playit

La cancellazione del Mobile World Congress è stata un “incubo” per le aziende. A usare questo termine è stato l’italiano Vittorio Di Mauro, Ceo e Co-Founder di ConnectLab (eccellenza italiana nel mondo e specializzata in soluzioni Iot), in una intervista apparsa sul sito della Bbc e di cui vi abbiamo dato puntuale notizia in questo approfondimento. Nelle dichiarazioni raccolte dall’autorevole emittente inglese, Di Mauro ha parlato di un “giorno nero” nella storia dell’evento e ha citato come i 50mila euro investiti per la partecipazione siano stati “impegnativi”. Abbiamo scelto di contattare Di Mauro e di capire come l’azienda che guida ha reagito di fronte a questa scelta unilaterale della Gsma, al fine di raccontare il “dietro le quinte” e le ripercussioni che ha generato la chiusura di Mwc 2020.

Di più. ConnectLab è un’azienda con sede anche in Cina, laddove il Coronavirus ha avuto luogo. “La mia impressione è che in Cina si stia tornando alla normalità: molto lentamente e molto gradualmente ma dalla nostra sede arrivano segnali confortanti”, spiega Di Mauro.
È sufficiente osservare la mappa interattiva tenuta dalla Johns Hopkins Csse che mostra la diffusione in tempo reale di Covid-19. E si nota come l’epidemia ha livelli di intensità e gravità a seconda delle province cinesi: “L’unico metodo per ridurre la diffusione è limitare le possibilità di contatto, tant’è che sono state chiuse le scuole anche per lungo periodo. Questa emergenza sanitaria si è incrociata con il Capodanno cinese, la principale festività e che ha impattato non da poco anche sulla produttività”. Il Capodanno cinese è un momento lavorativo delicato perché, come conseguenza di questa occasione, le persone tornano nelle città natia, con in tasca il bonus pagato sull’anno precedente. Se “normalmente” dal 20% al 30% dei dipendenti delle fabbriche non rientra sul posto di lavoro (sfruttano le ferie per trovarsi un altro impiego, magari vicino alla famiglia), con il diffondersi di Covid19 questa percentuale potrebbe addirittura raddoppiare.

Come avete affrontato l’emergenza nella vostra sede cinese?

“Nei nostri uffici cinesi in Shenzhen abbiamo attuato una serie di interventi, richiesti dal Governo cinese, per limitare e mitigare la diffusione del virus: mascherine, disinfettanti e pratiche tali per avere l’autorizzazione a rimanere aperti e operativi. Ricevo segnali positivi dai colleghi, perché progressivamente si assiste a una normalizzazione delle attività: riaprono sedi produttive e si ripopolano i posti di lavoro. Il tutto sotto lo stretto controllo delle istituzioni che stanno gestendo la cosa in modo il più possibile ordinato e organizzato”.

Dal punto di vista aziendale come si vive questa situazione, voi che siete ramificati in più parti del mondo e sommate varie casistiche?

“La prima regola di fronte a queste situazioni è fare squadra, analizzare in modo oggettivo lo svolgersi dei fatti e dare segnali concreti, oltre a rassicurare. Quest’ultimo aspetto è tanto più urgente in concomitanza con il Capodanno cinese: abbiamo voluto puntare sia sulla solidità del team, sia tranquillizzando i lavoratori dal punto di vista economico”.

In questi giorni si sarebbe dovuto tenere il Mobile World Congress 2020. Per voi sarebbe stata la seconda volta, ma le vicissitudini che ben conosciamo hanno portato alla cancellazione dell’evento, che poi analizzeremo. Perché una realtà come ConnectLab aveva scelto di essere a Mwc 20?

“La prima risposta immediata è che l’evento di Barcellona rappresenta un momento di incontro unico, in cui si raccolgono i partner e si possono instaurare nuovi contatti. Il Mobile World Congress offre molteplici opportunità di dialogo, per questo ci è spiaciuto che la fiera sia stata cancellata. Non tanto per questioni di investimento e costi sostenuti un po’ a vuoto, ma sopratutto perché è un’occasione persa che, per definizione, preclude la possibilità di capire in concreto i potenziali sviluppi che sarebbero potuti nascere.

