PURO
PURO

Apple: quei 60 giorni da dimenticare a Wall Street. Il crollo delle azioni e le preoccupazioni per lo sviluppo del business

Dagli altari alla polvere. Apple cade in borsa. La causa intentata dal Dipartimento di Giustizia Usa contro il colosso di Cupertino, accusato di detenere un monopolio sul mercato della telefonia, provocando danni a consumatori, sviluppatori e competitor, ha determinato un pesante scivolone della quotazione del titolo al Nasdaq. La flessione del valore ieri è stata di 7 dollari (-4%), il che ha collocato il valore nominale del titolo alla chiusura di New York a quota 171,67 (incluso il cosiddetto after Hours): una batosta rispetto ai 178,67 del giorno precedente.

Apple: il calo del titolo e del business e il ritardo nell’AI

Per Apple il finale di 2023, ma ancor più i 60 giorni compresi tra il 22 gennaio e il 22 marzo 2024 sono tutti da dimenticare. Assorbiti in qualche misura i due downgrade da parte di importanti istituti di analisi finanziaria, il gruppo di Tim Cook si è trovato alle prese con un andamento che ha scontato e non poco la flessione sul mercato cinese. Non a caso il ceo si è precipitato nei giorni scorsi a Shangai in occasione dell’apertura di un nuovo store. Ma è chiaro che la tegola rappresentata dalla causa Antitrust assume un peso non banale. Ancor più in senso allargato, dal momento che a seguito dell’applicazione del DMA nell’Unione Europea, il gigante della tecnologia sembra essere pienamente accerchiato. Il titolo azionario – dopo essere sceso a quota 181,35 dollari il 5 gennaio scorso, alla chiusura di due mesi fa 22 gennaio era tornato a sfiorare quasi a la quota 194 dollari. Ossia, a una manciata di bigliettoni verdi  dollari da quei 198 dollari raggiunti a metà dicembre dello scorso anno. Apple insomma, sembra strega in una morsa come raramente è capitato: il lancio dei nuovi prodotti a questo punto diventerà ancora più decisivo per far invertire la rotta, specialmente per evitare che sul gruppo fondato da Steve Jobs possa essere colpito ancor più in termini di immagine. Per quanto i soliti avvoltoi del giorno sembrano appollaiarsi e schierarsi in prima fila, Apple dispone di competenze e risorse per reagire a dovere. La causa intentata dal Dipartimento di Giustizia, con le sue implicazioni legate alla concorrenza, come detto, non costituisce proprio una passeggiata di salute. Le altre Big Tech spingono ed accelerano. Nell’ultimo trimestre sono stati completamente ribaltati i valori in termini di capitalizzazione di alcuni de nomi più noti. Microsoft ha preso la leadership a Wall Street, scalzando proprio la Casa della Mela Morsicata, così come Nvidia ha messo le frecce e il turbo sopravanza do Google. Per i primi due del ranking la differenza è tutta nell’impulso determinato dall’INtelligenza Artificiale. Una frontiera che Apple ha fatica in parte a leggere e a interpretare. Ma, come insegna la storia, la cautela è più che mai d’obbligo. La nuova era digitale e tecnologica corre molto più veloce anche delle malelingue.

PURO
GAMEPEOPLE
DIFUZED
FIZZ
PALADONE
OTL
CROCKPOT
MYSTERY BOX
SUBSONIC