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Un lento processo interattivo attraverso il quale i cyber predatori sviluppano una relazione intima e duratura con una giovane vittima: questo è il grooming, attività di adescamento online che rappresenta uno dei rischi più subdoli del web, soprattutto per i preadolescenti. “Le chat, i servizi di messaggistica istantanea, i social network, i forum possono trasformarsi in luoghi virtuali in cui l’adulto abusante stabilisce con la vittima forme di intimità sessualizzata”, commenta Gianluca Mandotti, CEO di CybeRefund: azienda benefit milanese che si sta imponendo come punto di riferimento nell’ambito dell’educazione e della formazione in ambito digitale, presidiando l’area della Digital Safe Zone con le sue soluzioni e i suoi strumenti di cyber awareness, messi a punto con la consulenza di esperti.

Riguardo al grooming Cristina Maggioni, giurista specializzata in reati informatici e consulente per la formazione di CybeRefund, evidenzia che secondo i dati della Polizia Postale (gennaio 2021)nel nostro Paese i reati relativi allo sfruttamento e all’adescamento di minori online sono aumentati del 110% rispetto al 2019, con 69 persone arrestate (+86,48%) e 1.192 indagate (+93.9%). I casi trattati sono stati complessivamente 3.243, il 132,3% in più rispetto al 2019. Nel 2020 molteplici sono state anche le segnalazioni relative a episodi di intrusione nelle piattaforme dedicate alla formazione degli studenti a scopo di adescamento. 

Cristina Maggioni, giurista specializzata in reati informatici e consulente per la formazione di CybeRefund

“Le vittime di grooming – dice la dott.ssa Maggioni – sono soprattutto preadolescenti tra 10 e 13 anni (87 casi). Nel corso del 2021 sono state arrestate 137 persone accusate di sfruttamento sessuale di minori e di adescamento online: i casi, rispetto al 2020, sono aumentati del 98%. Sono, invece, 1.400 le persone denunciate, con un +17% rispetto ai 12 mesi precedenti”. 

Grazie anche agli studi della dott.ssa Maggioni, CybeRefund è riuscita a tracciare un profilo di questo insidioso fenomeno, che può essere sintetizzato in 4 fasi:

●      fase “relationship forming stage (RFS)” – Il cyber predatore cerca di conoscere il preadolescente: spesso si fa inviare una foto, così da poter valutare le sue caratteristiche fisiche. L’adulto stabilisce un rapporto di amicizia con il minore, cercando argomenti comuni di discussione (scuola, sport, ecc.) e diventando il centro degli interessi affettivi e cognitivi della vittima. L’adescatore assume così il ruolo di premuroso confidente.

●      fase “risk-assessment (RAS)” – L’adulto si assicura che il bambino chatti o utilizzi da solo i social network, e che il dispositivo sia di suo uso esclusivo.

●      fase di “exclusivity stage (ES)” – È caratterizzata da appuntamenti online frequenti, da confessioni intime, anche non di natura sessuale, e di scambio di confidenze, che l’adulto chiede esplicitamente al minore di non rivelare a nessuno: a questo scopo può ricorrere a promesse di gratificazioni.

●      fase “sexual stage (SS)” – La relazione assume connotati sessuali: invio di foto e video reciproci, proposta di un incontro dal vivo.

I genitori devono quindi fare attenzione a quei “campanelli d’allarme” che possono essere indicativi di una frequentazione virtuale sospetta: un uso costante e solitario del PC e dello smartphone, per esempio, ma anche la comparsa improvvisa di regali, anche costosi. Come intervenire in casi simili? “Qualora un adulto ritenga che un minore sia vittima di grooming oggi può reagire efficacemente seguendo due semplici consigli: primo, tenere traccia degli scambi intercorsi tra l’adescatore e l’adolescente (ad esempio, salvare le conversazioni, fare degli screenshot) e rivolgersi alla Polizia Postale e delle Comunicazioni; secondo, sporgere denuncia alle autorità competenti”, consiglia la giurista.

Bisogna anche valutare la possibilità di rivolgersi a un servizio territoriale (ad esempio un consultorio familiare, un servizio di neuropsichiatria Infantile, ecc.), affinché il minore possa ricevere un adeguato sostegno psicologico e, se necessario, terapeutico. Spesso le vittime di grooming riferiscono di sentirsi tradite e provano un forte senso di colpa per aver riposto la propria fiducia nell’adescatore.

Restano fondamentali, a monte, la conoscenza, la prevenzione e il dialogo: “Per un genitore è fondamentale mettere a conoscenza il proprio figlio della possibilità di incappare online in un adulto che cerca di attuare nei suoi confronti comportamenti adescatori. L’educazione all’uso corretto del web è importante, così come è importante insegnare ai minori a mantenere riservati i propri dati personali”, fa presente Gianluca Mandotti. 

Non solo. “Quando si crea un profilo su un social network, non bisogna rendere visibili a tutti alcuni dati, per esempio nome e cognome, indirizzo, nome della scuola frequentata, cellulare, e-mail.”, conclude Cristina Maggioni.