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Tim Cook, ceo di Apple di fronte al New York Times parla a ruota libera. Tanti gli argomenti toccati dal patron della Casa di Cupertino, a cominciare dalla questione legata alla battaglia legale Epic Games, per arrivare a toccare il tema del sideload letteralmente “caricamento di lato”; traducibile in italiano con “trasferimento locale”). Alla domanda se agli utenti debba essere data la possibilità di installare app da fonti diverse dall’App Store tramite processi come il sideloading, Tim Cook ha ribadito il colosso di Cupertino ritiene come il migliore il proprio approccio per la sicurezza. “Se vuoi eseguire il sideload, basta acquistare un telefono Android”: queste le sue parole. Il tutto per ampliare la visione (o se preferite la spiegazione) con un paragone di questo tipo: consentire agli utenti di caricare le proprie app su iPhone sarebbe come per una casa automobilistica vendere un’auto senza airbag o cinture di sicurezza. “È troppo rischioso farlo. E poi non sarebbe un iPhone se non massimizzasse la sicurezza e la privacy”, ha chiosato Tim Cook.

Il sideloading: non con iPhone, sì con i Mac

Sul tema era per altro già intervenuto il vicepresidente senior di Apple, Craig Federighi. Il gruppo di Cupertino, insomma, non molla l’osso, avendo anche pubblicato alcuni report nei quali si evidenzia che consentire agli utenti di installare software non controllato dal processo di revisione dell’App Store rischia di esporre i loro telefoni a malware e altre minacce alla sicurezza. Apple ribadisce che la politica contro il sideloading mantiene basso il malware iOS rispetto ad altre piattaforme come Android. Ma c’è un dato. Tale chiusura sui device mobili non vale per i Mac. Qui gli utenti hanno molta più flessibilità con il software che installano. I critici affermano che Apple potrebbe adottare un approccio simile per l’iPhone e utilizzare un sistema come Gatekeeper di macOS per verificare se un’app contiene malware noto o se il certificato di firma di uno sviluppatore viene revocato. Ma Apple sostiene che questo approccio non sarebbe appropriato, sia perché gli iPhone vengono utilizzati per archiviare più informazioni personali, sia perché l’approccio ha portato a un livello inaccettabile di malware sul Mac. Argomentazioni che non sembravano aver convinto proprio in modo efficace, durante il processo con Epic, il giudice Yvonne Gonzalez Rogers.

Apple e le criptovalute

Ma non è mancato anche un accenno da parte di Tim Cook al tema della criptovalute. Il ceo di Apple ha confermato di aver investito i suoi soldi personali in criptovalute: “Penso che sia ragionevole possederle come parte di un portafoglio diversificato”. Una dichiarazione a titolo personale, dal momento che prevale la cautela in relazione a eventuali piani di Apple come azienda. Di fatto ha escluso investimenti in criptovaluta e ha dichiarato che la Casa dell Mela non ha intenzione di consentire alle persone di utilizzarlo per acquistare i suoi prodotti “nell’immediato futuro”. Il tutto chiosando sull’argomento con un vago: “Ci sono altre cose che stiamo guardando con interesse”. Non resta che attendere.