Cybersecurity
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“La crescente adozione di tecnologie digitali, interconnessione di dispositivi e sistemi, mole e sensibilità dei dati trattati, stanno aumentando le superfici degli attacchi informatici, nonché il numero e la sofisticazione delle minacce. Questo promuove di fatto la cybersecurity da elemento prioritario a imprescindibile.

La pandemia di COVID-19 non ha fatto altro che acuire la già calda problematica della cybersecurity, soprattutto in relazione alla massiva adozione da parte delle aziende dello smart working che ha acutizzato la vulnerabilità dei sistemi informatici della Sanità della Pubblica Amministrazione.

Oggi, il nostro Paese sta affrontando il capitolo della sicurezza, definendo una strategia di rafforzamento attraverso l’adozione di nuovi strumenti normativi, organizzativi e di investimento. In particolare, nel 2021 è stata ridefinita l’architettura nazionale di cybersecurity e istituita l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) a tutela degli interessi nazionali nel campo della Cybersecurity.

In questo contesto la richiesta di esperti di sicurezza informatica è in continuo aumento nel mercato globale e il settore della cyber è uno di quelli che offre le maggiori opportunità professionali e le migliori prospettive di guadagno.

Tuttavia, spesso, le aziende non riescono a trovare sul mercato le risorse umane di cui necessitano. Questo perché la cybersecurity, nelle sue varie articolazioni, genera una crescente domanda di professionisti del settore, che, unita alla ormai cronica carenza di disponibilità di lavoratori qualificati, aumenta una condizione di squilibrio del mercato del lavoro che vede un divario troppo forte fra domanda e offerta. Da un lato, le aziende e le amministrazioni pubbliche trovano grande difficoltà a reperire in tempi utili sul mercato del lavoro specialisti dotati delle competenze tecniche adeguate alla specificità del business. D’altra parte, le imprese incontrano anche grandi problemi nel trattenere gli esperti di cyber, che cambiano lavoro frequentemente alla ricerca di miglioramenti retributivi o di posizione. A ciò si aggiunge un gender gap decisamente superiore alla media degli altri settori.

Accanto ad una “popolazione” di cyber-professionisti numericamente inadeguata, si pongono le difficoltà per un lavoro complesso, che richiede profonde conoscenze tecniche, multidisciplinarietà, dedizione e aggiornamento continuo, comprensione delle specificità del business. Chi realmente possiede questi requisiti diventa automaticamente estremamente appetibile per le aziende concorrenti, che si contendono le risorse a colpi di head hunting, talent acquisition e recruitment. L’esperto di cyber ha sempre l’opportunità di sfruttare questa posizione di vantaggio, cambiando spesso azienda.

Tale opportunità per il singolo diventa un problema per l’organizzazione aziendale, non solo e non tanto per il fattore economico, quanto per il danno che deriva dalla perdita di risorse pregiate, che ricoprono ruoli chiave e che posseggono competenze molto verticali. L’azienda che accusa la perdita, infatti, si vede spesso costretta a ricominciare i costosi processi di selezione, inserimento e formazione, che non sempre riesce a capitalizzare fino in fondo.

Operativamente, la perdita di risorse può tradursi, soprattutto in contesti aziendali medio-piccoli, anche in una discontinuità nelle attività e in uno svolgimento non organico dei lavori, talvolta generando ritardi nella concezione e nello sviluppo dei prodotti, o nella delivery verso i clienti finali. Anche i clienti stessi, infatti, possono essere talvolta danneggiati da questa situazione, ricevendo consegne non on-time o non on-quality.

Questa situazione di vantaggio per la risorsa potrebbe non da ultimo ritorcersi contro la stessa: la mancanza di un percorso professionale organico e strutturato, legato anche alla continuità, nonché uno stipendio che potrebbe diventare troppo alto, potrebbero portare il professionista fuori mercato nel medio lungo periodo.

Consideriamo anche che il sistema di istruzione italiano non riesce oggi a fornire tutte le competenze necessarie a queste professioni, che richiedono anche spirito di iniziativa, autonomia, aggiornamento costante, tanta pratica.

In questo contesto è evidente come si rendano necessarie strategie nuove per sanare questa condizione di squilibrio fra domanda e offerta sul mercato. Le istituzioni dovrebbero impegnarsi a colmare questo gap formativo, creando un’offerta in grado di rispondere più adeguatamente, sia in termini quantitativi che qualitativi, alla domanda del mercato” Carmine Caretta, responsabile HR di Gyala 

Gyala è un’azienda italiana di cybersecurity che offre prodotti altamente scalabili, modulari e personalizzabili, insieme a servizi professionali e gestiti.