PALADONE

Big Tech e la “fortuna” (diciamo così) di risparmiare sulle tasse. E parecchio. Già, perché nel triennio 2019-2021 i giganti del web, grazie ai risultati che sono stati contabilizzati nei paesi che adottano la fiscalità agevolata, hanno risparmiato ben 36,3 miliardi di di euro in tasse. È la fotografia che emerge dall’indagine dell’Area Studi Mediobanca sulle maggiori WebSoft mondiali, secondo cui, nel 2021 circa il 30% dell’utile ante imposte è tassato in paesi a fiscalità agevolata, con un conseguente e significativo risparmio. In Italia le filiali dele Big tech che hanno cubato un fatturato aggregato di 8,3 miliardi hanno versato nelle casse dello stato 150 milioni di euro.

Big Tech: risultati, scenari e mercati

Lo studio condotto da Mediobanca ha analizzato i dati dei primi nove mesi 2022 e del triennio 2019-2021 relativamente alle 25 maggiori Big Tech internazionali, con ricavi superiori a 12 miliardi di euro ciascuna, di cui 11 hanno sede negli Stati Uniti, nove in Cina, due in Germania e Giappone e una in Corea del Sud. Tra gennaio e settembre 2022 i maggiori operatori mondiali del WebSoft crescono solo in termini di fatturato aggregato (+9,5% sui primi nove mesi 2021), con asimmetrie a livello geografico: il Nord America (+13,7%) tiene più di Europa e Asia la cui crescita è limitata a una singola cifra (rispettivamente +8,2% e +6,6%), con l’America Latina in forte accelerazione (+24,9%), pur con valori ancora contenuti (1,5% del fatturato complessivo). Il ritorno alla normalità si riflette nel rimbalzo dei comparti più penalizzati dalla pandemia: sharing mobility e vendite online di viaggi. L’incremento del giro d’affari appare invece più contenuto per quei settori che avevano beneficiato dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori: food delivery (+27,0%), cloud (+21,3%) ed e-commerce (+3,8%). I comparti con maggiore incidenza sul fatturato sono l’e-commerce (37%), la pubblicità (25%) e il cloud (19%). Nello stesso periodo risulta in contrazione la redditività operativa, con ogni società che ha mediamente prodotto un utile netto giornaliero di 16 milioni di euro rispetto ai 27 milioni del 2021. In calo anche la liquidità che resta comunque ancora sostenuta, con un’incidenza sul totale attivo del 23,4% a fine settembre 2022 (dal 28,0% a fine dicembre 2021, superiore al 14,4% della grande manifattura). Tale ridimensionamento riflette i maggiori investimenti per crescita interna (+20% sui primi nove mesi 2021) ed esterna, tramite operazioni di M&A (goodwill +15%), ma anche l’azione di sostegno ai prezzi di Borsa (acquisto di azioni proprie +12%). A livello di singoli gruppi, nei primi nove mesi 2022 si registra l’impennata dei ricavi delle statunitensi Uber (+99,3%), Booking (+63,5%) ed Expedia (+43,2%), seguite a distanza dalla coreana Coupang (+14,4%) e dalla giapponese Rakuten (+13,7%). Segno negativo e a doppia cifra per Activision Blizzard (-21,8%), Qurate (-14,1%), Vipshop (-13,9%) e Wayfair (-12,8%). Per quanto riguarda la redditività industriale, nei primi nove mesi del 2022, Microsoft guida la classifica per ebit margin (41,2%), davanti ad Adobe (35,1%), Oracle (33,4%) e Nintendo (33%). Da notare che nel 2021 il giro d’affari aggregato delle 25 maggiori colossi mondiali del web ha toccato quota 1.584 miliardi di euro, pari al 90% del Pil italiano. In un quadro di forze consolidato da tempo, Stati Uniti e Cina si sono spartite la quasi totalità dei ricavi: il 67% del fatturato dei colossi del web è stato generato dai gruppi statunitensi, il 28% da quelli cinesi e solo il 5% dai gruppi di altri paesi. 

Il fisco e la tassazione . Anche in Italia

Lo studio ha anche acceso i riflettori sulla materia fiscale e i versamenti delle tasse. Nel 2021 circa il 30% dell’utile ante imposte delle 25 maggiori Big Tech mondiali è stato tassato in paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale di 12,4 miliardi di euro nel 2021 e di 36,3 miliardi di euro nel triennio 2019-2021. L’aliquota media risulta pari al 15,4% nel 2021, inferiore a quella teorica del 21,9%. Nel periodo 2019-2021 la tassazione in Paesi a fiscalità agevolata ha determinato per Tencent, Microsoft e Alphabet un risparmio fiscale rispettivamente di 13,4 miliardi di euro, 6,9 miliardi e 5,2 miliardi. E passiamo allo scenario italiano che le Big Tech presidiano tramite società controllate, ubicate in gran parte al Nord, soprattutto a Milano e provincia. Il fatturato aggregato delle filiali italiane ha raggiunto la soglia di 8,3 miliardi di euro nel 2021, occupando circa 23mila lavoratori.  Tuttavia, hanno versato al fisco italiano quasi 150 milioni di euro per un tax rate effettivo del 25,1%. Considerando anche l’accantonamento per il pagamento della Digital Service Tax, il tax rate salirebbe al 33,5%.