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Si è svolta l’assemblea pubblica di Applia Italia dal titolo “L’industria italiana dell’elettrodomestico e il mercato unico europeo“. Sul tavolo tanti i temi: le regole uniformi, le politiche green per la sostenibilità, il mercato unico e la competitività a livello di Paese ed europeo. Due ore intese, nelle quali la moderatrice Monica Maggioni, giornalista Rai, ha tenuto il palco per conferire la parola iniziando da Paolo Lioy, presidente dell’Associazione produttori elettrodomestici, per poi arricchire con i contributi di Massimiliano Dona, presidente unione nazionale consumatori, Stefano Soro, head of unit green and circular economy DG Internal Market, Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, Maria Cristina Piovesana, vicepresidente Confindustria per l’ambiente, la sostenibilità e la cultura, il Senatore Gianni Pietro Girotto, presidente commissione industria, e gli onorevoli Martina Nardi, presidente commissione attività produttive, Marco Osnato, membro commissione finanze, e Patrizia Toia, vicepresidente commissione per l’industria, la ricerca e l’energia al Parlamento europeo.

L’industria dell’elettrodomestico: un’eccellenza “made in Italy” per l’Europa e il mondo

Si parta dai dati che fotografano l’entità, spesso trascurata, dell’industria italiana dell’elettrodomestico. Il fatturato complessivo è di oltre 16 miliardi di euro. Altri numeri: 135.000 addetti diretti ed indiretti, più di 20 milioni di apparecchi prodotti in Italia e numerose attività per svolgere un ruolo determinante sul fronte della circolarità e della riduzione dei consumi per l’intero sistema paese. Si sbaglia però a pensare che questa industria sia solo nazionale. È proprio l’eccellenza che la contraddistingue a rendere pan-europea la produzione che ha come epicentro il Belpaese.

Spiega Paolo Lioy, presidente di Applia Italia: “Le nostre fabbriche producono per tutta Europa e per il mondo, quindi operiamo in un ecosistema allargato e ampliato. E in continuo mutamento, perché nell’ultimo anno sono cambiate le etichette energetiche per comunicare meglio l’efficienza dei prodotti con classi rinnovate e più precise. È stato un esercizio difficile ma eseguito bene a livello europeo da tutti i Paesi. Continuiamo a proseguire in questa direzione evitando scenari che possano rappresentare un rischio. Per esempio, i temi ambientali non impattano solo sull’industria ma anche sulla politica e diventa troppo facile comunicarli in modo verticale. Quando invece queste tematiche vanno affrontate in modo complessivo e univoco non lasciando ai singoli Paesi iniziative che portano ad azioni concrete indipendenti rispetto a quanto avviene in Europa nella sua interezza. Il pericolo è che ogni Governo porti avanti tematiche facilmente “vendibili” ma lontane dall’obiettivo comune. Questo mette in difficoltà tanto l’industria quanto il consumatore, che vive in una sorta di confusione, e incrementa la già elevata complessità. In ultima analisi, tutte le azioni volte alla sostenibilità e al miglioramento dell’efficienza energetica eseguite in modo indipendente dal quadro e dal contesto europeo potrebbero tradursi in costi aggiuntivi per i clienti finali”.

Dall’assemblea pubblica di Applia è emerso che il settore delle apparecchiature domestiche e professionali sia stato uno dei protagonisti principali nell’avvio dell’economia circolare, obiettivo fondamentale della legislazione nazionale e comunitaria. I prodotti sono oggi riciclabili per più del 90% e, osservando i consumi in base al parco installato degli apparecchi dotati di etichettatura energetica, il saving degli ultimi 10 anni ha superato i 190 GWh/anno.

Ancora Lioy: “Gli incentivi per il passaggio ai nuovi modelli non sono solo una richiesta di aiuto per il settore ma rappresentano una via maestra per portare benefici concreti ai consumatori e all’ambiente. Bisogna continuare a spiegare quanto sia importante l’elettrodomestico per i temi ambientali di oggi e del futuro. Un frigorifero attuale rispetto a dieci anni fa consuma l’80% in meno. Le nuove etichette energetiche hanno enfatizzato ulteriormente il raggiungimento di questa efficienza energetica. Se si considera che il frigorifero è operativo 24 ore su 24, si comprende l’effetto immediato che il consumatore ottiene dai nuovi modelli di elettrodomestici”.

