioi) sommato al tipo di programmazione offerta, compresa la sostanziale staticità dei contenuti proposti, ha trasformato Dazn in una vera e propria “pay tv” ma in streaming, perdendo quella logica di puro streamer (come Netflix, Disney+ e così via) che si contraddistingue per flessibilità e sottoscrizione opportunistica.

Unione per la difesa dei consumatori: “Dazn mette a dura prova la pazienza delle famiglie italiane”

Il 16 maggio si registra la pronta reazione dell’Unione per la difesa dei consumatori con un comunicato inflessibile:

“Siamo ancora qui a denunciare l’ennesimo aumento dei prezzi degli abbonamenti Dazn che colpisce duramente i consumatori italiani. Nonostante i precedenti rincari di gennaio, che avevano già visto un incremento del 20%, ora Dazn propone ulteriori aumenti senza alcun miglioramento effettivo nei servizi offerti,” afferma in una nota il Presidente nazionale di Udicon, Martina Donini.

“Gli abbonati che avevano scelto il piano Dazn Plus con pagamento in un’unica soluzione stanno ricevendo email con la comunicazione di un aumento da 539 euro a 599 euro all’anno, un incremento di oltre il 10%. Chi preferisce il pagamento dilazionato mensilmente, invece, si trova ora a pagare 59,99 euro al mese rispetto ai 49,99 euro di gennaio, un aumento che supera il 20% rispetto allo scorso anno. Inoltre, gli utenti che si abbonano tramite il Play Store vedono i costi ulteriormente aggravati, con il piano Dazn Plus che raggiunge i 69,99 euro al mese. Dazn giustifica questi aumenti parlando di nuove offerte e contenuti, come la trasmissione della Volleyball Nations League e la copertura delle Olimpiadi di Parigi 2024. Tuttavia, queste aggiunte non compensano la mancanza di miglioramenti nella qualità del servizio di streaming delle partite di calcio, che rimane insufficiente. I consumatori pagano di più, ma i problemi tecnici e i disservizi persistono”, continua Donini.

“Aumentare ulteriormente i costi degli abbonamenti è una decisione irresponsabile che mette a dura prova la pazienza delle famiglie italiane. Chiediamo a Dazn di riconsiderare queste scelte e di focalizzarsi sul miglioramento della qualità del servizio offerto, piuttosto che sull’aumento dei prezzi. La pirateria è alimentata da prezzi insostenibili e da un servizio che non soddisfa le aspettative. È tempo che Dazn ascolti le voci dei suoi utenti e offra un servizio che giustifichi il costo” ha concluso Donini.

Federconsumatori: “Comportamento inaccettabile da Dazn”

Se ne è accorta il 17 maggio anche Federconsumatori. Che scrive: “In questi giorni ai titolari degli abbonamenti Plus di Dazn è stato notificato l’aumento del canone a partire dal mese di agosto. L’incremento è tutt’altro che irrisorio: dagli attuali 539 euro a 599 euro l’anno per chi paga in un’unica soluzione, mentre per quanti abbiano optato per la rateizzazione si passerà da 49,99 euro a 59,99 euro al mese per 12 rate. Una modifica che segue solo di pochi mesi gli aumenti già applicati a gennaio scorso, quando i costi dei piani sono stati incrementati rispetto al 2023. Comprensibilmente, siti web, blog e social network sono stati inondati da post di protesta da parte dei clienti e anche le nostre sedi nel giro di poche ore sono state hanno ricevuto un notevole numero di segnalazioni al riguardo (…) Se da una parte, ovviamente, Dazn ha la facoltà di commercializzare la propria offerta ai prezzi che ritiene più opportuni, è anche vero che l’applicazione di aumenti ripetuti, peraltro a breve distanza l’uno dall’altro, rappresenta una vera e propria speculazione a danno dell’utenza. Come Federconsumatori riteniamo inaccettabile tale comportamento e stiamo pertanto trasmettendo una segnalazione per abuso di posizione dominante all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nonché all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni”. E precisa: “Ricordiamo comunque che in queste circostanze il cliente ha diritto a recedere senza penali né costi di disattivazione entro 60 giorni dalla data della comunicazione e che per informazioni e assistenza è possibile rivolgersi ad una delle sedi Federconsumatori presenti su tutto il territorio nazionale”.

