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L’esempio di Celo, piattaforma DeFi open source che vuole tokenizzare la foresta pluviale

Il mondo delle criptovalute sta guadagnando sempre più interesse presso le nuove generazioni e nonostante un andamento altalenante è ormai chiaro che siamo davanti a un cambiamento epocale: quello che si sta muovendo non sarà un fenomeno passeggero. Essendo una nuova tendenza e in forte  crescita nel futuro, deve fare i conti con una serie di problemi che riguardano, appunto, le altre questioni centrali degli anni a venire. Il più importante è quello legato alla sostenibilità: il consumo energetico delle criptovalute, infatti, è alto. Secondo l’indice Digiconomist, che tiene traccia dell’impronta ambientale dei bitcoin, ogni anno le transazioni di questa criptovaluta richiedono un fabbisogno energetico di circa 130 terawattora che, per capirci, è un numero superiore alla richiesta di una nazione come l’Argentina e appena inferiore a quella della Svezia.Non esistono solo i bitcoin, però. Ci sono infatti alcune piattaforme di criptovalute che lavorano per abbattere le emissioni, avvicinandosi quanto più possibile alla vera partita futura: quella che riguarda la sostenibilità. 

È il caso di Celo, una piattaforma mobile-first specializzata in finanza decentralizzata (DeFi) che permette di rendere le criptovalute accessibili a tutti. Come sistema open source e pioniere delle DeFi attraverso le criptovalute, Celo è molto interessato a tutto ciò che riguarda la sostenibilità sociale, economica e, ovviamente ambientale. Per questo, ha lanciato l’iniziativa Climate Collective, il cui obiettivo principale è – in breve – quello di tokenizzare la foresta pluviale. Come si fa e soprattutto perché? Lo abbiamo chiesto a Markus Franke head di Celo Europe

1. Cosa può fare la criptovaluta contro il cambiamento climatico? 

Celo affronta la questione del carbonio in tre modi. In primo luogo, il protocollo di consenso Celo utilizza un meccanismo di proof-of-stake ad alta efficienza energetica. Questo meccanismo è molto più efficiente dei protocolli di consenso con più risorse, come il proof-of-work usato da Bitcoin. In secondo luogo, il protocollo compensa le emissioni di carbonio associate al consenso a livello di protocollo. Insieme a Project Wren vengono piantati alberi, finanziati dai premi di blocco sulla blockchain Celo. In terzo luogo, esistono crediti di carbonio tokenizzati su Celo, che poi permettono di comporre beni ecologici. Questi crediti supportano un sano mercato dei crediti di carbonio, creando una domanda di crediti di carbonio e aumentando il prezzo delle emissioni di carbonio. 

Il punto focale però è che il sistema economico-finanziario tradizionale è responsabile, in gran parte, della nostra attuale crisi ecologica. Nel nostro sistema economico, la salute economica è definita in termini di produzione e consumo, liquidando i costi dell’inquinamento e del consumo di risorse naturali come esternalità, esaurendo di conseguenza le nostre risorse naturali finite, con effetti disastrosi. Le vere domande a cui Celo e le criptovalute stanno cercando di rispondere sono: come possiamo concepire un sistema monetario che internalizzi i costi della distruzione del capitale naturale (e internalizzi i benefici della conservazione e del ripristino del capitale naturale)? Come possiamo concepire un sistema monetario in cui la crescita economica porti naturalmente alla rigenerazione ecologica? Come possiamo concepire le criptovalute in modo tale che la loro adozione diffusa possa invertire la nostra attuale crisi ecologica? Per rispondere a queste domande Celo ha lanciato il https://climatecollective.org/. Un modo, quindi, per combattere il cambiamento climatico attraverso la tokenizzazione delle foreste pluviali (e altri beni che sequestrano il carbonio) abilitando sulla sua piattaforma gli stablecoin sostenuti dal capitale naturale sulla piattaforma Celo. 

2. Cosa significa tokenizzare gli alberi? 

Questo può significare diverse cose e il tempo dirà quale modello si dimostrerà più efficace. Ad esempio, un token può rappresentare la proprietà di un bene sottostante (una parte di foresta), ma i token possono anche rappresentare crediti di benefici ambientali generati da un particolare bene (ad esempio, crediti di carbonio generati da una foresta). I token possono poi essere un token di governance in un DAO, un’organizzazione autonoma decentralizzata che protegge la foresta e fa il lavoro sul campo. Questi gettoni possono essere fungibili o non fungibili (NFT). L’idea originale delle valute basate sul capitale naturale viene da Charles Eisenstein nel suo bellissimo libro Sacred Economics. Qui, Eisenstein sostiene che la gente tenda a produrre in quantità maggiore tutto che che sostiene il denaro. Ad esempio: quando l’oro sosteneva il denaro, c’era un intenso incentivo ad estrarre l’oro, perché era, effettivamente, come stampare denaro. Nelle culture più antiche in cui il bestiame sosteneva il denaro, c’era una simile sovrapproduzione di bestiame.

