apple event far out igizmo
PALADONE

Abbiamo seguito in diretta l’evento di Apple, rigorosamente registrato nel corso dell’estate (il sole ricorda molto quello di agosto, lo si riconosce dall’angolazione delle riprese), che ha portato a battesimo tutti i prodotti previsti nel corso delle settimane precedenti: quattro nuovi iPhone 14, tre nuovi Apple Watch e la seconda generazione delle AirPods Pro. Come avevamo provato a indovinare dal logo e dall’animazione dell’invito all’Apple Event “Far Out” il centro nevralgico dei discorsi del ceo dell’azienda Tim Cook e dei vari portavoce che si sono avvicendati è stato l’ecosistema. Sempre più coeso, coerente e interdipendente. Già provando le versioni beta di iOS 16 e watchOS 9 si comprende il significato di “ecosistema coeso”, con il nuovo hardware sarà tutto portato (si spera) a un maggiore livello di funzionamento.

Però l’impronta lasciata da Apple con questo evento ha varie dominanti. Da una parte un’attenzione quasi morbosa, fintanto eccessiva, sulle funzioni di gestione del ciclo mestruale. I nuovi Watch 8, SE e Ultra permettono di tenere traccia in modo più dettagliato di una serie di parametri che indicano i flussi fisiologici femminili, con precisione crescente nel corso dell’utilizzo e dell’apprendimento delle caratteristiche della persona. Capiamo la necessità di spiegare bene e di intercettare un target particolarmente interessato, in modo particolare alla gestione dell’ovulazione, tuttavia il livello di dettaglio è stato troppo, oltre il necessario. Si potrebbe definire un eccesso di zelo di Apple, però tanto eccessivo. Però siamo certi che la precisione chirurgica con cui l’azienda di Cupertino parla ai suoi vari target ha giustificato questo intervento quasi a livello medico.

Anche perché ha fatto da contraltare a un altro tema forte: quello della capacità dei device di rilevare incidenti, cadute e simili e fare partire l’allarme o la chiamata in automatico. Anche in questo caso eccesso di zelo, con tanto di racconti di persone che sono state “salvate” dalle funzioni del Watch o dell’iPhone. Tutto utile, tutto necessario ma non può essere che a questi due argomenti (il femminile e le funzioni di emergenza) si dedichino quasi 30 minuti di keynote. Però questa è stata la scelta di Apple, ne prendiamo atto. Si poteva risolvere tutto in pochi minuti, invece si è voluta marcare la differenza rispetto alla concorrenza dicendo che con il tuo fido prodotto con la Mela morsicata sarai un po’ più sicuro. Non ti difende, ma lancia l’allarme. Non è poco, ma un altro eccesso di zelo e altro target ben indirizzato.

Non è ancora tutto, perché se la Dynamic Island è pura espressione di genio e talento (trasformare il notch in una zona per le notifiche, poesia pura nel dargli un nome evocativo e capacità di sviluppo e di marketing da accademia), altrettanto lo è il forzare gli operatori telefonici a passare alla eSim. E solo Apple aveva il potere di accelerare questo inevitabile abbandono della scheda telefonica fisica. Che allunga solo le pratiche. I nuovi iPhone 14 non vanno presi nei loro singoli miglioramenti ma nel complesso della novità. Visti nell’insieme, saranno dei blockbuster senza precedenti.

Poi c’è lui, il prodotto, secondo chi vi scrive, più interessante ma con più luci e ombre. Il Watch Ultra è quello che ogni utente di Apple Watch (compreso il sottoscritto) ha sempre desiderato in termini di resistenza. Belli i Watch finora visti, persino l’8 che è un 7 finalmente reso maturo e pronto a diventare la “killer application” nell’ecosistema dei prodotti di Cupertino, ma troppo delicati. Ecco, l’Ultra porta il livello di resistenza che si chiede a questo genere di orologi. Non a caso è studiato per utilizzi estremi in montagna, in outdoor, sott’acqua e così via. Apple Watch Ultra va in diretta competizione con Garmin, Suunto e gli altri brand specializzati in questo genere di attività.

apple watch ultra igizmo

Apple Watch Ultra è figo, null’altro. Bello, ben pensato, con interfacce grafiche geniali e un design pensato per essere mostrato, esibito. Ma non è un orologio per outdoor in senso stretto, è quel tipo di smartwatch perfetto per lo status symbol e per le attività di fitness, wellness e outdoor da città, e poco più, o per la domenica. Ma senza andare oltre. Motivo? Un’autonomia di 36 ore, che sale a 60 ore in risparmio energetico (che disattiva gran parte dei servizi, se identica a quella del Watch 7 con watchOS 9 che stiamo provando) non è abbastanza. Non è nemmeno il minimo indispensabile. Però è il Watch da avere quest’anno. Per resistenza, estetica e “machismo”, che non esclude però una buona dose di fashion sul polso femminile.

Apple ha fatto anche passi importanti ieri sera. Ha attivato il sistema satellitare per le emergenze: questo sì, sarà utilissimo in tante occasioni e per moltissimi utilizzi e non vediamo l’ora arrivi anche in Italia.

Mentre sulle AirPods Pro 2 ha finalmente potenziato l’Anc e integrato il chip H2, che porterà le Tws a livelli sonori superiori. In tutta sincerità, non vediamo l’ora di indossarle.

E poi, e poi, e poi tanto altro. Ma per scoprire nel dettaglio i prodotti vi lasciamo ai nostri approfondimenti qui di seguito.

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