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In questi giorni Apple è stata al centro di ipotesi, congetture e polemiche. Il tema è un evergreen della tecnologia: le aziende rallentano di proposito i propri device tramite gli aggiornamenti? 

La questione è tornata calda dopo che Johne Poole, fondatore della piattaforma di analisi Primate Labs, ha raccolto dati da migliaia di telefoni dotati di Geekbench, (fondata proprio da Poole) specializzata nel rilevamento delle prestazioni di varie piattaforme hardware. Da uno studio dei dati raccolti sarebbe emerso che gli upgrade rilasciati da Cupertino andrebbero sì a ottimizzare l’uso del dispositivo, a scapito però delle prestazioni, in modo da girare meglio su modelli più datati e con batterie usurate. 

Inutile sottolineare le richieste di maggior trasparenza da parte di Apple, che ieri ha replicato.

Prima di tutto, non abbiamo mai fatto qualcosa intenzionalmente per accorciare la vita di nessun prodotto Apple, o inficiare la user experience in modo da indurre a un upgrade del device. Il nostro scopo è sempre stato quello di creare prodotti che i nostri clienti possano amare, e costruire iPhone che durino il più a lungo possibile è importante per raggiungere questo scopo”, si legge nella nota.

Apple poi passa a descrivere come le batterie siano componenti soggetti a usura, che diventano meno efficienti man mano che invecchiano chimicamente. Questo, ovviamente inficia la loro capacità di mantenere la carica. E non è solo una questione di quante volte una batteria venga ricaricata. Ad esempio, gli ambienti molto caldi sembrerebbero incidere sul ciclo di vita della batteria.

Una batteria invecchiata chimicamente diventa meno capace di sostenere i picchi di funzionamento, soprattutto se il telefono ha poca carica disponibile, e questo potrebbe comportare uno spegnimento automatico e inaspettato del device.

Non dovremmo neanche dirlo” – continua Apple – “ma pensiamo che gli spegnimenti improvvisi e inaspettati siano inaccettabili. Non vogliamo che nessuno dei nostri clienti perda una chiamata, o non sia in grado di scattare una foto o che qualunque altro tipo di esperienza che possa avere con un iPhone sia interrotta, se possiamo evitarlo”.

E per venire incontro alle perplessità dei propri clienti, oltre che per riguadagnare qualcosa in fiducia, Apple opterà per un approccio in 3 step:

  • A partire dalla fine di gennaio, Apple ridurrà il prezzo della sostituzione delle batterie che non godono più della garanzia di 50 dollari, passando da 79 a 29 dollari.
  • All’inizio del 2018, verrà rilasciato un aggiornamento che permetterà all’utente finale di tenere traccia della salute della propria batteria, così da vedere se la stessa stia o meno inficiando le performance dell’iPhone.
  • Apple lavorerà inoltre per migliorare la user experience, cercando di evitare spegnimenti inaspettati con l’invecchiare delle batterie.

Non si sono fatte attendere nemmeno le dichiarazioni dei competitor. Un portavoce di HTC ha dichiarato a The Verge che “Non è qualcosa che facciamo”, facendo eco a un rappresentante di Motorola che ha affermato che la sua azienda non “strangola le performance della CPU a seconda del grado di invecchiamento delle batterie“.

LG, a PhoneArena, ha fatto sapere che non hanno mai fatto – né mai faranno – uso di tale pratica, poiché ci tengono all’opinione dei propri clienti.

La replica più dettagliata è stata quella di Samsung: “La qualità dei nostri prodotti è sempre stata e sempre sarà la nostra massima priorità. Assicuriamo un’estensione della vita della batteria dei nostri device tramite misure di sicurezza multi-strato, che includono algoritmi del software che governano lo stato di carica della batteria e la durata della stessa. Non abbassiamo le performance della CPU attraverso aggiornamenti durante il ciclo di vita del device”.

 

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