Federcosumatori si produce in un analisi tagliente: “Alcuni anni fa Dazn ha fatto irruzione nel mondo dello streaming aggiudicandosi i diritti di trasmissione delle partite della serie A di calcio, mostrando però prima una importante inadeguatezza sotto il profilo tecnico che spesso ha impedito la effettiva fruizione dei servizi (in molti ricorderanno l’imponente volume di disservizi verificatisi nei primi mesi di attività della piattaforma, che si sono periodicamente ripresentati anche seguito e a distanza di tempo) e poi adottando scelte commerciali da cui è emersa, di fatto, una totale noncuranza nei confronti delle esigenze degli utenti. Come abbiamo sottolineato più volte, non ci stupisce certo che un colosso dello streaming agisca in base a logiche di profitto ma le decisioni assunte dalla società, compresa quella di questi ultimi giorni, configurano l’abuso di una posizione di forza derivante dalla sostanziale mancanza di alternative sul mercato”.

Gli aumenti di Dazn sotto la lente del Senato: “Ripristinare la concorrenza”

Si arriva così al 22 maggio, data nella quale i senatori Tajani, La Marca, Crisanti, Bazoli, Misiani, Manca, Alfieri e Giacobbe nella seduta del Senato dello stesso giorno producono una interrogazione all’attenzione del Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. La trascrizione della seduta è interessante, perché i ministri partono dalla situazione descritta dai media e dal sito di Dazn relativamente agli aumenti del piano Plus precisando che “il listino prezzi del fornitore di servizi streaming britannico, titolare in co-esclusiva dei diritti audiovisivi del campionato di serie A fino al 2029, subisce un ulteriore ritocco al rialzo dopo quello annunciato lo scorso gennaio”. Anche se “l’aumento del tariffario sia accompagnato da un ampliamento dell’offerta (con il lancio di 10 nuovi canali comprensivi di contenuti che spaziano dal padel, al fighting fino ai motori e alle freccette), l’Unione per la difesa dei consumatori denuncia che le nuove aggiunte ‘non compensano la mancanza di miglioramenti nella qualità del servizio di streaming delle partite di calcio, che rimane insufficiente. I consumatori pagano di più, ma i problemi tecnici e i disservizi persistono'”.

I senatori fanno notare che, “come affermato dalla presidente di Udicon, Martina Donini, Dazn è colpevole di aver assunto un atteggiamento speculativo nei confronti dei consumatori italiani, proponendo aumenti in assenza di un corrispettivo miglioramento nella qualità dei servizi offerti. Da qui la richiesta ‘di riconsiderare queste scelte e di focalizzarsi sul miglioramento della qualità del servizio offerto, piuttosto che sull’aumento dei prezzi'”.

È interessante che l’interrogazione al Ministro Urso faccia riferimento alla legge del 14 luglio 2023 n. 93, quella denominata anti-pezzotto e che “ha introdotto disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d’autore mediante le reti di comunicazione elettronica”. I senatori fanno notare che “successivamente, l’Agcom ha approvato il nuovo regolamento operativo complementare alla legge, completando gli strumenti per contrastare la diffusione e la fruizione illegale di contenuti protetti relativi alla trasmissione in televisione di partite di calcio. Di tali disposizioni ha beneficiato in misura considerevole proprio la piattaforma Dazn, di fatto operante in una situazione prossima al monopolio, garantendo alla società un incremento significativo di nuovi abbonati e il recupero consistente di nuove risorse finanziarie”.

Come dire che sono stati messi in atto tutta una serie di strumenti per preservare Dazn da fenomeni anti-pirateria tutelandone il business ma il risultato ottenuto è l’opposto di quello previsto: un monopolio al posto di una riduzione progressiva dei prezzi. Così i senatori chiedono le valutazioni del Ministro in base ai fatti e stimolano Urso a un ragionamento tutt’altro che semplice. Anzi, il Ministro è pungolato su due fronti:

“se non ritenga che la condotta di Dazn sia lesiva dei diritti dei consumatori, in quanto l’incremento notificato dei prezzi di abbonamento non appare collegato ad un effettivo miglioramento del servizio offerto agli utenti;

se non ritenga necessario ed urgente attivarsi al fine di favorire il ripristino di condizioni di concorrenza nel settore dei diritti televisivi legati alla trasmissione delle partite di calcio del campionato di serie A, e di consentire, per tale via, ai cittadini di scegliere tra le diverse offerte rese disponibili sul mercato quella più rispondente alle proprie esigenze”.

L’affaire Dazn è destinato a diventare sempre più complicato e intrecciato con la politica. Il tutto considerando che Dazn ha acquisito i diritti esclusivi del calcio italiano fino al 2029: non è possibile ipotizzare di andare avanti cinque anni così, tra disservizi, aumenti e malcontento.

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