Nel corso del dibattito è stata data importanza alle politiche ambientali europee come propulsore straordinario nell’orientare il mercato verso standard di maggiore efficienza energetica, sicurezza e sostenibilità. A fronte degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione da raggiungere entro il 2030, è emerso come sia necessario mantenere regole di mercato omogenee preservandone la comune applicazione da parte degli Stati Membri. Politiche ambientali disallineate in Europa – fino ad arrivare a requisiti di progettazione di prodotto diversi come previsto in Francia per le lavatrici – porterebbero inevitabilmente ad un’azione meno efficiente dell’industria, bloccandone la stessa capacità di innovazione e sviluppo in ambito tecnologico, senza benefici reali per i consumatori finali.                         

Ancora maggiore dovrebbe essere l’attenzione nell’importazione di prodotti da fuori Europa, da Paesi nei quali vigono norme ambientali meno restrittive e possono raggiungere posizionamenti di prezzi più vantaggiosi. Finalmente in Europa si è attivato il procedimento, che però non troverà sbocco prima di tre anni, relativamente alla tassa di importazione da nazioni esterne a quelle dell’UE che dovrebbe essere applicata al fine di raggiungere due dinamiche: incentivare il rispetto delle norme ambientali europee; pareggiare la concorrenza con i brand che operano sul suolo europeo. Questo dovrebbe riequilibrare la concorrenza e la competizione normalizzando il contesto del mercato indipendentemente dal Paese.

Il rapporto tra Applia e i consumatori

Il primo messaggio fondamentale emerso dall’assemblea di Applia è semplice ma non scontato: coinvolgere i consumatori ma senza confonderli. L’analisi è affiata a Massimiliano Dona, presidente unione nazionale consumatori: “Il consumatore incerto non si muove, l’incertezza informativa paralizza i consumi e non trovando canali ufficiali ai quali rivolgersi (tranne le associazioni) le persone rimandano l’acquisto. La sfida attuale è uniformare, informare e standardizzare la comunicazione nei confronti dei consumatori evitando distonie e incongruenze, così come andrebbero evitate leggi speciali o specifiche che creano confusioni”.

Dona, come sempre, è dritto nel messaggio: “Oggi il tema green è di marketing trasversale: i pacchetti dei prodotti sono una profusione di simboli, figure e certificazioni auto-prodotte. Il tema della comunicazione è fondamentale per fornire messaggi congrui e corretti ai consumatori. Altrimenti regna la confusione”.

La ricetta è semplice: per prima cosa bisogna eliminare le etichette “private” e le auto “certificazioni”, poi bisogna istruire il trade perché sia informato sulle vere classi energetiche e infine c’è un tema di incentivi vincolati a normative molto specifiche e rigide. “Il consumatore è il carburate degli incentivi e una cartina al tornasole per comprendere se questi bonus stanno funzionando e come oppure se vanno corretti”, conclude Dona.

A completamento del ragionamento segnaliamo l’intervento di Andrea Scozzoli, presidente di Aires: “Quando si parla di risparmio energetico e di sostenibilità, si intende anche un risparmio concreto economico in termini di denari sul bilancio familiare. I nuovi elettrodomestici, consumando meno, conferiscono un vantaggio permanente nel tempo”.

Dunque, spiega Scozzoli, “il ruolo della distribuzione e del trade è enfatizzato dalle iniziative volte alle sostenibilità perché trovano riscontro fisico nei punti vendita. Il valore della prossimità consiste nell’essere vicini ai consumatori, che si estrinseca nel fornire informazioni e nei progetti di recupero del Raee a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto. Tutte operazioni che si dimostrano utili e fondamentali come sta dimostrando la campagna dello switch-off dei Tv e del relativo bonus: il riciclo del “vecchio” è pari al 100%. Sottolineo che la gestione fisica del recupero del dispositivo presso l’abitazione del cliente finale è un costo sostenuto tutto dal trade”.

Conclude il presidente di Aires: “Il ruolo dei negozi fisici, rispetto al web, va valorizzato anche attraverso misure perequative che mettano sullo stesso campo di gioco i retailer classici con i pure player dell’e-commerce. E questo è un tema fondamentale per mantenere vivi e operativi i punti vendita anche nel futuro, prima che certe entità evadano a detrimento dei negozi. Servono misure per proteggere i negozi, i posti di lavoro e, dunque, l’economia nel suo complesso”.