In sintesi, la sua proposta è: perché non sostenere il denaro con cose che vogliamo vedere di più – foreste incontaminate, fiumi puliti, ecc.? Se, come società, dovessimo denominare la nostra attività economica in valute basate sul capitale naturale, ogni crescita economica, ogni aumento di denaro in circolazione, porterebbe ad una crescita delle risorse naturali preservate. Con gli NFT, è possibile tokenizzare beni reali, comprese le foreste e i terreni agricoli. Inoltre, i sensori e le immagini satellitari possono essere utilizzati in combinazione per valutare (e creare incentivi) per la conservazione e la riforestazione delle foreste, aumentando le proprietà di sequestro del carbonio dei terreni agricoli attraverso l’agricoltura rigenerativa e la bonifica delle falde  dagli agenti inquinanti. Man mano che i gettoni del capitale naturale entrano in circolazione, la comunità Celo ha il potere, attraverso la governance, di scegliere di assegnare una certa quantità di gettoni del capitale naturale alla riserva Celo – per esempio, la comunità può scegliere di assegnare il 40% della riserva ai gettoni della foresta. Questo avrebbe un impatto enorme. Più Celo Dollars entrano in circolazione, più grande diventa la riserva. Più grande è la riserva, più grande è l’assegnazione del 40%. 

3. In che modo il patrimonio forestale è preservato dal gettone? C’è un legame tra il gettone e l’albero vero?

Dipende da come è impostato il token/progetto. Ad esempio, si potrebbe immaginare un token = un albero, ma questo non tiene in considerazione il fatto che le foreste sono più della somma degli alberi. Ci sembra più plausibile che un NFT possa rappresentare un pezzo di terra/foresta e che il possessore del token abbia diritti/reclami che sono definiti nell’NFT. L’NFT potrebbe poi essere combinato con i cosiddetti oracoli che potrebbero informare il possessore del token sullo stato ecologico del bene sottostante. Per esempio, immagini satellitari in tempo reale che riportano se un particolare pezzo di foresta esiste ancora. Questi token potrebbero anche essere in grado di essere “messi in stake” cioè bloccare le criptovalute per ricevere ricompense. Mettere in stake un token di capitale naturale con un amministratore del progetto permetterebbe all’amministratore del progetto di aggiungere valore al terreno (proteggendo la foresta, cambiando la tecnica agricola in un’agricoltura rigenerativa, ecc) per generare crediti di servizi ecologici (come i crediti di carbonio) che possono essere divisi tra lo staker e l’amministratore del progetto. In questo contesto, la messa in stake sarebbe effettivamente l’equivalente di affittare la terra a qualcuno che potrebbe usarla per migliorare la biodiversità, la salute del suolo o le proprietà di sequestro del carbonio della terra.

4. La tokenizzazione dell’albero è un modo per proteggere l’albero da un atto intenzionale (come un incendio)? O significa riutilizzare parte del valore dell’albero in azioni di riforestazione?

La tokenizzazione si riferisce alla rappresentazione di un asset su una blockchain, rappresentato in un token. Il processo di tokenizzazione potrebbe rendere la proprietà e i diritti azionari più espliciti. Al fine di proteggere una foresta da atti dolosi oppure nel caso di progetti di protezione delle foreste, potrebbe essere necessario coinvolgere le persone presenti fisicamente sul terreno, in modo che possano proteggerlo. La tokenizzazione potrebbe aiutare a impostare gli incentivi rilevanti per mettere in atto questo processo, e aggiungere un elemento di trasparenza al bene. 

5. A che punto siamo concretamente ora con il vostro progetto? Quali sono gli elementi su cui vi state concentrando?

Il Climate Collective vuole destinare il 40% della Riserva Celo a foreste tokenizzate e altri beni che sequestrano il carbonio. Diversi sviluppatori di progetti lavorano attualmente per raggiungere questo obiettivo. Il focus a breve termine è sulla costruzione dell’infrastruttura necessaria. Cioè il modello di tokenizzazione, i mercati, gli scambi e i ponti che portano le informazioni fuori catena sulla blockchain, come i crediti di carbonio.