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Big Tech alla prova delle trimestrali con vista sui possibili tagli dei tassi di interesse Usa

Dopo il record fatto registrare dalla piattaforma streaming Netflix, le Big Tech Usa entrano nella settimana clou con la presentazione delle trimestrali. E sono 5 delle cosiddette “Magnifiche 7” che presenteranno i conti del primo trimestre 2024 entro la settimana che arriva. In rigoroso ordine di data, il 23 aprile toccherà ad Alphabet (Google), Microsoft, Tesla. Quindi spazio a Meta (Facebook, Instagram e Whatsapp) giovedì 24 aprile e chiusura il 25 con Amazon, da mesi impegnata in una ristrutturazione del modello di business e ancor più dei costi. In agenda a maggio invece il rilascio dei dati finanziari (tra i più attesi) per Apple e Nvidia. Ognuno di essi ha macinato performance importanti in ordine alla crescita del titolo e della propria capitalizzazione in borsa di Wall Street.

Big Tech: le aspettative e l’allentamento della stretta monetaria

Detto che delle “Magnifiche 7” quella messa peggio è la Tesla di Elon Musk – che potrebbe uscire a breve da questa classificazione  vista la riduzione del valore azionario, della capitalizzazione e soprattutto a fronte dei rilevanti problemi commerciali legati ai lanci ritardati dei nuovi modelli  di veicoli elettrici a livello globale, fattore che ha determinato un taglio del 10% della forza lavoro – lo sguardo di Alphabet (Google), Microsoft, Meta e Amazon è più che mai proteso in direzione di Washington.

Ossia, dove ha sede la Fed, la banca centrale Usa che, sotto la guida di Jerome Powell, con il suo board di banchieri, è alle prese con la decisione sui tagli di interesse. Attualmente, l’istituto – dopo aver fatto aleggiare l’ipotesi di un primo “cut” a giugno – sembra essersi arroccato a fronte di macroeconomici Usa superiore e più forti delle attese. Elemento che ha spaventato gli investitori, con una flessione nelle ultime settimane degli indici Dow Jones e Nasdaq, dal momento che temono un posticipo delle mosse di riduzione del costo del denaro. La faccenda è calda soprattutto per le Big Tech che invece hanno bisogno come l’ossigeno che ci sia un allentamento della stretta monetaria, al fine di ridare fiato ai consumi. Il match di equilibrio tra il contenimento dell’inflazione (che fatica a ridursi come nelle speranze) e la necessità di non ingessare l’economia è a uno snodo cruciale. La boa di riferimento sarà venerdì 26 aprile, quando sarò pubblicato il cosiddetto PCE, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali. Questa è la misura di riferimento e preferita dalla Fed statunitense, poiché l’indice core esclude le categorie volatili, come i prezzi dei prodotti

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