Le proposte concrete di Applia

Prima di descrivere nel concreto le due proposte di Applia, vogliamo tirare le fila delle due ore di assemblea pubblica. Partendo dal fatto che Applia negli ultimi due anni si è fortemente concentrata sui messaggi afferenti all’efficienza energetica e alla sostenibilità attraverso un’industria che ha adottato una serie di correttivi e interventi che hanno avuto impatti sostanziali sui prodotti al fine di ridurre o eliminare gli sprechi e i consumi. Dice Lioy: “L’efficienza è un motore per l’innovazione tecnologica. E, non solo per questo, sono elevati gli investimenti in circolarità, longevità e riparabilità degli elettrodomestici”.

Il presidente di Applia tira le conclusioni: “Serve riaccreditare la nostra industria come settore industriale e come protagonista nella sostenibilità, nella digitalizzazione e nell’innovazione. L’elettrodomestico deve avere un ruolo di primo piano in termini di efficienza ambientale. Siamo più che disponibili a lavorare a livello europeo e italiano per attuare gli interventi e creare piattaforme che permettano sia di creare cultura sui consumatori, in termini di benefici ottenibili dai nuovi prodotti, sia per fare evolvere il mercato nel suo complesso, con in dubbio impatto positivo su tutta la filiera”.

E il tutto si traduce in un concetto: incentivi. Per Lioy sono “opportunità che rendono positiva la dialettica nei palazzi dei governi e soddisfano in modo concreto le esigenze quotidiane dei consumatori”.

Il tema centrale è rendere tangibile il tema alto della transizione ecologica con leggi italiane ed europee. Dice Lioy: “Gli incentivi sono stati largamente usati negli ultimi anni ma devono diventare un punto di snodo tra la ripartenza e il consolidamento strutturale dell’economia. L’incentivo non deve creare una bolla che si esaurisce ma va usato come uno strumento che dia continuità all’espansione del mercato e alla crescita. Anche ragionando in termini temporali lunghi”. Il tutto deve obbligare anche ad avere un approccio diverso alla spesa pubblica, anche facendo scelte oculate che possano mantenere alta la redditività del mercato (per esempio andrebbe gestito il trade-off tra reddito di cittadinanza e cuneo fiscale).

Alla resa dei conti gli incentivi hanno la funzione essenziale di guidare gli acquisti verso le nuove classe energetiche e rinnovare il parco installato di elettrodomestici che sono molto energivoro. Per Applia si tratta di attivare il processo di “sostituzione/rottamazione dei prodotti più vecchi al fine di ottenere un risparmio energetico e una maggiore sostenibilità”.

L’esempio da seguire è quello del bonus Tv, ossia un vantaggio economico ma sulla rottamazione degli elettrodomestici con tre benefici: “energetico, do circolarità (riciclo fatto secondo i circuiti ufficiali del Raee è riqualificato al 90%, il problema è che la maggior parte dei vecchi elettrodomestici non seguono questa filiera virtuosa), sostegno filiera italiana per dare linfa agli addetti trade e industria in Italia”, conclude Lioy.

La proposta di Applia di incentivi: Ecobonus Eldom

Per garantire la competitività e lo sviluppo dell’industria del settore domestico e della relativa filiera, in coerenza con gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità ambientale, per il 2022 APPLiA Italia, Associazione Produttori Elettrodomestici, ed Aires, Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati, hanno elaborato una proposta c.d. “Ecobonus Eldom”.

Ispirato al modello Bonus rottamazione TV, la misura prevede l’istituzione di un’agevolazione per l’acquisto di elettrodomestici dotati della nuova etichetta energetica, entrata in vigore a marzo 2021 (frigoriferi, congelatori, lavatrici e lavastoviglie), appartenenti alle classi energetiche più elevate, di cui si può beneficiare rottamando contestualmente un analogo elettrodomestico con più di 10 anni di vita.

Nel dettaglio, si prevede che il bonus consista in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto, fino a un importo massimo di 100 euro per lavatrici lavasciuga di classe C o superiore, lavastoviglie di classe D o superiore e frigoriferi e congelatori di classe E o superiore.

La proposta potrebbe prevedere l’istituzione di un fondo con stanziamento iniziale di 150 milioni per finanziare l’erogazione dell’agevolazione.

