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100 anni di tecnologia: come è cambiato lo scenario

Per capire come è cambiato il mondo della tecnologia vi suggeriamo di guardare, ancora prima di leggere i commenti che seguono, l’infografica qui di seguito. Mostra come negli ultimi cento anno è cambiata la classifica delle 10 aziende top negli Stati Uniti. Sono messi a confronto gli anni 1917, 1967 e 2017: ogni 50 anni cambiano radicalmente le magnitudo dei fatturati e il mix industriale. Basta osservare l’immagine:

1917: materie prime e telecomunicazioni

Iniziamo dalla classifica delle 10 aziende più importanti di un secolo fa esatto. A tenere banco sono innanzi tutto le aziende che operano nelle materie prime: la prima tratta acciaio, la U.S. Steel con 46,4 miliardi di dollari (circa 15 volte l’attuale conversione del potere economico).

L’acciaio è presente in altre quattro aziende, seguito dal petrolio, dalle armi, dalla gomma (derivata dal petrolio e utile, per esempio, per dotare di gomme le neonate auto mass market) e dalla medicina. Però al secondo posto compare la prima vera azienda hi-tech: American Telephone & Telegraph con 14,1 miliardi di dollari. Questo fatto ha un’importanza eccezionale, perché oggi questa stessa società è conosciuta come At&t ed è uno dei più famosi e innovativi operatori di telecomunicazione al mondo (tanto per intenderci, è stata la prima a distribuire gli iPhone).

1967: l’alba del marketing

Alla fine degli anni sessanta, mezzo secolo dopo, At&t rimane al secondo posto e aumenta enormemente l’incidenza del proprio fatturato. Siamo a 200,5 miliardi di dollari ma non bastano per essere prima. Sì, perché i computer hanno iniziato inesorabilmente a prendere il largo. Ibm è in cima alla top ten con 258,6 miliardi di dollari.

Al terzo posto c’è Kodak, ancora un’azienda hi-tech, e poi General Motors. La tecnologia ormai domina il mercato ma non solo. In questi anni si è fatto strada il marketing e proprio questi brand hanno saputo valorizzare molto le leve che conducono direttamente al dialogo con il consumatore, fluidificando la sua propensione alla spesa. Non è un caso che nella parte bassa della classifica si iniziano a trovare retailer: Sears (grande insegna di largo consumo) ma anche Texaco e Gulf Oil, sono due petrolifere ma hanno punti vendita sparsi sul territorio. L’automobile è il bene di consumo più diffuso e anche tutto ciò che le ruota attorno, soprattutto il carburante vera miniera d’oro (nero).

Infine, si noti la presenza di General Electric perché anche l’elettricità è diventata un bene diffuso su cui creare un business: elettrodomestici, Tv, frigoriferi e lampade si accendono ovunque, portando il fatturato a quasi 64 miliardi di dollari. Infine, ultimo trend la fotografia. Diventa semplice e poco costoso scattare e stampare foto, Polaroid coglie subito l’occasione e si pone al nono posto (58 miliardi di dollari), ben staccata dalla specialista delle pellicole, la già citata Kodak.

2017: Tech power

Ciò che balza all’occhio nella sezione che riguarda il nostro tempo è che tutte le 20 aziende finora citate sono sparite dalla top 10. I fatturati sono lievitati tanto che Wells Fargo, al decimo posto, fattura più di Ibm, leader nel 1967 con circa 259 miliardi di dollari del tempo. Le prime quattro aziende del 2017 non solo sono tecnologiche, ma hanno saputo valorizzare il Web e l’immensa potenza di business offerta dal mercato consumer.

Non solo, nell’ultimo decennio hanno determinato un’accelerazione nel mercato che è stata impensabile negli scorsi 100 anni. Non sorprende trovare ai primi tre posti Apple, Alphabet (la holding che controlla Google) e Microsoft: la comunicazione e il mobile sono l’attuale miniera d’oro (colato). Amazon e Facebook sono rispettivamente quarto e quinto: due aziende che hanno rivoluzionato il modo in cui comperiamo e agiamo socialmente. La parte bassa della classifica è occupata da conglomerati, dal petrolio e dalle due società nel finanziario che sono uscite superstiti dalla crisi dei subprime e successive.

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