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Il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba ha lasciato a casa 9.241 dipendenti nei tre mesi fino a giugno, secondo il più recente report della società. L’azienda con sede a Hangzhou ha riferito di avere poco più di 245.000 dipendenti alla fine del secondo trimestre fiscale, che ha visto una riduzione, per la prima volta, dei ricavi. Alibaba ha anche ridotto la sua forza lavoro nei primi tre mesi dell’anno di 4.375, rispecchiando le mosse diffuse tra le aziende tecnologiche globali per frenare la spesa in un momento di aumento dell’inflazione, costi dei materiali e tensioni politiche.

Aziende statunitensi come Apple, Alphabet (Google) e Meta Platforms (Facebook, Instagram e WhatsApp) hanno rallentato se non addirittura congelato il reclutamento di nuove figure professionali, mentre l’analogo più vicino di Alibaba, cioè Amazon, ha attuato una contrazione di circa 100mila posti di lavoro. SoftBank, il più grande azionista di Alibaba e tra i più generosi investitori di capitale a rischio nel mondo, ha promesso questa settimana di attuare misure di taglio dei costi radicali che avrebbero un impatto significativo sull’organico.

Un tempo la società di maggior valore in Cina, Alibaba ha visto il suo valore di mercato crollare dopo che Pechino ha lanciato la sua ampia repressione del settore privato più di un anno fa. Il governo ha costretto la sua affiliata finanziaria, Ant Group Co., a revocare quella che sarebbe stata la più grande offerta pubblica iniziale del mondo nel 2020, quindi ha lanciato riforme che hanno minato il modello di business di Alibaba.

All’estero le cose non sono andate meglio. Negli Stati Uniti hanno aggiunto Alibaba a un elenco crescente di società che rischiano la rimozione dalle borse statunitensi a causa del rifiuto di Pechino di consentire ai funzionari americani di verificare il lavoro dei loro revisori dei conti. La società cinese è alla ricerca di una quotazione primaria a Hong Kong che le consenta di attingere a più investitori della terraferma, pur mantenendo il suo status di quotazione alla Borsa di New York.

Non solo Alibaba. Il caso di Snapchat: licenziamenti in vista

Anche Snap (Snapchat) sarebbe nelle prime fasi della pianificazione dei licenziamenti. I tagli pianificati arrivano dopo che la società ha recentemente fornito risultati deludenti sugli utili e non ha previsto gli utili per il terzo trimestre, una notizia che ha fatto precipitare il prezzo delle sue azioni ai minimi storici. Al momento non è stata indicata la percentuale di taglio degli oltre 6mila dipendenti, poiché i manager dell’azienda stanno ancora studiano la portata degli interventi sui team.

L’attività di Snap è stata danneggiata di recente su due fronti principali. Il primo è l’introduzione da parte di Apple del prompt per impedire all’app di non tenere traccia”, per il quale una maggioranza stimata dei possessori di iPhone ha optato “Sì”, rendendo più difficile per aziende come Snap indirizzare efficacemente i propri annunci. Il secondo fattore è la più ampia recessione economica che ha particolarmente punito i prezzi delle azioni di Snap e di altre società che bruciano liquidità. Snap è stato redditizio in un solo trimestre da quando è stato quotato in borsa nel 2017. L’ultima volta che Snap ha licenziato è stato nel 2018 , quando era ancora scosso dalle ricadute di una riprogettazione di Snapchat mal eseguita. Da allora, la sua base di utenti è cresciuta fino a raggiungere i 347 milioni di utenti giornalieri, superando Twitter. E i suoi tentativi di proporre hardware, dagli occhiali pesudo smart al drone selfie da 230 dollari, non sono andati da nessuna parte. Alla fine di maggio, il CEO Evan Spiegel ha detto ai dipendenti che l’azienda si sarebbe ritirata drasticamente sulle assunzioni e avrebbe “trovato ulteriori risparmi sui costi”.