La proposta mira ad ottenere principalmente tre risultati:

  • Efficienza energetica – ottenere un miglioramento dei consumi energetici domestici tramite sostituzione di prodotti energivori con nuovi prodotti più efficienti;
  • Circolarità – favorire la sostituzione degli elettrodomestici attraverso un corretto smaltimento dei rifiuti elettronici, in ottica di tutela ambientale;
  • Sostegno al Made in Italy – sostenere un’industria fortemente Made in Italy e leader a livello internazionale nella produzione di elettrodomestici.

Efficienza energetica

Il progetto mira ad implementare un significativo miglioramento dei consumi energetici domestici tramite la sostituzione di prodotti energivori con nuovi prodotti con standard di efficienza energetica più elevati. La proposta si basa infatti sul presupposto di incentivare l’acquisto di elettrodomestici, dotati di nuova etichettatura energetica, appartenenti alle classi più elevate, in sostituzione del corrispettivo prodotto con più di 10 anni di vita. I prodotti oggetto della proposta impattano per circa un terzo di tutti i consumi residenziali.

Il rinnovo del parco installato riveste infatti un’importanza primaria dal punto di vista dell’efficientamento energetico: si consideri che – prendendo ad esempio la lavatrice – mentre la differenza tra la classe A e la classe B della nuova etichetta apporta un risparmio di circa 15 kWh/anno, la sostituzione con un prodotto con più di 10 anni di vita garantisce un saving di oltre 200 kWh/anno.

Ipotizzando lo stanziamento di un fondo con capienza di 150 milioni di euro, si consentirebbe un risparmio energetico di circa 280 GWh/anno, indicativamente pari al consumo energetico di una città tra gli 80mila e 90mila abitanti.

Circolarità

L’ecobonus, è finalizzato a favorire la sostituzione degli elettrodomestici attraverso un corretto smaltimento dei rifiuti elettronici, in un’ottica di tutela dell’ambiente.

In merito, occorre tenere presente che il tasso di avvio al trattamento dei RAEE in Italia si attesta su valori sensibilmente distanti dal target che la Comunità Europea ha assegnato agli stati membri: ad oggi il tasso di ritorno si attesta al 36,8% a fronte di un obiettivo del 65%. Il mancato raggiungimento dei target è da imputare anche all’enorme flusso di RAEE “disperso”. In tal senso, solo un terzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in Europa, infatti, viene gestito in modo corretto (come evidenziato dal progetto Countering Weee Illegal Trade (Cwit), finanziato dalla Comunità Europea). Solo il 35% di RAEE dismessi sono intercettati dai sistemi ufficiali di raccolta e riciclo. L’altro 65% dei RAEE è esportato o riciclato in modo ambientalmente scorretto, oppure semplicemente gettato tra i rifiuti indifferenziati.

La certificazione del corretto conferimento dei prodotti consentirebbe di incrementare di circa 70.000 tonnellate il quantitativo di RAEE domestico raccolto (con un aumento del 20% rispetto alle 365.000 tonnellate raccolte nel 2020).

Anche in questo caso, in analogia con l’attuale Bonus Rottamazione TV, la rottamazione può essere effettuata direttamente presso i rivenditori aderenti alla iniziativa presso cui si acquista il nuovo elettrodomestico, consegnando l’apparecchio obsoleto. In tal caso sarà poi il rivenditore a occuparsi del corretto smaltimento dell’apparecchio fruendo di un credito fiscale pari allo sconto applicato all’acquirente. In alternativa, si può consegnare il vecchio elettrodomestico direttamente in una isola ecologica autorizzata, prima di recarsi ad acquistare il nuovo. In questo caso, l’addetto del centro di raccolta RAEE dovrà convalidare il modulo, che certifica l’avvenuta consegna dell’apparecchio. Con il modulo firmato l’utente potrà recarsi nei punti vendita aderenti e fruire dello sconto sul prezzo di acquisto.

Sostegno alla filiera italiana

La proposta produce significativi impatti positivi per la sostenibilità e per l’industria italiana. L’Italia infatti è uno dei principali produttori a livello europeo di elettrodomestici, e può vantare una radicata filiera di componentistica e prodotto finito, che rende il comparto un’eccellenza del Made in Italy.

Una misura che stimoli la sostituzione delle vecchie apparecchiature, quindi, agevola allo stesso tempo i consumatori e l’industria nazionale.