Aggiungo che non concordo con chi sostiene che è arrivato il momento di passare agli eventi digitali: le fiere fisiche offrono il pregio di poter interloquire dal vivo. In un mondo fatto già di tantissime call telefoniche e video conferenze, eventi come quello di Barcellona aiutano a mettere in contatto le persone, permettendo di incontrare e conoscere gli interlocutori e instaurare un rapporto basato sulla qualità. Per esempio, ConnectLab sta avviando un progetto con un importante operatore telefonico anglosassone, che sarà operativo a primavera, e questo è un contatto frutto della partecipazione da Mwc 19″.

Da quanti anni partecipate al Mobile World Congress?

“Quella del 2020 sarebbe dovuta essere la nostra seconda edizione. Il 2019 è stata la prima volta: rispetto all’anno scorso avevamo ipotizzato una esposizione con superficie triplicata perché ci eravamo posti l’obiettivo di raccontare una serie di soluzioni per cogliere l’attenzione dei gestori telefonici. Mwc 20 doveva essere l’occasione per fare ciò. Il mattino successivo all’ufficializzazione dell’evento mi sono posto il quesito di come surrogare il palcoscenico di Barcellona in altre attività al fine di ottenere i leads che mi ero proposto di ottenere alla fiera. Sarà questo per noi lo stimolo per instaurare un nuovo percorso per ingaggiare, quantomeno nei prossimi mesi, i nostri partner attuali e potenziali”.

Quali sono le novità che avevate previsto di presentare a Barcelona?

“Nel 2019 al Mobile World Congress abbiamo sviluppato una piattaforma “device to cloud” per l’erogazione di servizi Gps. L’anno scorso avevamo un solo prodotto centrato sulle biciclette in collaborazione con Vodafone. A partire da questo progetto abbiamo esteso la piattaforma per incardinare vari tipi di geolocalizzazione per i mezzo di trasporto personale, gli animali domestici e le persone. L’ombrello tecnologico che raccoglie questo progetto è chiamato Dots: a Mwc 19 era solo Dots Bike; nel 2020 avremmo decretato la nascita di Dots Move, un sistema modulare hardware e software che è stato mostrato in anteprima al Ces 2020″.

Come è stata gestita la comunicazione da parte della Gsma?

“A posteriori, purtroppo non trovo metodi diversi per gestire una comunicazione difficile in un momento così delicato. Non posso dire che mi siano piaciute le meccaniche, tuttavia come azienda prendiamo atto di quanto è successo nel 2020. Di sicuro ConnectLab non si allinea a chi mette in discussione la partecipazione all’edizione 2021: noi l’anno prossimo vogliamo esserci.

Detto questo, se vesto i panni della Gsma, non oso pensare alle discussioni e alle ripercussioni legali ed economiche che dovranno essere dominate dall’Associazione nei mesi a venire, sia come scia di Mwc 20 sia in fase di organizzazione di Mwc 21″.

ConnectLab come si attrezzerà per il 2020?

“Può darsi che valuteremo con occhi nuovi Ifa: la fiera di Berlino è sulla mia agenda in corrispondenza a un punto di domanda. Non abbiamo ancora definito come procedere perché Ifa ci mette a contatto con un pubblico molto diverso, più legato al retail che agli operatori telefonici.

In ottica 2020 ci vogliamo anche concentrare sulle compagnie assicurative a cui presenteremo la piattaforma Dots Move in occasione di importanti eventi dedicati a questo mondo che si terranno ad Amsterdam e a Monaco di Baviera. I risparmi effettuati dalla mancata partecipazione a Mwc ci aprono la possibilità di effettuare e sperimentare investimenti in nuove iniziative”.

Quali sono i vostri obiettivi per quest’anno?

“Abbiamo chiuso il 2019 con un cliente importante, Vodafone, per quanto riguarda Dots. Nei prossimi mesi apriremo le operazioni anche in altri Paesi europei e in Gran Bretagna. L’obiettivo è più che raddoppiare il numero di gestori partner e avere un numero comparabile di compagnie assicurative. Infine, apriremo anche al retail per continuare a estendere la nostra presenza anche su canali differenti”.