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Aires: “Pagamenti entro 30 giorni paralizza il commercio”

Tra pochi giorni, nel corso del prossimo Consiglio Europeo tra vari temi verrà discussa la proposta di Regolamento Europeo sui “Late Payments” che imporrebbe alle imprese del commercio di pagare le forniture entro 30 giorni dalla consegna anche se ancora invendute e giacenti nei magazzini e sugli scaffali. Secondo Aires, l’associazione che raccoglie le insegne del retail della consumer electronics, “si tratta di una misura destinata a penalizzare in maniera pesantissima tale imprese di tutti i settori merceologici che avrebbero immediati problemi sul flusso di cassa e che si dimostra particolarmente ingiustificabile per il settore dell’elettronica”.

La posizione dell’Associazione di Confcommercio è dettata dal fatto che questa misura “non solo darebbe ancora maggior potere alle big tech extraeuropee a discapito dei rivenditori italiani ed europei, ma anche avrebbe anche come effetto la minor possibilità di offrire un vasto assortimento di prodotti ai consumatori”.

Già 14 Paesi (tra i quali Germania, Austria, Portogallo, Irlanda e Svezia) hanno firmato un documento che segnala alla Commissione Europea gli effetti negativi del provvedimento proposto esprimendo non solo perplessità ma anche netta opposizione ad esso. Manca ancora tuttavia la firma dell’Italia. Da qui l’appello del presidente di Aires Andrea Scozzoli al Ministro per le Politiche Europee e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Scrive Scozzoli nella sua lettera: “Imporre il pagamento entro 30 giorni dalla fornitura dei beni da porre in vendita rappresenta certamente una forzatura e un problema serio per tutta le imprese del commercio, ma sarebbe assolutamente esiziale per i commercianti di prodotti elettrici ed elettronici. Questo non solo perché questi beni hanno una rotazione certamente più lenta di 30 giorni (si stima che i mediamente rimangano nei magazzini e sugli scaffali almeno 90 giorni prima di essere venduti) ma anche e soprattutto perché nel nostro settore i fornitori sono principalmente multinazionali extraeuropee che già godono di una posizione di forza contrattuale nei nostri confronti destinata a venire ulteriormente accresciuta da una simile normativa”.

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