Conclusioni: i perché di Applia

Ipotizzando l’istituzione di un fondo di 150 milioni di euro e l’erogazione di un incentivo di massimo 100 euro per apparecchio, si finanzierebbe l’acquisto di circa 1.500.000 prodotti. Grazie alla sostituzione di questo quantitativo di elettrodomestici si produrrebbero quindi i seguenti effetti:

– 280 GWh/anno Risparmio energetico pari al consumo di una città di 80-90mila abitanti (Treviso o Pistoia) + 20% raccolta RAEE Incremento di circa 70.000 tonnellate la quantità di RAEE domestico

L’altra idea di Applia: Progetto Ristorazione 4.0 (Ho.re.ca)

Il comparto industriale italiano delle apparecchiature professionali (Ho.Re.Ca) è rappresentato all’interno di APPLIA Italia da EFCEM Italia è leader mondiale, con un fatturato che supera i 5 Mld di Euro, una capacità di esportazione di oltre il 70% ed una produzione Made in Italy. 

Il settore italiano della ristorazione di cui Fipe-Confcommercio -Federazione Italiana Pubblici Esercizi- è l’associazione leader genera oltre 46 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa 1,2 milioni di addetti (dati 2019).

Il contesto di riferimento è segnato da una situazione di profonda crisi dell’intero comparto. La ristorazione commerciale e collettiva, il settore dell’intrattenimento e i pubblici esercizi in genere hanno registrato infatti perdite di circa il 40% del fatturato nel 2020, con pesanti ripercussioni sull’intera filiera. Da questa prospettiva, il settore della produzione di attrezzature ha registrato una contrazione della domanda sul mercato italiano pari quasi al 40% nel 2020.

La proposta e a chi si rivolge

Ristorazione 4.0, un progetto portato avanti da Applia in sinergia da EFCEM Italia e FIPE, è un piano di rilancio strategico del settore della ristorazione all’insegna della qualità, della digitalizzazione e del risparmio energetico che nasce alla luce della situazione relativa alle attrezzature impiegate per lo svolgimento delle attività sopracitate, molto spesso obsolete da un punto di vista tecnologico e inadeguate di fronte all’evoluzione dell’offerta.

L’anzianità media del parco installato sta superando, anche a causa della crisi, i dieci anni con un sempre più accentuato livello di obsolescenza tecnologica, funzionale ed energetica. Tutto ciò in un settore molto energivoro: si stima difatti un consumo di oltre 25.000 GWh/anno.

Ristorazione 4.0, condiviso da EFCEM Italia e FIPE, mira a fornire uno strumentofiscale che, ispirato dai risultati conseguiti da “Transizione 4.0”, agevoli il passaggio alla digitalizzazione del comparto e migliori la sostenibilità della ristorazione italiana. Tutto ciò grazie al rinnovo del parco installato con macchine digitalmente connesse e che consumano oltre il 30% in meno rispetto a quelle attualmente installate.

Con l’obiettivo di conferire una specifica connotazione al progetto, si prevede una precisa perimetrazione del campo di applicazione, con una definizione puntuale degli utilizzatori secondo i codici Ateco 56.1 Ristoranti, 56.2 Fornitura di pasti preparati e altri servizi di ristorazione, 56.3 Bar e altri esercizi simili.

Come funziona, durata del progetto e prodotti ammessi

Il progetto prevede la fruizione di credito d’imposta al 40% per l’acquisto di attrezzature ad alta tecnologia ed efficienza energetica da impiegare nel settore della ristorazione. Uno degli obiettivi principali consiste non solo nell’inserimento negli impianti esistenti di singoli strumenti con queste caratteristiche, ma anche nella ristrutturazione completa di impianti di cucina in chiave di risparmio energetico, efficientamento produttivo e aumento della salubrità e garanzia igienica dei locali. Si calcola che per ogni 100 Mln € di investimento il sistema paese beneficerà di un risparmio di circa 400 GWh, 1,6 Mln di litri d’acqua e 24 Mln di m3 di aria all’anno.

In considerazione degli obiettivi strutturali del progetto, il respiro temporale minimo dovrebbe essere di 3-5 anni, a partire dal 2022.

Attrezzature trainanti: forni, piani cottura, friggitrici, bagnomaria, griglie, frigoriferi, abbattitori, macchine per il ghiaccio, lavastoviglie, lava tessuti, banchi di distribuzione, macchine per il sottovuoto, macchine per il gelato, frigoriferi da gelato.

Apparecchiature trainate: altre tipologie di macchine e attrezzature complementari