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Attivato l’obbligo del parental control sulle Sim ai minorenni: come funziona

Il 21 novembre 2023 è entrato in vigore la delibera 9/23/CONS dell’Agcom intitolata “Adozione delle linee guida finalizzate all’attuazione dell’articolo 7-bis del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28 in materia di Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio”. In estrema sintesi, è necessario che i gestori telefonici abbiano attivato il parental control sulle Sim intestate ai minorenni. In più, questo sistema di protezione deve essere gratuito e attivo di default. La parola chiave è “intestate”: cioè l’obbligo si applica solo alle Sim il cui intestatario risulta essere un minorenne. Esulano dall’obbligo tutte quelle Sim intestate a genitori e parenti che sono date in uso a figli, nipoti e quant’altro. E questo è un punto debole sostanziale della normativa, perché sfuggono tanti numeri di telefono effettivamente usati da minori ma di fatto “trasparenti“. In questo caso, sono i genitori che dovranno istruire i gestori telefonici sul fatto che la Sim è utilizzata effettivamente da un minore ricorrendo allo Spid, che permette l’attivazione del parental control Peraltro l’obbligo non è solo in capo ai gestori telefonici mobili ma a qualsiasi service provider fornisca un collegamento a Internet intestato a un minore, quindi vale anche per le connessioni fisse a banda larga.

La delibera dell’Agcom ha preso in considerazione tutte le principali categorie che sono filtrate dai sistemi di parental control, afferenti alle seguenti tipologie:

  1. Contenuti per adulti
  2. Contenuti ritenuti inquietanti
  3. Contenuti relativi a droghe, alcol, tabacco
  4. Gioco d’azzardo
  5. Contenuti e download illegali
  6. Contenuti relativi ad armi e violenza
  7. Contenuti che incitano all’odio e alla discriminazione
  8. Contenuti relativi a pratiche religiose non tradizionali, tipicamente note come “culti”, di carattere estremista o coercitivo
  9. Siti di Incontri
  10. Shopping e aste
  11. Pubblicità
  12. Siti che facilitano la navigazione anonima
  13. Intrattenimento (programmazione di televisione, film, musica, news e così via)
  14. File Sharing
  15. Forum e newsgroup
  16. Hacking e truffa
  17. Contenuti su nudità non pornografica, lingerie, e così via
  18. Attività criminali, autolesionismo, abuso di minori
  19. Giochi online
  20. Politica
  21. Social network
  22. Streaming di contenuti multimediali
  23. Posta elettronica

L’Agcom fa notare che “per quanto più specificatamente attiene al parental control, gli operatori si sono orientati verso le seguenti categorie”:

Sulla base di questa categorizzazione, ai sensi del comma 1 della delibera dell’Agcom sono vietate le trasmissioni televisive gravemente nocive allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori, e, in particolare, i programmi che presentano scene di violenza gratuita o insistita o efferata ovvero scene pornografiche, nonché i film la cui proiezione o rappresentazione in pubblico ai minori di anni diciotto sia stata vietata dalle Autorità a ciò competenti, salve le previsioni di cui al comma 3 applicabili unicamente ai servizi a richiesta. Al fine di conformare la programmazione alla disposizione di cui al presente comma, i fornitori di servizi di media audiovisivi si attengono ai criteri fissati dall’Autorità con apposite procedure di co-regolamentazione. Sono già individuate, in particolare, alcune categorie quali:

  • violenza;
  • pornografia;
  • contenuti inquietanti in generale in quanto nocive alla crescita del minore.

Gli operatori prevedono dei sistemi di parental control spesso abbinati con altri servizi di navigazione in sicurezza e protezione, basati su applicazioni che devono essere scaricate e installate tipicamente tramite un link ricevuto via Sms. Ad esempio, nel caso delle App, a seguito dell’attivazione di un’offerta dedicata ai minori, il Cliente/Genitore riceve un SMS contenente un link per scaricare l’App da installare sullo smartphone del genitore e del minore. Tali applicazioni sono anche, in genere, utilizzabili da smartphone, pc, tablet. L’App è infatti talvolta disponibile per il download su Google Play per il sistema operativo mobile Android, su App Store per il sistema operativo mobile iOS, ed è anche disponibile per PC con sistema operativo Microsoft e per Mac Apple con sistema operativo macOS. L’attivazione del servizio comporta un determinato costo mensile per singola licenza e la funzionalità di Parental control è spesso abbinata ad altre tipologie di protezione. Il concetto di pre-attivazione, nella modalità app, appare, pertanto, presupporre che l’offerta già includa la funzionalità di Parental control gratis, cosa che oggi per lo più avviene per le offerte mobili riservate ai minori, ferma restando la necessità di procedere con l’installazione dell’applicazione. Per l’attivazione gli operatori principali preferiscono che ci si rechi in un punto vendita fisico, oppure che si interagisca con il call center. Questa ci sembra la scelta migliore.

Il blocco non agisce, nella maggior parte dei casi, a livello di singolo contenuto, ma a livello di dominio/sottodominio web, sulla base della classificazione/profilatura del sito/dominio o sottodominio fornita dal soggetto terzo e sulla base del blocco impostato o meno dall’utente amministratore della linea. Quindi gli operatori, generalmente, si basano sui servizi di soggetti terzi che mettono a disposizione tanto le soluzioni tecniche che le liste di domini e sottodomini inclusi in determinate categorie. La delibera sottolinea che “lo stesso consumatore viene messo nelle condizioni di poter personalizzare le categorie e liste presentate a seconda del livello di sicurezza che desidera. Il cliente può customizzare la propria protezione aggiungendo o eliminando categorie ai propri blocchi o, se del caso, inserendo specifici nomi a dominio da inserire nella black list. In alcuni casi il cliente può impostare i filtri sui contenuti di un’intera categoria oppure solo su determinati domini all’interno di una o più categorie”.

Nelle Linee guida la disattivazione e configurazione del parental control richiede l’inserimento di:

  • SPID;
  • codice PIN fornito all’atto dell’attivazione dell’utenza, comunicato in forma riservata, ad esempio tramite SMS;
  • autenticazione nell’area riservata del sito web dell’operatore;
  • OTP inviato via SMS o e-mail.

In ogni caso, i parental control devono disporre di un’interfaccia utente, accessibile solo dal titolare del contratto (o, se minore, da parte di chi ne esercita la potestà genitoriale), caratterizzata dalla possibilità di utilizzo semplice e intuitivo. Nel caso di interfaccia web, deve essere garantito un alto livello di usabilità e di accessibilità. Nel caso di interfaccia erogata mediante app, questa dev’essere disponibile almeno per Android e iOS. L’efficacia delle impostazioni di blocco/sblocco deve avvenire in tempo reale rispetto alle operazioni di attivazione, disattivazione e configurazione dei SCP da parte degli utenti. Si tenga presente che il controllo parentale agisce sul Dns, quindi dovrebbe bloccare i siti anche utilizzando Dns generici. Questo sarà un punto dirimente sul funzionamento del sistema. In ogni caso, qui di seguito trovate la delibera nella sua forma integrale:

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CROCKPOT
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